CRONACA

Emozione a Sant’Angelo, liberate tre tartarughe

Gli esemplari di Caretta Caretta fanno ritorno alla loro “Itaca”, ieri mattina l’appuntamento promosso dal Regno di Nettuno che rappresentava anche un momento di sensibilizzazione

DI ARIANNA ORLANDO

Tre tartarughe Caretta Caretta sono tornate alla loro “Itaca”; cosa sia Itaca per ciascuno di noi è certamente un mistero ma per Bagigi, Oscar e Bilenza questa è sicuramente il punto preciso del Mar Mediterraneo a un miglio circa dalla costa santangiolese dove sono state rilasciate a conclusione di un periodo di intense cure affrontato presso il Turtle Point di Portici. Dalle braccia del dottor Andrea Affuso, accompagnato da alcuni rappresentanti del Regno di Nettuno, le tartarughe si sono librate in volo equoreo nelle placide acque salate al largo di Ischia, sorrette dalle dita sottili e invisibili di un dio marino segreto che gli diede un destino diverso. Ed è stato bellissimo perché a un certo punto le tartarughe non sembravano più tali, ma creature di pianeti lontani dal momento che loro-così impacciate sulla terraferma-sembravano aeree nell’ambiente acquoso e quelle zampe vistosamente grandi d’un tratto-come per effetto di un incantesimo-sembravano essere diventate ali. E’ forse questo il miracolo del ritorno a casa, lo stesso che rese Ulisse—da instancabile viaggiatore e curioso eroe- di nuovo il re amato e fedele sposo di Penelope, lo stesso che mutò il figliol prodigo della parabola-da scansafatiche-in un giovane diligente. Allora, alla luce di ciò, ci pare chiaro che creature così particolari e gentili e dolci, come le tartarughe Caretta Caretta, siano in verità un perno fondamentale del sistema delle nostre acque e come tutte le creature viventi con noi e prima di noi meritano rispetto e soprattutto cura.

Deve di fatto diventare di dominio pubblico l’idea che la cura parentale che possiamo offrire noi all’ambiente, proprio come quella offerta dal dottore Affuso e dal suo team alle tartarughe, non è un eccezionale tentativo di guidare controcorrente le sorti del pianeta ma il tenace bisogno di salvaguardare l’unico luogo dell’universo in cui è possibile la vita nel modo in cui noi la concepiamo. Tre meravigliose creature, le tartarughe Caretta Caretta dei nostri mari, sono state sacrificate all’incuria e all’indifferenza dell’uomo-unico individuo terrestre capace di agire contro gli interessi del suo stesso sistema ambientale-,ma sono sopravvissute e infine sono tornate a Itaca, la calda culla nel ventre del Padre Mar Mediterraneo. E questo è avvenuto a dispetto delle circostanze che ne avevano sancito un destino avverso e disgraziato come quello attorcigliato ai loro colli e ai loro arti e ai loro carapaci nella forma di lenze e ami da pesca. E’ stato questo il momento di un abbraccio ventrale tra il generale e il particolare: il mare tutto e il minuscolo essere che vi abita dentro, il pianeta intero e il suo superficiale abitante-l’uomo-che indaga i misteri sepolti ed è capace anche di gettare le cicche di sigaretta in mare e perdere le reti da pesca sui fondali.

E’ necessario diventare l’anello di congiunzione tra gli esperti e gli indifferenti, è necessario operare a favore dell’ecosistema intero per garantirgli ereditarietà, è necessario ricordare che si è uomini all’interno di un cerchio vitale che comprende molte più creature di quelle che riteniamo sia necessario proteggere, come se esistesse una gerarchia lungo la quale è possibile determinare “quale vita sia la più importante”. Vogliamo dire che la vicenda delle Caretta Caretta che riabbracciano il Padre Mare è molto di più che un singolo episodio di biologia marina, ma un fatto che deve agire su di noi come balsamo contro le cattive notizie cui siamo abituati: l’inquinamento è un’azione devastante nei confronti del nostro pianeta, e questo lo sappiamo ma evidentemente non basta: dobbiamo ricordarlo! E’ il tempo opportuno, il καιρός caro ai greci, di non dimenticare il peso dell’uomo nell’ecosistema, l’importanza dell’impatto che costui esercita sull’ambiente, la sua possibilità di compiere la scelta giusta in luogo di quella sbagliata perché se è vero-come diceva Aristotele-che l’uomo è “animale razionale” allora significa che il suo agire è un agire determinante e condizionante. Assistendo alla conferenza dopo il rientro dal ritorno a casa delle tartarughe, abbiamo quasi raccolto lo spavento di sentirci invasori-pedroni-devastatori dell’ecosistema, poiché le responsabilità dell’uomo, anche in quello che è successo a Bagigi-Oscar e Bilenza, sono evidenti ma proprio in quel momento le parole di Fulvio Maffucci, operatore attivo presso l’associazione zoologica Dohrn, ci hanno redarguito e guarito dalla paura dell’indifferenza, raccontandoci che l’alternativa a comportamenti direzionati al fallimento dell’ambiente è la possibilità di scegliere l’ortodossia per la salvaguardia del pianeta. “Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza” dice Greta Thunberg e questo è quanto mai vero e realizzabile nel progetto del Regno di Nettuno “Caretta in vista” che propone ai più giovani e meno giovani di diventare volontari-ossia validi aiutanti delle tartarughe marine, creature gentili che appena nate attraversano le spiagge seguendo la “luce” del mare, lasciando dietro di sé la scia come fanno le comete e le cose bellissime.

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