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Energie rinnovabili, solo due impianti geotermici sull’isola

Il rapporto dei Comuni rinnovabili Campania 2019 di Legambiente ha messo in luce l’assenza dell’uso di energie rinnovabili sull’isola

Quanto viene utilizzata l’energia rinnovabile sull’isola di Ischia? A questa domanda ha risposto il Rapporto Comuni Rinnovabili Campania 2019 di Legambiente. Lo studio è stato effettuato su scala regionale. 

Le energie rinnovabili sull’isola 

Tra i 16 i Comuni della Geotermia nella Regione Campania, ovvero quelli che presentano sul proprio territorio almeno un impianto geotermico, in questo caso a bassa entalpia o pompe di calore per soddisfare tutti o parte dei fabbisogni termici di case, scuole, centri commerciali, ce ne sono due isolani. Si tratta di Ischia e di Forio. Installata all’interno degli edifici, la pompa di calore geotermica è il cuore dell’impianto. Consente infatti di trasferire calore dal terreno o dall’acqua all’ambiente interno –in fase di riscaldamento- e di invertire il ciclo nella fase di raffrescamento. La potenza geotermica complessiva è pari a 60,9 kW elettrici e 214,4 kW termici. Nonostante la Campania sia una delle Regioni in cui il potenziale geotermico sfruttabile riguarda tutte e tre le tipologie di risorse – alta, media e bassa entalpia – i numeri mettono in evidenza una poco diffusa tecnologia, che invece permette di intervenire nel settore energetico più dispendioso, quello termico. In termini di diffusione, e prendendo in considerazione la potenza termica, è il Comune di Atripalda (AV) quello che risulta con la maggiore potenza installata con 34,3 kWt, seguito dal Comune di Corleto Monforte (SA) con 29 kW e dal Comune di Torrecuso (BN) con 17,9 kW. A Forio la potenza è di 15,2 kWt e ad Ischia di 3,7 kWt. Numeri ancora bassi che però rappresentano un buon punto di partenza. 

Le energie rinnovabili in Campania 

Una Campania baciata dal sole e attraversata dal vento. Una Campania che negli ultimi anni registra una costante crescita delle energie rinnovabili, sia per quanto riguarda la produzione di energia che per la potenza installata, con un aumento del 100,8% dal 2010 al 2018 (passando da 1,4 a 2,9 GW). Oggi il 30% dei consumi complessivi di energia viene coperta da fonti rinnovabili, grazie ai 31.148 impianti diffusi nel 100% dei comuni. Il solare fotovoltaico si conferma la tecnologia più diffusa in termini numerici, con il 97,6% degli impianti, seguiti dall’eolico con l’1,9% e da impianti idroelettrici e alimentati da biomasse. In pratica grazie al totale delle fonti rinnovabili presenti in Campania, in grado di produrre 5.053,9 GWh di energia elettrica, si potrebbero coprire i consumi delle province di Avellino e Caserta. In 102 comuni della regione le fonti rinnovabili sono già in grado di produrre più energia elettrica di quella consumata dalle famiglie residenti. Realtà che possiamo definire 100% rinnovabili elettriche. 

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“I numeri presentati i 31mila impianti da fonti rinnovabili già presenti offrono un quadro della Campania tutto sommato positivo, ma che necessita di un cambio di rotta e di politiche energetiche regionali all’altezza dell’emergenza climatica – commenta Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania –. Riteniamo proprio per questo troppo poco ambizioso il “Piano Energetico Ambientale Regionale”, anche se sappiamo si tratta di un preliminare in attesa di valutazione ambientale. Auspichiamo invece un piano in grado di far raggiungere alla Regione obiettivi ambiziosi al 2030 e decarbonizzazione al 2040. Ad oggi, poco o per nulla dettagliati sono gli obiettivi e le azioni sul taglio delle emissioni dei settori non Ets (Emission Trading System) come l’agricoltura, i trasporti, l’edilizia e i rifiuti, settori strategici per una regione come quella campana. Nella nostra regione – conclude Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – abbiamo bisogno di un Piano che faccia dell’adattamento e della mitigazione ai cambiamenti climatici una strategia di sviluppo economico e sociale per i territori, in grado di valorizzare le risorse e le bellezze regionali. È il tempo delle scelte, e per questo serve un confronto nei diversi settori produttivi per individuare le politiche più efficaci per muovere gli investimenti in efficienza energetica e sviluppo delle fonti rinnovabili”. 

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