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Effetto Savio

 

di Graziano Petrucci

Lo scrissi poco più di un anno fa. Non lo ripeto per prendermi qualche merito, che non ho anzi sarebbe stato un grosso passo per l’umanità se qualcuno si fosse mosso in una direzione per modificare questo clima stitico, ma solo per confermare lo scenario attuale e la sua rivoluzione tecnologica cui siamo destinati. Sembra sia ancora lontana invece ci sta travolgendo. Ci troveremo il progresso, d’accordo oppure no, fuori la porta di casa per poi fare finta di esserne sorpresi. Il discorso di Uber al centro degli scontri avvenuti qualche settimana fa nella capitale, apparentemente sedati da una capacità di mediazione elementare da parte di una “politica” –con la “p” minuscola – che manca di visione strategica e di lungo periodo, come appunto dissi in questa rubrica, è solo all’inizio. Siamo con i piedi dentro la “Quarta rivoluzione industriale” e stiamo quasi per entraci completamente. Il tempo in queste condizioni è una variabile che ha poca importanza. Dire dieci o venti anni non fa tanta differenza su una scala più ampia. E mentre in America per le strade di San Francisco scorrazzano auto senza pilota noi qui, in Italia, ci divertiamo a smacchiare giaguari e tutelare le rendite di posizione rappresentate dalle licenze dei tassisti. Che sì, sono un problema, perché vanno tutelati gli investimenti che gli operatori di servizio pubblico hanno fatto nel tempo, però, vi assicuro, di modi diversi e costruttivi per non erodere l’investimento ce ne sono. Voglio però approfittare e proporvi la stessa domanda che lasciai a suo tempo, dandovi l’occasione per riflettere su una possibile ipotesi e su come andrà a finire: pensate davvero che tassisti, caste e visioni ridotte riusciranno a fermare la rivoluzione tecnologica e, nello specifico, Uber vale a dire una startup che oggi vale ben 62 miliardi di dollari? Ciò che possiamo fare, che deve fare la “Politica” – quella con la “P” maiuscola – in Italia e nella sua declinazione isolana (posto, ahinoi, che ne esista una o qualche suo delegato) è iniziare a fare in modo di contenere la “rivoluzione” che sta bussando alla porta. A tutelare la categoria dei tassisti, e quindi l’economia, e i suoi interessi. Alla quale serve avere il supporto di uomini capaci di proporre soluzioni adeguate ai tempi invece di bambini che urlano da dentro casa “non c’è nessuno!”. Franco Borgogna ha ripreso l’idea che a mia volta ho ripreso, poi fortunatamente sostenuta da Il Golfo, sul regolamento unico per i taxi. Anziché demolire la categoria dei tassisti, al contrario, gli consentirebbe di guadagnare di più e in specie con l’uso e l’aiuto della tecnologia. Pensiamo ad altre formule innovative – come MyTaxi, di cui pure ho parlato – che fanno in modo di avere un servizio con operatori di servizio pubblico concorrenziale rispetto a Uber. Accanto vi si associa, per l’isola, la necessità di costituire una sola polizia municipale in luogo delle sei attuali con tutti i vantaggi che ciò comporta. E non ci vogliono chissà quali formule magiche o incantesimi. Ci vuole volontà di fare le cose sulla base di una visione strategica che galline e polli in qualche orticello non possono avere. E non è poco se pensate che proprio questa serve a identificare il confine tra “politica” e “Politica”, da cui discende la determinazione di alleggerire i cittadini da pesi e ostacoli, descritti oggi dalla miopia di larga parte degli amministratori. Alcuni dei quali sono la rappresentazione della ristrettezza mentale convinta e che indossa i panni della follia genialoide dello statista. E qui mi riallaccio a un diverso argomento. Che nella sostanza è la proiezione di quanto certi soggetti siano incapaci di interpretare, decifrare, leggere o più semplicemente capire, cioè “governare” benché siano stati eletti. Ossia che la “sinergia” tra amministrazioni è il nuovo mondo per l’isola e va esplorata. Il Presidente di Feder alberghi, Ermando Mennella, di norma è oggetto di attenzione da parte mia – per quanto valga dire che le critiche che gli muovo ogni tanto sono da intendersi in modo costruttivo, così come per altri. Lui stesso, a ragione, ha criticato il Comune di Forio il quale, candidamente, se n’è andato a pubblicizzare l’isola – forse, oltre che se stesso – alla fiera di Monaco. Si presume – cosa della quale non si fa difficoltà a credere – con la compagnia di certi imprenditori che fanno parte proprio dell’associazione albergatori. Altrettanto “candidamente” a queste affermazioni ha controbattuto il consigliere comunale Mario Savio che – in sintesi – ha detto in fondo che il problema dell’associazione albergatori è guarda caso il Presidente Mennella. Si potrebbe rispondere, allo stesso modo, cioè che il problema di certi comuni sono alcuni Sindaci che li rappresentano, e certi consiglieri che – seppur eletti – li seguono, specie quando parlano e creano il proprio mondo nell’illusione (appunto, la follia di cui sopra) che quella visione sia strategica e valida per gli interessi dell’isola. La lista dei “Savi anziani di Sion” sarebbe lunga e andrei fuori tema (anche se a molti nomi si potrebbe associare con maniaca puntualità la causa pura delle mancate occasioni evolutive e che ogni singolo comune non è riuscito a cogliere). Magari lo farò in futuro. Tuttavia che un Sindaco o un elemento di un’amministrazione, invece che occuparsi del Comune, vada a fare promozione in se è già un’anomalia. Lasciandola passare come ingenuità strutturata nel DNA del politico di casa nostra, ciò che si evidenzia è – ancora una volta – la totale assenza di sinergia tra Enti, istituzioni, associazioni. Che ci avverte di una delle maggiori fratture che andiamo denunciando da tempo e del perché non si riesce a fare le cose. Tutto ciò riproduce il “corpus” sociale, certo. E però mette pure insieme una raccolta di cazzate, una dopo l’altra, che attraverso sindaci e consiglieri esperti di marketing rischiano di nuocere alla nostre tasche.

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