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Elezioni e braccio di ferro De Siano-Pascale, ultimo atto al Consiglio di Stato

È stato depositato il ricorso preparato dai legali di fiducia del senatore contro la decisione del Tar, che aveva riconosciuto la legittimità dell’elezione del “barone” già al primo turno

Era solo questione di tempo, e infatti è arrivato puntuale il ricorso del senatore Domenico De Siano al Consiglio di Stato contro il responso del Tar. Parliamo della decisione con cui la magistratura amministrativa di primo grado ha respinto il ricorso del parlamentare contro l’esito delle elezioni comunali di Lacco Ameno, segnatamente dei risultati del primo turno conclusosi in perfetta parità tra la lista di De Siano e quella di Pascale: un evento ormai già consegnato ai libri di storia (magari non soltanto locale). Anzi, il Tribunale amministrativo aveva accolto il ricorso incidentale proposto dai legali del sindaco di Lacco Ameno, decretando la vittoria di quest’ultimo già al primo turno con tre voti in più rispetto al senatore. Adesso il coordinatore regionale di Forza Italia prova l’ultima carta, ricorrendo al secondo grado della giustizia amministrativa, per tentare di ribaltare il verdetto dell’autunno caldo lacchese.

L’articolato ricorso (25 pagine) si concentra innanzitutto proprio sul ricorso incidentale di Pascale: il Tar aveva accolto tale ricorso relativamente a 6 delle 18 schede contestate. In un caso la scheda con la scritta “Maria Grazia Di Scala” era stata considerata un segno di riconoscimento, in quanto non esisteva un candidato con tale nome o cognome in nessuna lista, ma gli avvocati di De Siano hanno rimarcato che in quel giorno si votava anche per le regionali, dove l’onorevole Di Scala era candidata, dunque si sarebbe trattato di un caso di confusione da parte dell’elettore alle prese con le tante schede da vergare. In un altro caso, la scritta “Moti A.”, sempre a favore della lista 1 del senatore, non era stata assegnata in quanto non sicura la riconducibilità al candidato Antonio Monti, ma la tesi degli appellanti attribuisce l’errore al basso livello di scolarizzazione o di difficoltà di scrittura dell’elettore. Viene inoltre ritenuto errato il ragionamento del Tar che ha annullato altre 4 preferenze che recavano il cognome Monti in corrispondenza della lista n.1: i giudici avevano sostenuto l’equivocità dei quattro voti perché tale cognome è presente in ambedue le liste. Tuttavia i legali di De Siano hanno rilevato che l’errore sull’individuazione dei candidati ricade solo su di loro e non sulla volontà di esprimere il voto sulla lista: dunque il vizio del voto di preferenza comporterebbe la sola nullità di questo senza determinare la nullità del voto di lista.

Gli avvocati del parlamentare contestano i criteri utilizzati dal Tar nel responso di dicembre, che aveva accolto il ricorso incidentale di Pascale, ritenendo illegittima la sottrazione alla lista n.1 di 6 voti contestati e non assegnati nella Terza e Quarta sezione, e la mancata assegnazione di altri due voti dichiarati nulli nella Seconda sezione

Il ricorso pone poi l’attenzione su quello principale presentato al Tar. Quest’ultimo aveva respinto il ricorso ritenendo che non andavano attribuiti alla lista del Senatore gli 8 voti contestati (6 schede contestate e non assegnate, e 2 schede annullate). A supporto delle proprie pretese, i legali di fiducia del coordinatore regionale di Forza Italia adducono alcune pronunce giurisprudenziali secondo cui quando l’elettore vota per una lista, indicando poi preferenze per candidati appartenenti a una lista differente, vanno annullate le preferenze, ma non il voto per la lista. Siccome Lacco Ameno è un comune con meno di 15mila abitanti, non è previsto né consentito il voto disgiunto, dunque avrebbe dovuto essere salvaguardata la volontà dell’elettore, attribuendo il voto al candidato sindaco. In sostanza, un’applicazione del cosiddetto “favor voti”. Invece il Tar in primo grado propendeva per l’annullamento, motivato dall’equivocità: un motivo contestato dagli avvocati del senatore, in quando l’elettore aveva apposto il crocesegno nel riquadro della lista 1, manifestando in tal modo “l’inequivoca e chiara volontà di esprimere il proprio gradimento ed il proprio voto” per tale lista. Con queste argomentazioni è stata affrontata anche la questione relativa a una scheda recante la preferenza per tale Lucia Barente, cognome assente in entrambe le liste, mentre il nome di battesimo era riconducibile a una candidata della lista 1. Analogamente, la preferenza di un elettore per tale “Iacono detto Polito”, secondo gli appellanti andava comunque riconosciuto come voto per la lista di De Siano, in quanto Polito era il soprannome di uno dei candidati, e Iacono era un cognome completamente assente nella competizione elettorale lacchese.

