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E se Re Ferdinando di Borbone ci avesse conservato l’antico lago?

Di Antonio Lubrano

Come si presenta il Porto di Ischia oggi, all’occhio degli ischitani sempre più sorpresi ed indignati, ed ai turisti sconcertati, senza dubbio, non è un bel vedere. Il degrado in cui versa, lungo tutto il suo perimetro di banchinaggio circolare con l’acqua alta, i pontili di cui uno inagibile  e l’altro quasi, la rotonda chiamata di Marco Aurelio, che se tornasse dall’oltretomba farebbe  strage di coloro che usano il suo nome per identificare uno scempio di tale portata, proprio nel mezzo dell’ex lago, non si capisce perché non viene affrontato con  la dovuta determinazione, al costo di far piovere denunce sul capo di chi pur avendo il mandato, pensa ad altro trascurando i suoi doveri  di  amministratore della cosa pubblica. Quindi, diciamoci la verità: a che serve un porto  come il nostro, con limiti evidenti  di cattiva ricezione e fruibilità, e scaduto nella classifica dei porti più efficienti ed attivi d’Italia, in proporzione alle sue dimensioni ? E’ proprio avvilente doverla pensare in questo modo,  di una struttura portuale che altre località ci invidiano.

A volte la storia, può venire  in soccorso, aprendoti porte inimmaginabili. Tra fantasia e realtà tentiamo di fare un passo indietro e poniamoci il dilemma.  E se l’attuale porto d’Ischia di concezione borbonica fosse rimasto lago come lo è stato per l’antichità fino all’anno 1854, cosa  sarebbe accaduto in questi 160 anni e passa di corsa frenetica verso il progresso che ha inondato il paese e quindi lo stesso porto  di fatti buoni e cattivi fino a riscoprirci nauseati di abbondanza e  confusione sfuggite inevitabilmente  ad ogni controllo? Ce lo siamo chiesti, cercando un’alternativa, dopo aver analizzato tutti questi anni passati fino ad oggi di caos inarrestabile, che se da un lato ha lasciato benessere, da un altro punto di vista ha provocato anche danni irreparabili all’ambiente ed alle capacità creative degli ischitani nelle loro potenziali attività.  Allora la risposta vera qual è ?  Avremmo dovuto tenerci il lago, e già  dal quel tempo si sarebbe dovuto pensare  ad un porto da realizzarsi all’altezza delle fornaci, nel tratto di mare, fuori dell’attuale porto, nel luogo dove un lungimirante ischitano che aveva più di altri a cuore le sorti dell’isola, quel Vincenzo Telese che nei primi anni ’60 rifece sua l’ipotesi che in quel punto poteva sorgere un nuovo approdo protetto che il Telese ritenendo che avrebbe contribuito a risolvere tanti problemi reali,  chiamò arditamente,avamporto.

La documentazione storica di metà ‘800, le cronache di quel tempo  ci dicono che l’Amministrazione comunale di Ischia di allora e i pescatori di Villa Bagni con le proprie famiglie si opposero con piglio estremo alla  volontà di Re Ferdinando II di Borbone di trasformare l’antico Lago in un porto che servisse da scalo super protetto a velieri, barche e bastimenti in navigazione nel nostro mare: e soprattutto per permettere alla nave reale  nei frequenti viaggi da Napoli a Ischia di non approdare più alla banchina di Ischia Ponte ( le navi si fermavano al largo e venivano raggiunte da apposite “lanzetelle” che prelevavano i passeggeri e li trasportavano fino alla banchina dove scendevano e proseguivano per le varie destinazioni di Ischia), bensì direttamente al nuovo porto a Villa Bagni, da dove era molto più agevole arrivare in carrozza reale alla vicina Casina Reale, l’attuale Palazzo Reale dimora estiva del Borbone e dei cortigiani al seguito. La loro vibrata e potremmo dire disperata protesta aveva un fondamento: temevano che il loro lago, nato nel IV- secolo prima di Cristo da un antico cratere sprofondato a causa di terremoto e riempitosi d’acqua, rigenerata successivamente dall’ingresso di acqua di mare da un’apposita bocca costruita all’uopo, la famosa Becca vecchia di cui oggi c’è ancora testimonianza, trasformato quindi in porto, impedisse loro di pescare. Al Re Borbone alcuni pescatori più esperti , spalleggiati dal sindaco del tempo, suggerirono di lasciare stare il lago così com’era e di costruire invece nuove banchine ed un molo fuori del lago, nel mare aperto davanti alla zone delle fornaci con un prolungamento di strada che si andava a congiungere con via Quercia. La proposta fu decisamente bocciata. Il lago fu aperto con una inaugurazione in pompa magna, disertata dal sindaco e da tutta l’amministrazione in carica e dai pescatori della zona naturalmente per protesta continua.  Immaginate se avessimo conservato il lago e si fosse, ad opera del Borbone costruito il porto dove Telese da par suo, 50 anni fa  ipotizò la nascita di un  avamporto, che paese meraviglioso avremmo avuto la fortuna di vivere. Un bellissimo lago con acqua di mare riciclata, tratti di spiaggia con cabine ed ombrelloni colorati, decine di ristoranti e locali notturni alla moda, fioriere, panchine per riposare, il tutto gradualmente e progressivamente evolvendosi nell’arco di 160 anni fino a raggiungere il top degli anni moderni. Immaginate se fosse andata così. Ci saremmo trovati a vivere la goduria di un lago…svizzero i

antoniolubrano1941@gmail.com

 

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