CULTURA & SOCIETA'

Ecco l’estate di San Martino, la tradizionale festa della civiltà contadina isolana nelle cantine ischitane l’emozione dei primi assaggi dell’atteso vino novello

MUSICA E GASTRONOMIA PER FESTEGGIARE IL DETTO DI SAN MARTINO…“OGNI MOSTO DIVENTA VINO”- Infatti oggi festeggiano l’Estate di San Martino Don Arcamone di Castanito nella sua tenuta a Santa Maria al Monte sopra via Bocca a Forio e l’avv. Benedetto Migliaccio altro importante tenutario di vigneti come la ricostruita “Vigna dei mille anni” sita in località Jesca a Serrara Fontana. Costoro, come altri tenutari di vasti vigneti sull’isola, da Campagnano a Panza, dalle Chianole di Barano ai terreni della Borbonica, dal ciglio alle terrazze di Succhivo, onorano la l’attesa ricorrenza

Oggi 11 novembre viviamo l’estate di San Martina in occasione della ricorrenza del Santo di Tours, con il sole che va e viene , con il mare che a tratti invita a fare gli ultimissimi bagni. Cos’è l’estate di San Martino? L’estate di San Martino in pratica è il nome con cui viene indicato un periodo autunnale in cui, dopo il primo leggero freddo, si verificano condizioni climatiche di bel tempo o quasi e relativo tepore, come quello che qui sull’isola stiamo vivendo e godendo (?) in questi giorni. Come e quando la si celebra e si festeggia sull’isola d’Ischia? Quale aspetto della nostra cultura e tradizione contadina è coinvolto? Senza dubbio l’uva e la vite da cui si ottiene il mosto e il vino.

Di qui il detto secolare: “San Martino Mosto e Vino”. Quindi cos’è l’Estate di San Martino, almeno nelle nostre campagne del dopo-vendemmia, in Italia e nel mondo? Il nome “Estate di San Martino” che cade storicamente oggi giovedì 11 di novembre, deriva innanzitutto dalla “tradizione del mantello”, secondo la quale Martino da Tours (poi San Martino), nel vedere un mendicante seminudo patire il freddo durante un forte temporale , gli donò metà del suo mantello; poco dopo, incontrato un altro mendicante, donò a quest’ultimo, l’altra metà del mantello: subito dopo il cielo si rasserenò e la temperatura si fece più mite. Durante l’Estate di San Martino venivano rinnovati i contratti agricoli annuali e tradizionalmente in questi giorni si aprono le botti per il primo assaggio del vino nuovo accompagnato dai tipici sapori autunnali dell’isola quali le castagne, funghi, mele, melograni, formaggi ed insaccati. Tale tradizione è celebrata anche in una famosissima poesia di Giosuè Carducci intitolata, appunto, S.Martino. di cui qui appresso e che più largamente ne parla Michele Lubrano nella sua rubrica il Punto nella pagina accanto. L’estate di San Martino, durerà, alcuni giorni, da oggi 11 al 16 novembre, ma con il rischio di formazione di nebbie e piogge anche fitte, sull’isola e sulle principali pianure italiane. “Ma per le vie del borgo dal ribollir dè tini va l’aspro odor dei vini l’anime a rallegrar”.

GLI ULTIMI GRAPPOLI RESIDUI DELL'ESTATE DI SAM MARTINO
GLI ULTIMI GRAPPOLI RESIDUI DELL’ESTATE DI SAM MARTINO

Chi non ha mai imparato o recitato a memoria durante le scuole medie questi versi della celebre poesia San Martino di Giosuè Carducci? E chi non ha mai ascoltato almeno per una volta la leggenda del Santo Martino che tagliò il suo mantello di lana e ne diede la metà al povero? Dopo quel nobile gesto il sole spuntò e iniziò a scaldare come fosse estate. Perquesto motivo, si chiama “Estate di San Martino” quel periodo della prima decade di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite. In effetti la tradizione vuole che, più per una logica legata a ragioni meteo climatiche, che per credenze popolari, il giorno di San Martino è quasi ogni anno una bella giornata di sole negli ultimi secoli. Lo sarà anche oggi ?  Una tradizione che risale a tempi antichissimi, diffusa in tutta Europa tanto che l’”Estate di San Martino” è conosciuta praticamente ovunque, e perfino negli Stati Uniti, dove questo periodo di intervallo di bel tempo o no, viene definito “Estate Indiana“. “A San Martino ogni mosto diventa vino”: questo è il motto che animano le giornate dell’11 al 16 novembre a Ischia dove le oltre venti grandi cantine vinicole in attività sull’isola con i propri vigneti terrazzati e curati, ciascuna con un proprio programma inaugurano il vino novello. La festa del vino nuovo è un appuntamento che risveglia la passione e il rispetto per la propria terra.rispetto che in tanti luoghi della Campania (ma non solo) è stato in parte dimenticato, e che il singolo cittadino deve coltivare e alimentare. Ischia, l’isola contadina , consacrata dall’antichità fino ai tempi moderni correnti, al culto ed alla passione per la vite, è pronta a vivere l’estate di San Martino come tradizione vuole.

CARATTERISTICO INGRESSO DI UNA CANTINA DEL CIGLIO A SERRARA NELLA PIETRA DI TUFO VERDE
CARATTERISTICO INGRESSO DI UNA CANTINA DEL CIGLIO A SERRARA NELLA PIETRA DI TUFO VERDE

E’ stato per questo organizzato per oggi 11 novembre, Covid permettendo, da parte di quelli di Tragicus Actus che sentendosi presi dall’atmosfera magica che trasmette la cosiddetta Estate di San Martino si sono calati alla grande nel significato dell’evento mettendo su il “San Martino Festa Ammore e Vino” che comprende Arte, Musica e Gastronomia con i suoi antichi sapori della nostra cara terra isolana. Naturalmente il tutto in omaggio al Dio Bacco, al vino nuovo espressione felice del corso di un natura che si mostra benevola e si presenta con i caldi colori autunnali dell’attesa Estate di San Martino. Ma oggi festeggiano l’Estate di San Martino anche Don Arcamone di Castanito nella sua tenuta a Santa Maria al Monte sopra via a Forio e l’avv. Benedetto Migliaccio altro importante tenutario di vigneti come la ricostruita “Vigna dei mille anni” sita in località Jesca a Serrara Fontana. Costoro, come altri tenutari di vasti vigneti sull’isola, da Campagnano a Panza, dalle Chianole di Barano ai terreni della Borbonica, dal ciglio alle terrazze di Succhivo, ritengono San Martino la festa della civiltà contadina dell’isola d’Ischia più importante, perché il mosto diventa vino e si può verificare la qualità e la quantità del prodotto., Norman Douglas, che visitò Ischia agli inizi del ’900 raccontando il suo soggiorno nel suo “Isole d’Estate”, scrive che Ischia è “un enorme vigneto”. Questa economia agricola – imperniata sulla produzione vinicola – permetteva ad una popolazione che già era di 24mila abitanti nel secolo XIX di vivere. Non era solo un’economia di sussistenza ma un vero e proprio sistema economico e commerciale. Esisteva anche la figura del “sensale di vino” quello che andava a provare il vino nelle cantine e faceva da “mediatore” tra il produttore ed il compratore. Forse all’epoca nessuno pensava o festeggiava l’”Estate di San Martino”.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

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