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Elezioni lacchesi, tempo di bilanci: ecco top e flop

Dagli errori di chi ha sottovalutato l’avversario, passando per la reprimenda del sacerdote e i toni alti che hanno spaccato un paese a metà, ecco il film di una infuocata campagna elettorale. Gli exploit dei candidati e gli esclusi eccellenti ma anche le frasi celebri (e peggiori) dei protagonisti

Giacomo Pascale 1.615, Domenico De Siano 1.459. A Lacco Ameno “storia” si scrive così. E’ finalmente calato il sipario sulla campagna elettorale lacchese, che avrebbe dovuto incoronare il suo nuovo sindaco lo scorso 22 settembre e che a causa di una serie di vicissitudini delle quali crediamo sia fin troppo superfluo soffermarci ha dovuto aspettare la sera del 5 ottobre per poterlo fare premiando il “Barone”. Che, adesso, avrà l’onore e l’onere di traghettare il Comune del Fungo per i prossimi cinque anni in quella che – a partire dal 1997 (non proprio da ieri mattina, per intenderci) – sarà la prima amministrazione non partorita da De Siano o che lo abbia visto direttamente coinvolto. Il passato che è svanito così, in un plumbeo pomeriggio di ottobre, ma con la percezione netta che il passaggio di consegne fosse già ormai imminente e nulla potesse evitarlo. Sensazione che poi è stata suffragata dal +156 maturato da Pascale al secondo turno. Ma quali sono stati i top e i flop della campagna elettorale? Non solo uomini, ma anche situazioni e fatti particolari. Noi, pur partendo dal presupposto che tutto è soggettivo,

SEMPRE PER LACCO AMENO” E LA (SOTTO) VALUTAZIONE DELL’AVVERSARIO – C’è un errore esiziale, forse basilare, che ha deciso con largo anticipo la competizione elettorale di Lacco Ameno, anche se nessuno poteva saperlo. Parliamo del modo con cui la squadra della lista “Sempre per Lacco Ameno” ha sottovalutato il proprio avversario. Sin dalla conferenza stampa di gennaio, quando il senatore De Siano annunciò (più o meno) la sua discesa in campo alle elezioni amministrative, Giacomo Pascale non è mai apparso uno spauracchio, tutt’altro. E questo non lo dicevano soltanto le parole, ma anche i fatti. In tanti pensavano che il responso delle urne si sarebbe rivelato poco più di una passeggiata di salute, che il “Barone” nemmeno sarebbe riuscito a mettere su una lista, che nella migliore delle ipotesi avrebbe rimediato un cappotto storico. Un altro “peccato mortale” è quello di non aver saputo cogliere nemmeno i primi segnali che provenivano dalla “pancia” del paese: ancora pochi giorni prima del voto, i seguaci di De Siano si dicevano certi di vincere con centinaia di voti di vantaggio. Il responso del 22 settembre ha presumibilmente svegliato dal sonno i componenti della lista civica, ma ormai la frittata era fatta. De Siano si è mosso e pure tanto negli ultimi dieci giorni, ma l’impressione a quel punto – con lo scontro tra soli sindaci e i candidati consiglieri a fare da spettatori – è che sia riuscito soltanto a limitare i danni di una sconfitta che viceversa avrebbe assunto (ma questa è soltanto una nostra idea) proporzioni ben più devastanti.

I TONI ALTI E QUEL PAESE SPACCATO A META’ – Qui ovviamente parliamo di uno dei flop di queste elezioni amministrative e ad onor del vero non ce la sentiamo di salvare nessuno. Il clima, inizialmente curvarolo, è diventato poi forcaiolo con un paese che si è letteralmente diviso a metà: guelfi da una parte, ghibellini dall’altra, con la tensione che è arrivata alle stelle la fatidica sera in cui intorno alle 21 venne sancito il ballottaggio. Se sono volati insulti e offese – e probabilmente senza la presenza della polizia si sarebbe quasi venuti alle mani – tra gruppi di persone che si conoscono da una vita e in taluni casi sono legati anche da vincoli di parentela, vuol dire che chi aveva la responsabilità di tenere gli animi placati ha toppato di brutto. Adesso si tratta di rimettere insieme i cocci e ricostruire la pace sociale. Non sarà facile, ma il miglior alleato potrà essere il tempo che spesso aiuta a dimenticare.

DON GIOACCHINO CASTALDI – E’ certamente il top per antonomasia di questo surreale mese vissuto all’ombra del Fungo. Il sacerdote a un certo punto ha deciso di entrare “a gamba tesa” nella tenzone elettorale, invitando i contendenti ad un comportamento più consono al ruolo istituzionale al quale ambivano e soprattutto ad un maggiore rispetto verso la cittadinanza. Un appello, il suo, che in parte se non altro ha indotto De Siano e Pascale a tirare il freno a mano. Non definitivamente, certo, ma un effetto positivo sia pure temporaneo è assolutamente innegabile e va iscritto a merito del prelato.

GIOVANGIUSEPPE ZAVOTA – Recordman di preferenze, ne porta a casa oltre trecento. E lo fa, si badi bene, in un Comune che fa registrare 3.100 votanti con 24 candidati al consiglio comunale. Se vi fate un po’ i conti vi rendete conto di quale exploit sia stato in grado di realizzare. E’ vero, anche alla vigilia era accreditato come uno dei favoriti per il candidato più gettonato (dall’altra parte pure ce n’erano pezzi da novanta, pensiamo ad Aniello Silvio), ma si sa che alle volte godere dei favori del pronostico e doverli rispettare non è mai un’impresa ardua. La sua figura, ove mai ce ne fosse bisogno, esce ulteriormente rafforzata da questa competizione elettorale. Il resto, ovviamente, lo ha fatto la vittoria di Pascale che gli consentirà di continuare a ricoprire un ruolo di primo piano in ambito amministrativo all’ombra del Fungo.

