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Edilizia, assolto il giudice Albino Ambrosio

ISCHIA. L’ex giudice Albino Ambrosio è stato assolto dalle accuse di abusivismo edilizio. Ieri mattina è andato in scena l’ultimo atto del giudizio abbreviato di un processo che ha riconosciuto sostanzialmente come insussistenti i capi d’imputazione nei confronti del dottor Ambrosio, che fu bersaglio di una serie di denunce da parte dei proprietari di fondi confinanti con quello dove sorge la villa dell’ex magistrato, in località Campagnano. Fu proprio l’esperienza in magistratura da parte dell’ex giudice a dare un certo rilievo mediatico all’accaduto: il dottor Ambrosio iniziò la sua carriera a Modena dove, come giudice istruttore, diresse numerose indagini contro la criminalità organizzata in Italia e nelle sue ramificazioni all’estero. Per molti anni è stato operativo presso l’ex Pretura di Ischia, poi divenuta la locale sezione distaccata del Tribunale di Napoli, occupandosi principalmente di reati contro l’ambiente. Fu poi trasferito alla Corte d’Appello partenopea fino alla nomina di magistrato di Cassazione. Sull’isola è noto anche per aver ricoperto la carica di presidente dell’Area marina protetta “Regno di Nettuno”, per un paio d’anni. Tra l’altro, l’accusa era principalmente basata sull’attività di divisione interna operata in uno scantinato, senza alcun aumento dei volumi abitabili, a ulteriore prova che il relativo clamore sulla vicenda non era provocato tanto dall’entità del presunto abuso, quanto invece dall’identità della persona coinvolta.

LE ACCUSE. Nel dettaglio, l’ex magistrato era stato rinviato a giudizio per quattro diversi capi d’accusa. Il primo riguardava il reato previsto dall’articolo 44 del Dpr 380/2001, «per aver, quale proprietario e committente dei lavori, in assenza del permesso di costruire, in Ischia alla via Vecchia Campagnano  [..], zona sottoposta a vincolo ex artt. 136 e ss. Dlgs n. 42(04, realizzato le seguenti opere: 1) manufatto di circa 160 mq, di cui 100 mq completamente interrati, con altezza interna di circa 3,25 metri, completo e rifinito interessato da D.i.a. prot. n.20955 del 4/9/2013 e da S.c.i.a. in variante prot. 28227 del 28 ottobre 2015; 2) tre muri di contenimento di cui 2 in pietre locali e l’altro in c.a., uno lungo metri 8,00 con altezza 2 metri realizzato lateralmente all’immobile a contenimento del terrapieno, altro a forma di L di circa 13 metri con altezza 1,50, sormontato da putrelle in ferro e rete elettrosaldata con altezza 0,80/1,00 metri, quello in c.a. a forma di L lungo circa 10 metri con altezza variabile da metri 2,00 a 3,0; 3) tre rampe di scale esterne tutte al grezzo di cui la prima lunga metri 6,00 e larga metri 1,80, la seconda lunga metri 6,20 e larga in media 1,00 metri per accedere al lastrico solare, la terza lunga metri 4,275 e larga 2,20 per l’accesso al sovrastante terrapieno». In secondo luogo, era stata contestata la contravvenzione contemplata dagli articoli 83 e 95 del Dpr n.380/2001 e 2 Legge regionale 9/1983, «per aver eseguito i lavori relativi alle opere di cui al capo a) in zona sismica omettendo di depositare prima dell’inizio dei lavori, gli atti progettuali presso lo sportello unicoo per l’edilizia del competente Comune». La terza contestazione è quella del reato previsto dagli articoli 64 commi 2, 3 e 4, 71 del Dpr n.380/2001 «perché realizzava le strutture in cemento armato, indicate al capo che precede, non in base a progetto esecutivo, senza previa denunzia dei lavori allo Sportello Unico del competente Comune e senza la direzione dei lavori da parte di un tecnico competente». L’ultimo capo d’accusa riguarda il reato previsto dall’articolo 181 del Dlgs 42/04 per aver eseguito le opere di cui al capo a) in area o in bene sottoposto a vincolo paesaggistico ambientale con D.M. del 28 marzo 1985 in assenza della prescritta autorizzazione».

