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Elogio di un sindaco. Che Dio t’assista

 

di Graziano Petrucci

Premessa 1. Terremoto atto 4. È sembrata diffondersi una commozione particolare quando Giacomo Pascale, indossata l’armatura di Don Chisciotte nei momenti concitati e successivi al sisma del 21 agisto in cui l’isola e una sua porzione erano sotto shock, s’è scagliato tra rovine e macerie contro i mulini a vento rappresentati da media sciacalli che si nutrivano del binomio «case abusive + terremoto= crolli». Ischia però, la cui notizia sull’esistenza della tribù di abusivi è vera in parte, ha avuto il suo meritato paladino e forse s’è mosso più in fretta, e meglio, dei suoi colleghi per tutelare il nome e la dignità di un luogo e delle persone. Lo abbiamo visto tutti, sul social e in tv, cui poi ha fatto seguito il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino e Giovan Battista Castagna, mentre il cavaliere eroico di Lacco Ameno si affannava bramoso contro giornalisti e televisioni nazionali sbraitando sciolto col suo tipico estro ironico. Quel suo moto impetuoso per difendere la rispettabilità e l’umanità dell’isola e degli isolani lo ricorderemo in molti e va riconosciuto a Giacomo Pascale. Allo stesso modo gli va riconosciuto il bollino dell’innovazione su alcune idee rispetto alle condizioni medievali in cui versa Ischia, – ahinoi, e a questo inferno dell’intelletto non sfuggono certo le amministrazioni – a volte a causa di un’ignoranza diffusa mista alla mancanza di competenza, talaltra per modalità comportamentali chiuse e ottuse e di ragionamento da scuola elementare. Tutte celebrazioni che hanno meno appeal delle dimostrazioni di pubertà tra adolescenti che fanno a gara tra loro per dimostrare che uno l’ha più lungo dell’altro. Nessuno in quel momento avrebbe mai immaginato che quel sindaco, «figlio di pescatori» come ama definirsi pure per confermare la sua umiltà e vicinanza al popolo, potesse muoversi a difesa di interessi sacrosanti mentre i colleghi erano fermi a guardarne le gesta per poi emularlo, sommessamente, subito dopo. Il sindaco Pascale ha dimostrato di poter difendere uno status, un carattere, un simbolo, Ischia. Fermi tutti. Ciò non significa che abbia fatto nel modo più idoneo. E qui si apre uno svincolo sulla drammaticità dei fatti che dischiude a sua volta l’orizzonte sulla tragicità di mancanze che abbiamo consolidato nel tempo e adesso, per esempio, sappiamo cosa può accadere se le fratture – sui servizi per esempio – si allargano a causa di un evento cui non siamo preparati, vedasi un terremoto. Non voglio passare per quello tronfio e palloso ma due cose devo dirle. La prima è che siamo in attesa della costituzione di una task force con professionisti, espressiva delle sei amministrazioni, con delega e poteri particolari allo scopo di far fronte a problemi comuni, ad esempio un piano regolatore inter isolano (mi pare che non ci stia pensando nessuno, tranne il Think Thank “Progetto Ischia” benché da molte parti se ne senta l’esigenza). Dopo l’errore – continuato – dei sei sindaci nel non voler assistere il neo Comitato “Risorgeremo Nuovamente” e supportarlo nella raccolta fondi, encomiabili nel rendere la classe politica isolana ridicola: al contrario, avrebbero mostrato e manifestato presenza e collaborazione ai cittadini, ci si aspetterebbe una lungimiranza mirata come un raggio laser per il futuro e un approccio per gettare le basi di uno strumento – quel piano regolatore isolano, appunto – che ci servirà sicuramente. La seconda è che Giacomo Pascale è riuscito a ridursi il credito che aveva acquisito da paladino di una collettività abbandonata. Si è spinto oltre il dovuto nel preciso momento in cui ha chiesto ai tassisti di aiutare i bambini e accompagnarli a scuola, mostrando ancora una volta di saper animare le folle, e le categorie, nel momento del bisogno. Ovviamente alla riunione indetta proprio dal primo cittadino di Lacco Ameno, non s’è presentato nessuno. Secondo i tassisti presumibilmente si sarebbe trattato di un servizio gratis. Impensabile, infatti, non prevedere anche un minimo di rimborso pure simbolico – tipo 1,50 euro a corsa – per una tratta in parte lunga, e fino a scuola, cosa che molti operatori di categoria stavano già facendo autogestendosi in silenzio assieme ai genitori degli scolari. Comprensibile la posizione dei taxi pure un po’, diciamolo, presi in giro da una calzante auto proclamazione del sindaco Pascale quale partigiano novello che, ancora una volta, condottiero delle schiere angeliche della salvezza, è sembrato voler cavalcare ciò che intanto si era formato da se e sotto il naso di tutti (proprio come la costituzione di un comitato per la raccolta fondi da destinare agli sfollati, nella completa cecità e confusione delle amministrazioni). La verità è che, amici primi cittadini e amministratori, “non ci state a capì un cazzo ma non da adesso, da mo’”. E tra comandanti e subcomandanti che vanno, salgono, scendono, fanno bailamme non ci stiamo capendo un cazzo neppure noi.

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