Emotivamente affamati

iamo sinceri l’unica cosa che spesso ci rimane delle feste sono i chili di troppo. Ci sediamo a tavola il 24 Dicembre e ci alziamo il 6 Gennaio con la pancia piena di cibo e sensi di colpa. Presi dall’euforia del natale tendiamo ad ingurgitare più pietanze del necessario. Mangiamo, mangiamo, e seppure il nostro stomaco è pieno continuiamo, con la prospettiva dell’ultimo piatto di struffoli, l’ultima fetta di pandoro, l’ultimo roccocò. Ma saranno davvero gli ultimi? Oltre alla “fame chimica” delle feste ci si mette di mezzo anche la “fame compulsiva”, quella che prende molti di noi nei momenti di sconforto, di tristezza, di rabbia. Quella fame che semplicemente ci attanaglia se siamo preda di forti emozioni, il suo vero nome è “fame emotiva”. Si tende spesso a non nutrirsi unicamente per motivi fisiologici, ma ci si rifugia nel cibo alla ricerca di conforto, di aiuto, per lenire il nostro malessere. La fame emotiva di per sé non lede alla salute, ma comincia ad essere dannosa quando diviene l’unica o la principale strategia per gestire le emozioni.
Si definisce “coping” l’insieme dei meccanismi messi in atto per fronteggiare le situazioni di vita stressanti. Se rifugiarsi nel cibo diviene il nostro coping, allora c’è un problema. Un’alimentazione dettata da cause emotive non solo non risolve il problema, ma aggiunge emozioni spiacevoli come senso di colpa, vergogna, frustrazione, fallimento. Fame emotiva e fame chimica differiscono per diversi elementi. Il primo punto da analizzare è “la comparsa”, mentre la fame fisiologica esordisce gradualmente, quella emotiva sorge all’improvviso e deve essere immediatamente soddisfatta. A differenza della prima inoltre la fame emotiva non parte dallo stomaco, che è infatti lì bello rilassato e non brontola affatto, ma parte dalla mente. È inoltre una fame selettiva che ci spinge verso cibi specifici, cibi che confortano come dolci, patatine, pizza, cioccolata, insomma tutti cibi spazzatura ricchi di zuccheri e grassi che per qualche istante ci allontanano dalle emozioni negative. La fame emotiva non si sazia ed inoltre non si assapora neanche il cibo che stiamo ingerendo, ci rimpinziamo senza gustare nulla. E alla fine l’unica cosa di cui riusciamo a sentire il sapore sono i sensi di colpa, la vergogna il fallimento, perché ci siamo abbuffati senza alcuna motivazione fisica, assumendo inutili calorie in eccesso.
Le principali cause della fame emotiva sono: stress, evitamento di emozioni negative, sensazioni di noia, vuoto, solitudine, abitudini dell’infanzia, influenze sociali. Bisogna dunque, per evitare di eccedere al punto da prendere troppo peso, trovare delle soluzioni funzionali, che interrompano questo coping disfunzionale. Una soluzione potrebbe essere fermarsi. Ovviamente fermarsi non è semplice, ma se impariamo a riconoscere i “sintomi ” della fame emotiva, a prendere consapevolezza della sua inutile frenesia, allora riusciremo a interrompere il circolo vizioso. Dobbiamo chiederci per farlo: ho veramente fame o sto per mangiare per trattare un qualche disagio? Di che emozione si tratta? Cosa accadrà una volta finito di mangiare?
Fermarsi non è semplice e non è sufficiente, bisogna trovare altre soluzioni alternative. Sapere quale sia l’emozione che ci sta spingendo verso il cibo può farci venire delle idee su come gestirla diversamente. Invece di mangiare possiamo uscire a fare una passeggiata, chiamare degli amici, ascoltare musica, leggere, andare in palestra, fare sport, o praticare una tecnica di rilassamento. La fame emotiva diventa problematica come detto se diviene la principale strategia di coping. Chiedere aiuto non significa essere deboli è necessario dunque rivolgersi a professionisti che siano in grado di aiutarci, per instaurare un buon rapporto con il cibo, ma soprattutto per definire abitudini sane nel “controllare” le nostre emozioni. Utile può essere in questi casi la compilazione di un diario alimentare su cui annotare i pasti, ma anche pensieri ed emozioni. È pur vero che la fame emotiva e gli ancor più seri disturbi del comportamento alimentare sono associati a diversi tratti della personalità, nello specifico sono riconducibili ai seguenti tratti: la coscienziosità nell’uso di zuccheri attraverso la promozione della restrizione dietetica cognitiva, ovvero un comportamento di prevenzione alimentare basato sul dialogo interno che ci ricorda che determinati alimenti fanno male prima di assumerli; il nevroticismo che tende a favorire i comportamenti legati alla fame emotiva e favorisce alimenti ricchi di grassi e zuccheri, probabilmente come strategia per mitigare le emozioni negative; le persone estroverse tendono ad assumere comportamenti alimentari poco salutari spesso legati alla sfera sociale. Dunque è necessario capire dove e quando fermarsi, eccedere sbagliato e anche in periodi come questi non dobbiamo lasciarci trasportare troppo né dai cenoni, né dalle emozioni, perché poi a risentire di tutto ciò non è solo la nostra forma fisica, ma anche la nostra salute psicologica.
“ Liberamente” è curata da Ilaria Castagna, psicologa, laureata presso l’Università degli Studi de L’Aquila, specializzanda presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva Comportamentale di Caserta A.T. Beck.”
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