INDAGINI. In seguito alle denunce, furono i Carabinieri di Ischia a condurre le indagini, avvalendosi della collaborazione di un tecnico nell’eseguire alcuni sopralluoghi e accertamento sul posto. Presto emerse la pre-esistenza dello scantinato, mentre soltanto le opere esterne (muri di contenimento peraltro realizzati in corrispondenza di antiche “parracine”, e rampe di scale) apparivano sprovviste di titoli, ma per le quali era stata nel frattempo inoltrata istanza di concessione in sanatoria.

SANATORIA. Nell’udienza di ieri, prima della discussione finale,  è stato ascoltato come testimone l’ingegner Francesco Fermo, responsabile dello Sportello unico per l’edilizia presso il Comune di Ischia. Nel rispondere alle domande dell’avvocato Lorenzo Bruno Molinaro, difensore di fiducia dell’ex magistrato, l’ingegner Fermo ha confermato che lo scantinato era un antico “comodo rurale” risalente a epoca remota, quindi pre-esistente alle opere condotte dal dottor Ambrosio dopo la S.c.i.a. (Segnalazione certificata di inizio attività), che comprendeva anche l’avviso di cambio di destinazione degli interni. Una circostanza che smontava completamente la prima accusa, relativa a una presunta realizzazione ex novo della struttura. Nel corso della sua deposizione l’ingegnere ha anche illustrato la natura delle opere esterne, cioè i muri di contenimenti e le rampe di scale, e ha affermato che tali interventi potevano essere sanati, come poi è avvenuto col permesso di costruire rilasciato il 16 maggio di un anno fa. Il dirigente comunale ha sostanzialmente chiarito che le opere interne al preesistente fabbricato erano legittime, in quanto coperte da regolari  Dia e Scia in variante approvate dal comune anche in relazione al mutamento di destinazione d’uso regolarmente denunciato, mentre quelle esterne erano opere di recupero di “parracine” preesistenti, per le quali era intervenuto anche il favorevole parere  della Soprintendenza. Peraltro, l’avvocato Molinaro ha anche depositato due attestati dello stesso ufficio tecnico presieduto dall’ingegner Fermo, che hanno confermato, rispettivamente, la corrispondenza delle opere contestate con quelle oggetto del titolo in sanatoria  e la doppia conformità alle previsioni del Piano regolatore generale vigente nel Comune d’Ischia. Inoltre, il noto penalista ha sostenuto che, in base alla cosiddetta “manovrina” fiscale dell’ottobre 2017, che ha modificato il Testo unico dell’edilizia introducendo all’articolo 3 un ulteriore comma, il mutamento di destinazione d’uso è perfettamente ammissibile anche nei centri storici, senza la necessità del permesso a costruire.

CONCLUSIONI. Al termine della deposizione del dirigente comunale, il pubblico ministero ha invocato il non doversi procedere per intervenuta sanatoria relativamente alle opere “esterne”, e chiedendo l’assoluzione  per lieve tenuità del fatto per quanto riguarda le opere effettuate all’interno della cantina. L’avvocato Molinaro, forte delle evidenze sopraggiunte nel corso del dibattimento, ha chiesto il proscioglimento con la formula più ampia dell’insussistenza del fatto, e in subordine, per le sole opere esterne, il non doversi procedere, appunto per la sanatoria arrivata nel frattempo. Il penalista ha anche invocato il dissequestro immediato dell’immobile. Dopo una breve pausa seguita alla discussione finale, il giudice Alberto Capuano ha dato lettura del dispositivo, mandando assolto il dottor Albino Ambrosio per le accuse relative alle opere interne al fabbricato legittimamente esistente, “ritenuta la lieve tenuità del fatto”, facendo così cadere l’abnorme accusa relativa a una presunta realizzazione ex novo della struttura,mentre alla luce dell’intervenuto permesso di costruire in sanatoria ha disposto di non doversi procedere in relazione alle opere esterne. Il giudice ha accolto anche l’ultima richiesta dell’avvocato Molinaro, disponendo il dissequestro dei beni.

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Francesco Ferrandino

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