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Elezioni, voto di protesta dagli sfollati

LACCO AMENO. Giovedì sera, presso la sala convegni dell’Hotel Regina Isabella a Lacco Ameno, si è svolto un nuovo incontro organizzato dal comitato “1883-2017 Risorgeremo nuovamente”, del quale fanno parte alcuni dei cittadini rimasti senza una casa dopo il sisma dello scorso 21 agosto. Tema principale, le elezioni politiche, ma soprattutto l’elaborazione di una protesta efficace e visibile contro l’inerzia delle istituzioni verso le conseguenze del terremoto.

Annalisa Iaccarino, presidente del comitato, ha ribadito la sua volontà di rifiuto del voto, come protesta ma anche per non legittimare gli attuali esponenti politici: «Noi ischitani non abbiamo referenti validi, e se i non votanti sull’isola raggiungessero cifre rilevanti, il risultato sarebbe quello di rendere praticamente ineleggibili per il futuro gli attuali candidati». L’esponente del Comitato ha comunque rivendicato i tanti tentativi di dialogo con i vari livelli amministrativi, dal Comune alla Regione, nonostante l’apparente indifferenza delle istituzioni, e le conseguenti segnalazioni e gli esposti depositati in Prefettura: «Sono rimasta stupita dal constatare quante persone, che vivono accanto a noi,  giocano sulla pelle nostra e dei nostri figli, e queste persone sono tra i nostri amministratori. Ma le cose col tempo si ottengono, e pian piano le nostre segnalazioni emergeranno. Magari dopo le elezioni la magistratura leggerà i documenti che abbiamo depositato: su mille di essi forse i giudici decideranno di dare credito almeno ad alcuni, e finalmente la situazione potrebbe sbloccarsi». La Iaccarino non ha perso occasione per lanciare qualche stoccata agli stessi cittadini isolani, ritenuti “troppo educati” quando c’è da mostrare i denti nelle proteste organizzate: «È inutile proporre di bloccare i porti o di fare irruzione nei municipi, per poi presentarci sono in due o tre. L’atto di forza va fatto per sensibilizzare e porre l’attenzione sul problema. Noi siamo brave persone, e non dobbiamo essere trattati da delinquenti» . Il riferimento è al particolare livello di allerta e sorveglianza da parte delle forze dell’ordine nei confronti di qualsiasi evento, consiglio comunale o assemblea, dove tra i partecipanti vi sono gli esponenti di punta del comitato. Ma anche l’atteggiamento dei genitori sul problema-scuola è stato giudicato troppo remissivo: «Si parla di mamme arrabbiate per gli errori dell’amministrazione nella gestione dei guai scolastici, ma se poi nessuna di esse si fa vedere, non possiamo fare alcuna pressione efficace sulle amministrazioni: forse è ora di essere un po’ più “maleducati”».

L’imprenditore Antonio Longobardi ha cercato di delineare una sintesi degli intenti dell’assemblea e soprattutto della modalità di protesta durante il giorno delle elezioni: «Noi vogliamo esprimere la nostra rabbia.  Siamo qui per discutere dell’atteggiamento da tenere per le imminenti elezioni. Le opzioni sono tre: non si va a votare, oppure si vota il candidato che si ritiene più rappresentativo (e io invidio chi ritiene di averlo, perché io non ce l’ho), o ancora esprimere a voce alta la nostra rabbia. La legge ci dà questa possibilità, facendo verbalizzare dal Presidente del seggio una frase identica per tutti coloro che vogliono aderire: “Sistema elettorale assurdo e solidarietà a tutti i terremotati d’Italia”, perché la protesta va anche al di là: non si tratta solo di terremotati locali o di terremotati italiani, ma di tutta la cittadinanza italiana». L’albergatore ha manifestato ancora una volta la sua amarezza: «Questa legge elettorale non mi piace per niente, ma ce l’ho soprattutto con chi nei mesi scorsi poteva fare qualcosa e non ha fatto nulla. In particolare, ho saputo che il Cipe ha autorizzato ingentissimi finanziamenti per le attività produttive, quando per mesi ci hanno raccontato che il primo ministro Gentiloni non poteva mettere nemmeno una semplice firma per nominare il Commissario alla ricostruzione con pieni poteri.  Questo mi fa ancora più arrabbiare, – ha continuato Longobardi – ecco perché propongo di far verbalizzare quella frase senza esprimere un voto. Ovviamente auspico una larga partecipazione, ma beninteso ciascuno resta libero di votare, se lo ritiene opportuno».

La discussione si è dipanata anche attraverso i numerosi gli interventi dei presenti, coi loro dubbi, le rimostranze, le perplessità ma anche le proposte alternative sulle ipotesi di voto per dare forma alla protesta, ma  Longobardi ha tenuto a precisare che la protesta deve essere civile e normata, cioè prevista e ammessa dalla legge. Mario Romano aveva invece proposto di presentarsi ai seggi in gruppo, tutti con una maglietta distintiva del Comitato, e di non andare a votare, rilasciando una dichiarazione ai mass media locali e nazionali, sia la sera prima del voto, sia il giorno dopo le elezioni. Una proposta ritenuta inefficace da Annalisa Iaccarino e da Arnaldo Ferrandino, motivata col fatto che non ci sarebbe alcuna eco del dissenso da una semplice astensione.

Alla fine è emersa la necessità di far apparire comunque la parola “terremotati” nella dichiarazione da far verbalizzare. Proprio quando l’assemblea è parsa essere sostanzialmente d’accordo su questa soluzione, e la seduta si avviava alla conclusione, sono entrati in aula alcuni componenti delle forze dell’ordine. Già dalle ore successive nelle chat tra i vari cittadini è iniziato a girare un messaggio per spiegare le modalità della protesta presso i seggi, di cui vi segnaliamo il testo: «Il 4 marzo voto di protesta. Consegnate la carta d’identità, non accettate e non toccate la scheda, fate mettere a verbale dal presidente del seggio la frase: “Io voto per i terremotati”. Ritirate la vostra carta d’identità. Così facendo non violate la legge. Diffondete a tutti i vostri contatti in Italia. Facciamo sentire forte la nostra protesta civile e legale».

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Francesco Ferrandino

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