Il ricorso affronta poi il caso di tre schede recanti cancellature. I legali di fiducia del parlamentare non hanno dubbi nel ritenere che vada decisamente escluso che i segni in questione contenuti nelle tre schede elettorali possano costituire l’identificazione del voto, ricordando fra l’altro che i Presidenti delle sezioni 3 e 4 non avevano proceduto ad annullare le schede ma le avevano semplicemente inserite tra quelle contestate e non assegnate. Il fatto che gli elettori avrebbero potuto richiedere la sostituzione della scheda dopo essersi resi conto di aver sbagliato la preferenza, secondo i ricorrenti non può assurgere a valore assoluto in ordine all’annullabilità del voto in caso di cancellazione e correzione, dal momento che molti elettori non conoscono i meandri del regolamento elettorale e che all’interno dei seggi è presente solo il tabellone con l’indicazione dei candidati, e non le istruzioni di voto, così come la legge non impone ai presidenti di sezione di avvertire il singolo elettore, al momento della consegna della scheda, di poter chiedere la sostituzione della stessa in caso di errore. Dunque le ipotesi di nullità del voto dovrebbero considerarsi residuali rispetto al principio della sua salvaguardia, e nel caso in esame le cancellature sarebbero riconducibili a motivazioni diverse da quella di modificare la precedente espressione del voto di preferenza del candidato erroneamente formulata.

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Un altro caso analizzato nel ricorso riguarda le due schede dichiarate nulle e non assegnate alla lista di De Siano di presidenti di sezione. Sulla prima oltre al crocesegno sul simbolo della lista 1 e il nome del candidato consigliere Aniello Silvio, si leggeva sul lato opposto nello spazio grigio, la scritta “Maria Grazia Di Scala”. Secondo gli avvocati del senatore, è evidente che quest’ultima scritta sia frutto della sovrapposizione della scheda per le elezioni regionali (come detto, vi concorreva come candidata la Di Scala) e della scheda comunale al momento della scritta del nome da parte dell’elettore. Il nome del candidato al consiglio regionale doveva essere scritto nello spazio relativo sulla scheda per l’elezione regionale e tale scritta sarebbe stata riportata anche sulla scheda comunale per effetto copiativo. In questo caso il Tar aveva ritenuto che l’effetto copiativo non attenuava la rilevanza del “segno di riconoscimento”, in quanto l’elettore avrebbe potuto voler evidenziare il proprio voto per dare conto di un eventuale apparentamento. Tesi non condivisa dai legali del parlamentare, giudicata troppo restrittiva.

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L’altro caso riguarda sempre una scheda con la croce sul simbolo della lista 1, e la scritta “Silvio Aniello”, ma allo stesso tempo un’altra croce sul simbolo della lista 2 (quella di Pascale) e la scritta “Sbagliato”. Il Tar ha considerato tale scheda “inficiata da intrinseca contraddittorietà e incertezza, avendo l’elettore nello specifico provveduto a barrare entrambi i simboli di lista”, interpretazione contestata dai ricorrenti, i quali affermano che proprio la scritta “sbagliato” accanto al crocesegno, rimarca la chiara volontà dell’elettore che avrebbe inteso privilegiare col proprio voto la lista 1 di De Siano.

In definitiva i legali del senatore sostengono che a quest’ultimo dovevano essere attribuiti ulteriori 8 voti, per un totale di 1549 voti.

Infine, in primo grado il Tar aveva solo parzialmente accolto il motivo del ricorso principale relativo alla richiesta di annullamento di 12 schede che il senatore ritiene illegittimamente attribuite alla lista 2 di Pascale, ritenendo nulle soltanto 3 schede. Un’interpretazione ritenuta contraddittoria perché il Tar avrebbe applicato un minore rigore interpretativo, rispetto a quello usato nel caso delle schede con la scritta “Monti”.

Prima delle conclusioni, gli avvocati di Domenico De Siano chiedono al Consiglio di Stato, in caso di dubbi sulla correttezza dell’interpretazione della modalità del voto fornita nel ricorso, di disporre un’istruttoria acquisendo le schede contestate. Conclusioni che consistono nell’affermare che “il ricorso incidentale proposto dalla controparte non è fondato, e quindi non dovevano sottrarsi alla lista 1 (Domenico De Siano) 6 voti”. Inoltre “il Tar Campania ha errato: – nel respingere il ricorso De Siano con la statuizione con la quale ha ritenuto che non andavano attribuiti i 6 voti (contestati e non assegnati nelle Sezioni n.3 e 4) e che non potevano essere assegnati gli ulteriori 2 voti dichiarati nulli dal Presidente della seconda sezione elettorale; – nel non accogliere la richiesta di espungere dalla lista 2, 12 preferenze”, mentre viene ritenuta corretta la decisione del Tar con cui alla lista di Pascale non sono stati assegnati tre voti. La richiesta finale è quindi quella di accogliere il ricorso annullando la decisione 6329/2020 del Tar “con conseguente annullamento degli atti impugnati in primo grado” con l’ulteriore conseguente correzione del risultato elettorale e la elezione a sindaco del Comune di Lacco Ameno di Domenico De Siano in luogo di Giacomo Pascale.

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