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Emergenza Covid, lo “screening” del Cudas sull’ospedale Rizzoli

Il Comitato Unitario per il diritto alla salute ha voluto verificare che il nosocomio garantisse la sopravvivenza delle prestazioni non legate al coronavirus ed i riscontri sarebbero stati positivi

Un vero e proprio “screening”. Il termine forse dal punto di vista lessicale non è il più appropriato, ma certo è quello che meglio rende l’idea dell’ultima attività in ordine di tempo compiuta dal Cudas, il Comitato Unitario per il diritto alla salute sull’isola d’Ischia. Che, in un momento in cui l’ospedale Rizzoli rischia di essere “stressato” dall’emergenza coronavirus, ha voluto verificare l’efficienza degli altri reparti del nosocomio lacchse. E sembra che il riscontro, e questo ovviamente non può che far piacere, sia stato abbastanza positivo.

Lo si evince da una nota diffuso dallo stesso comitato presieduto da Gianna Napoleone, che esordisce partendo proprio dalla genesi dell’attività compiuta: “Il 18 ottobre scorso il Cudas – si legge – aveva indirizzato una lettera ai vertici dell’Asl Na2 Nord per chiedere che, nell’organizzare la risposta all’emergenza Covid presso l’ospedale Rizzoli e nell’ambito dei servizi territoriali, si tenesse nel debito conto la nostra condizione di insularità con tutti i vincoli e i disagi che essa comporta. Come è abitudine del Comitato fin dalla sua costituzione e a maggior ragione considerando la gravità di questa fase e le richieste di chiarimento e di informazione provenienti da tanti concittadini, ci siamo impegnati a verificare la situazione attuale in ospedale, con particolare riguardo alla sopravvivenza delle prestazioni non Covid, assolutamente fondamentali per tutelare chi soffre già di altre patologie, e non può rinunciare ai controlli periodici e alle cure in caso di necessità, e per una imprescindibile azione preventiva, onde evitare di ritrovarsi dopo il Covid con una recrudescenza di altre malattie”.

La soddisfazione della presidente Gianna Napoleone che sottolinea come, pur perdendo qualche posto letto in tutti i reparti, nessuna delle attività “normali” è stata interrotta. E adesso ci si augura che il virus non fermi il crono programma di avvio e svolgimento dei lavori già approvati e finanziati

Una serie di richieste giuste e sacrosante, soprattutto alla luce di quello che una drammatica emergenza come il coronavirus sta cagionando nella sanità in altre realtà d’Italia. Nella seconda parte della nota, poi, si passa ad una sorta di consuntivo: “Come auspicavamo e chiedevamo, diversamente da quanto accaduto nei mesi passati – scrive Gianna Napoleone – stavolta il Rizzoli non è stato interamente riconvertito a ospedale Covid, ma ha mantenuto le sue funzioni ‘normali’, pur facendo di nuovo spazio all’assistenza ai pazienti Covid a vari livelli. A questi sono dedicati diciassette posti letto lì dove era la Medicina interna e sono stati ricavati ex novo due posti letto di terapia intensiva Covid, senza intaccare la dotazione ordinaria del reparto di Rianimazione Terapia Intensiva, di cui è essenziale disporre sull’isola, tanto più avviandosi alla stagione invernale con i disagi e i limiti legati a condizioni meteo-marine avverse”.

Il Cudas scende poi ancor più nei dettagli ed aggiunge: “Pur perdendo qualche posto letto tutti i reparti, per compensare quelli destinati all’area Covid, ed essendo in vigore a livello regionale il blocco della chirurgia di elezione, sempre diversamente dalla primavera scorsa, le sale operatorie continuano a lavorare per le urgenze, sono attivi i quattro posti Utic in Cardiologia e sono disponibili posti letto per la Medicina interna normale. Seppure solo per le prescrizioni urgenti, funzionano anche gli ambulatori ospedalieri, compreso quello di endoscopia, e si effettua regolarmente lo screening per la prevenzione del tumore del colon. Per quanto riguarda il reparto di emergenza, si è provveduto a differenziare i percorsi di accesso e di triage al Pronto soccorso per i Covid e i non Covid, tutelando così pazienti e operatori”.

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Al tirar delle somme, dunque, il giudizio del comitato per il diritto alla salute promuove il nostro unico presidio sanitario: “Prendiamo atto positivamente delle soluzioni organizzative adottate – prosegue la nota – che hanno scongiurato la totale trasformazione del nostro unico presidio ospedaliero in reparto Covid, ciò che avrebbe avuto conseguenze pesantissime nel breve come pure nel medio/lungo periodo sulla tutela della salute della popolazione isolana. Auspichiamo che, per quanto possibile data l’emergenza in corso che non sta risparmiando il nostro territorio, ci si adoperi per salvaguardare al massimo le funzioni “ordinarie” del nostro ospedale. Ci auguriamo, inoltre, e solleciteremo in tal senso l’Azienda sanitaria, che non vi siano ripercussioni sul cronoprogramma di avvio e svolgimento dei lavori di ampliamento del Rizzoli già approvati e finanziati”. Insomma, con l’aria che tira era davvero difficile attendersi di più. E allora, una volta ancora, teniamoci stretto il nostro ospedale.

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