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LA FRASE PEGGIORE DEI DUE CANDIDATI – Qua il campionario è ampio, ma due sono i momenti che ci sono rimasti particolarmente impressi. Per quanto riguarda De Siano, pensiamo al video nel quale rivolgendosi presumibilmente ai candidati (se non addirittura agli elettori) della compagine avversa esclama: “Andate a lavorare, trovatevi un lavoro”. Per quanto riguarda Pascale, invece, il perentorio “omm e merd” lanciato all’indirizzo del presidente della Sezione 1 nei concitati momenti di martedì 22 settembre resta un altro momento “cult”. E le virgolette, naturalmente, non sono affatto casuali.

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FRANCESCO DEL DEO – Non sappiamo se è stato un top o un flop, di certo è stato un protagonista delle elezioni lacchesi. Così come in passato nessuno lo era mai stato provenendo dall’esterno. A giochi fatti si può dire che abbia investito sul cavallo giusto (il suo pupillo Giacomo Pascale indosserà la fascia tricolore), a un certo punto ha addirittura convocato una conferenza stampa per rispondere per le rime a Domenico De Siano. Un altro di quei momenti che in tutta onestà hanno reso la campagna elettorale degna di essere tramandata ai posteri.

IL SERVIZIO D’ORDINE – Curato e gestito in prima persona dalla dirigente del commissariato di polizia di Ischia, Maria Antonietta Ferrara, ha avuto tanti meriti, uno su tutti: essere impeccabile tanto al primo turno quanto al ballottaggio, rendendosi anche conto del mutamento di determinate condizioni in corso d’opera. Maglie più larghe il 20 e 21 settembre, plesso della Fundera blindato, off limits e con gli ingressi contingentati in occasione del ballottaggio. Con i tutori dell’ordine che hanno fatto sentire il peso della loro presenza ma riuscendo sempre a gestire ogni tipo di situazione senza la necessità di “alzare la voce”. E questo va sicuramente ascritto a merito della polizia. Anche perché, soprattutto domenica e lunedì, il compito non si presentava affatto facile.

GLI ESCLUSI ECCELLENTI – Ci sono su entrambi gli schieramenti. Nella lista di Pascale c’è ad esempio Leonardo Mennella, uno dei pochi rimasti accanto al neo sindaco nel momento in cui lo stesso fu sfiduciato. Nella lista “Sempre per Lacco Ameno” sorprende in negativo l’esclusione dal consiglio comunale di Carmine Monti, che in passato ha indossato anche la fascia tricolore. A sua (parziale) attenuante, il fatto che molti fattori – anche di natura familiare – gli si fossero rivoltati contro. Ma ha stupito anche la performance negativa (appena 31 voti di preferenza) di Cecilia Prota, che pure era reduce da un assessorato con deleghe tutt’altro che irrilevanti. Ma è chiaro che il giudizio su uomini e donne della lista che faceva capo a Domenico De Siano non può che essere “figlio” della sconfitta. Entrare in consiglio in quattro invece che in otto, è evidente, fa davvero tutta la differenza del mondo.

I RICORSI CHE VERRANNO – Rappresentano la vera incognita del post elezioni. Crediamo che, al di là di quello che si dirà nell’immediatezza, non solo gli sconfitti ma anche i vincitori (a scopo cautelativo e prudenziale) finiranno per fare ricorso contro quanto successo al primo turno. Pascale per i tre voti che ritiene gli siano stati sottratti, De Siano per le cinque schede che a suo avviso gli sono state non convalidate in maniera ingiusta. Un’ombra e una spada di Damocle che – conoscendo i tempi della italica giustizia – potrebbe aleggiare a lungo sul palazzo municipale di Piazza Santa Restituta. A meno che chi ha perso accetti il verdetto il ballottaggio, innescando così l’inevitabile reazione a catena. Ma chi di voi ci crede veramente?

LA COMUNICAZIONE O PSEUDO TALE – Due modi diversi di viverla, intenderla, gestirla ed anche in questo caso non mancano top e flop. Il “Barone” ha avuto il pregio, grazie evidentemente anche al suo staff, di pianificare sempre tutto per tempo regalando agli addetti ai lavori costantemente l’impressione di essere sempre un passo avanti. Dall’altra parte della barricata, va riconosciuto che gli era al fianco ha avuto la fortuna di avvalersi delle performances di Pascale, che quando si tratta di andare in scena probabilmente non lo batte nessuno. Dall’altra parte è apparsa netta l’impressione che a cantare ci fossero troppi “galli”, col risultato che è mancata una linea univoca e un filo conduttore.

Pur conservando stima e amicizia nei confronti di tutti, il “flop” è stato costituito dai messaggi social creati ad arte dove addirittura si andavano a innestare anche “like” auto generati e commenti di fake creati alla bisogna. Una vera e propria macchina della suggestione che per fortuna non ha attecchito e funzionato e che a questo punto, ci perdonino i giovani di ultima generazione, ci porta a lanciare un grido: con tutti i suoi difetti, viva l’informazione tradizionale. Magari non sarà ciò che salverà il mondo, ma almeno (fatta salva qualche eccezione) si terrà lontano da determinati sistemi. Gli pseudo-influencer magari funzioneranno in città, per fortuna qui ci conosciamo ancora tutti. Per fortuna.

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