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Enzo e Dionigi, appello al commissario: «Riparta subito il depuratore»

I sindaci di Ischia e Barano scrivono all’ing. Maurizio Giugni manifestando le proprie perplessità dopo la sentenza choc del Tar che restituisce l’immobile sulla collina di San Pietro ai proprietari: «L’opera va completata, è di vitale importanza per il territorio»

La notizia diffusa in esclusiva dal nostro giornale non poteva non causare contraccolpi e una vera e propria reazione a catena. La sentenza della V Sezione del Tar Campania – che ha obbligato l’Arcadis a restituire i terreni dove si sta costruendo il depuratore, sulla collina di San Pietro, ad una società che fa capo alla famiglia Di Meglio, con annesso ripristino dello stato dei luoghi – ha rappresentato un vero e proprio “terremoto”, giacché di fatto mette a repentaglio il prosieguo di un’opera tuttora ritenuta di vitale importanza e che peraltro è in ogni caso in fase di avanzamento. Dopo aver preso atto dell’accaduto adesso i sindaci di Ischia e Barano (Comuni che usufruiranno di questa struttura, laddove ultimata), Enzo Ferrandino e Dionigi Gaudioso, hanno deciso di inviare una nota al commissario straordinario per la depurazione Maurizio Giugni chiedendo, in sintesi, di rimettere in moto una macchina, quella dei lavori, che da troppo tempo è ferma incredibilmente al palo. E che adesso, con questa decisione della magistratura amministrativa, rende il quadro della situazione ancora più “instabile”.

Nella loro esposizione dei fatti Ferrandino e Gaudioso partono da lontano ed esordiscono così: “Si fa seguito ad incontri pregressi con il Commissario p.t. Prof. Enrico Rolle ed a precorsa corrispondenza con la quale si è richiesto a codesto Commissariato in indirizzo di valutare le complesse problematiche relative alla sospensione dei lavori per la realizzazione dell’impianto di depurazione in oggetto che si protrae da alcuni anni, per confermare, ancora una volta, il rilevante interesse pubblico che riveste sia per il Comune di Barano d’Ischia che per il Comune di Ischia il completamento dell’opera sotto il profilo sanitario, socio-economico e ambientale”. Nel passaggio successivo si entra nel vivo della questione: “All’uopo occorre rilevare che il Comune di Ischia a seguito di pubblicazione della notizia sui locali organi di stampa ha appreso che il TAR Campania con sentenza 2359/2020 sul ricorso 05183/2016 proposto da Limparo srl contro l’Agenzia Regionale Campana Difesa Suolo (Arcadis) accogliendo il ricorso proposto dalla ricorrente ha accertato l’illegittimità dell’occupazione del fondo di proprietà della ricorrente dal 30 Giugno 2016 fino all’attualità, condannando l’Arcadis alla restituzione previo ripristino dello status quo ante, dei cespiti occupati, liberi da persone e cose entro il termine di tre mesi dalla notificazione della sentenza, condannando altresì l’Arcadis al pagamento della indennità di occupazione in favore della società ricorrente da quantificarsi ai sensi dell’art.34 comma 4 c.p.a. secondo i criteri indicati in motivazione della medesima sentenza. Tale pronuncia in un giudizio al quale sono rimasti estranei sia il Comune di Ischia che il comune di Barano d’Ischia per non esservi stati evocati pur essendo le rispettive comunità interessate alla realizzazione dell’opera pubblica, ha destato grave sconcerto nell’opinione pubblica delle comunità rappresentate che vedono allontanarsi la data di completamento di un’opera attesa da oltre trent’anni la cui realizzazione è stata caratterizzata da sospensioni decennali, anomali andamenti dei lavori, contenziosi con le ditte incaricate, e dal susseguirsi di amministrazioni commissariali deputate alla sua realizzazione”.

Insomma, una mazzata difficile da digerire anche per le potenziali ripercussioni, che di fatto rischiano di cancellare anni di lavoro, sia pure condotto tra mille contraddizioni e a intermittenza. “Come si è avuto modo di rappresentare in pregresse comunicazioni, si è costretti a ribadire – prosegue la nota – mentre è in pieno svolgimento la stagione turistica 2020 cominciata in ritardo a causa delle emergenza covid, che il protrarsi dei ritardi dovuti alla sospensione delle opere realizzande sta continuando ad arrecare danni e rilevanti conseguenze di carattere igienico sanitario per la comunità isolana che vive essenzialmente di turismo e per i residenti dei Comuni interessati. Tali conseguenze rischiano peraltro di ledere fortemente l’immagine dell’isola d’Ischia nel suo complesso ed anche della Regione Campania, in una fase particolarmente delicata per la ripresa del settore turistico, scoraggiando le positive spinte propulsive e gli sforzi compiuti dalle amministrazioni locali e dagli imprenditori del settore”.

Una situazione evidentemente non più sostenibile e che induce Enzo Ferrandino e Dionigi Gaudioso a chiudere la propria missiva rivolgendo un accorato appello al destinatario della stessa: “Nel richiedere fin da ora un incontro con Codesto commissariato in indirizzo anche al fine di acquisire ogni opportuna informazione circa lo stato del procedimento, si invita a valutare la possibilità di intraprendere iniziative risolutive della complessa situazione determinatasi anche in relazione alla effettiva disponibilità dei suoli sulla base degli esiti dei procedimenti giudiziari conclusi e/o in corso, se del caso, avvalendosi della collaborazione di tutti i soggetti a vario titolo coinvolti, per la individuazione del percorso amministrativo più idoneo alla immediata ripresa dei lavori, all’affidamento dell’appalto per la continuazione dei lavori attesa la risoluzione con la ditta incaricata nelle more intervenuta e alla conclusione del procedimento mediante il completamento e la messa in funzione dell’opera pubblica di vitale importanza per il Comune di Barano d’Ischia e per il Comune di Ischia”. Insomma, tanto da fare e pure a stretto giro: dopo vent’anni trascorsi a passo di lumaca, ci vorrebbe davvero più di un miracolo. A meno che lo “schiaffo” della sentenza del Tar non abbia avuto il potere terapeutico di risvegliare troppi protagonisti di questa vicenda, rimasti fin qui in uno stato di colpevole coma. Che, ci auguriamo, possa essere ancora reversibile.

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