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Enzo, Gianluca, il ritrovato feeling e il sasso nello stagno

La nuova maggioranza, tutti i retroscena, le indiscrezioni e gli scenari futuri raccontati dal sindaco d’Ischia in questa inedita intervista a Il Golfo. Oggi forse la quadratura del cerchio

Il tema è quello caldo, inutile stare qui a girarci intorno. Le strade di Enzo Ferrandino e Gianluca Trani stanno per ricongiungersi ed allora una riflessione è d’obbligo. Molti auspicarono che potesse accadere prima che foste avversari nel 2017, poi di possibile “gemellaggio” si parlò anche nella fase di iniziale turbolenza della maggioranza. E invece ecco che si arriva a dama a un anno dalle elezioni, probabilmente quando forse nessuno lo avrebbe più ipotizzato.

«Le dinamiche che si sono messe in atto hanno poderose radici nel momento contingente che stiamo vivendo. E’ vero che a più riprese ci sono stati delle occasioni di incontro e confronto su eventuali creazioni di progetti politici comuni con alcuni esponenti dell’attuale minoranza. Ma è anche vero che stavolta c’è una situazione senza precedenti nel paese, con risvolti imprevedibili se solo pensiamo a poco più di un anno fa e soprattutto con un futuro davanti decisamente nebuloso. Ma in questi casi arrivano anche opportunità da cogliere e obiettivi da raggiungere e sintetizzare: e siccome parliamo di “treni” che non passeranno più, è giusto che chi è chiamato a gestire le sorti di una comunità cerchi di allargare il confronto con le altre forze che siedono in consiglio comunale. Ed è questa la molla che ha spinto me, una parte dell’amministrazione, anzi l’amministrazione, a lanciare questa pietra nello stagno. E consentimi una cosa».

Prego.

«Questo è un concetto al quale tengo particolarmente. Gettare la pietra nello stagno genera una serie di cerchi concentrici in grado di favorire un dialogo anche diverso rispetto alle altre volte. Deve essere un confronto scevro da condizionamenti di casacca, privato da posizioni preconcette, insomma deve uscire dagli abituali schemi. La liturgia della politica che abitualmente siamo stati abituati a registrare deve essere accantonata. E’ l’ora di un nuovo corso, bisogna guardarsi negli occhi cercando di trovare le ragioni comuni che ci possano far immaginare l’evoluzione del nostro paese anche per i prossimi cinquant’anni».

Tra te e Gianluca Trani, e cito voi due per semplificare il concetto, qual è stato il momento in cui si è capito che potevano esserci i margini per arrivare a “dama”?

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«Premetto che a dama non ci siamo ancora arrivati. C’è un’apertura di fronte di trattativa, onestamente l’appello mosso ha innescato un momento di dialettica. Adesso bisogna verificare che ci siano i presupposti per giungere a una sintesi, che abbia forti fondamenta in termini di azioni di governo da poter portare avanti, con una serie di iniziative condivise, individuando anche le priorità per il paese. Tutto questo, naturalmente, identificando anche spazi politici per poter agire all’interno di un progetto».

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«La liturgia della politica che abitualmente siamo stati abituati a registrare deve essere accantonata. E’ l’ora di un nuovo corso, bisogna guardarsi negli occhi cercando di trovare le ragioni comuni che ci possano far immaginare l’evoluzione del nostro paese anche per i prossimi cinquant’anni»

Quest’ultima potrebbe essere magari la cosa non più complicata, ma forse più complessa.

«Penso che se ci si mette di buona volontà e ci si intende, problemi non dovrebbero essercene».

Cosa risponde Enzo Ferrandino a chi sostiene maliziosamente che con questa operazione si è voluto mettere “comodo” e al riparo da sorprese in vista delle amministrative del 2022?

«Non c’è assolutamente nulla di vero. Anzi, sotto questo aspetto io penso che la fase che abbiamo avviato, laddove dovesse ultimarsi nelle sue sfaccettature, ci porterebbe a uno sforzo ancora maggiore da qui alla fine del mandato perché dovremmo aumentare i ritmi dell’azione amministrativa tenendo presenti gli impulsi che arriveranno anche dalla nuova componente amministrativa. Ripeto, non è così, quando sarà il momento di andare al voto vedremo come sarà composto e variegato il parterre politico».

«Mattera e De Luise fuori dall’accordo? Noi abbiamo aperto una fase e un momento di confronto con tutte le forze politiche che si reputano responsabili. La porta non è rimasta chiusa per nessuno né lo sarà. Immagino ci sarà chi vorrà entrare varcando l’uscio e chi invece preferirà farne a meno»

Ti dà più fastidio che questo allargamento c’è stato per il timore della nascita di un terzo polo, che ancora una volta tu abbia assecondato i “desiderata” di Barano o ti irritano entrambe le cose?

«Quando fai politica devi imparare che già da quando inizia la tua giornata devi indossare una sorta di “corazza” che ti metta nella condizione di farti scivolare addosso le parole superflue disseminate in giro. Le motivazioni di questa fase le ho rappresentate e sono esattamente quelle che ti ho illustrato, ragion per cui cerchiamo di andare avanti nella migliore maniera possibile anche in relazione alla questione del terzo, quarto o addirittura quinto polo. Ho già avuto modo di ribadire in un’intervista rilasciata proprio a “Il Golfo” che dal punto di vista democratico va sempre appreso con piacere il fatto che in una comunità ci sia una ampia partecipazione al momento elettorale, questo avvicina il cittadino alle istituzioni e lo rende più partecipe alle dinamiche che si innescano. Nessuno intenderà mai comprimere chi vuole scendere in campo e portare avanti le proprie idee a favore del paese. E respingo al mittente anche quanto si dice sulle influenze provenienti da amici dei Comuni vicini (Barano, ndr): in fondo a chiacchierare siamo tutti bravi ma, credimi, le cose stanno in ben altra maniera».

Stavolta, a giudicare i primi umori, non tutti parlano con toni negativi di questo connubio che si sta venendo a creare tra due soggetti comunque avversari alle ultime amministrative. Insomma, è come se in giro in tanti lo considerassero un epilogo quasi naturale…

«I cittadini ischitani, ma oggi un po’ tutti quelli del mondo contemporaneo, a fronte delle tante difficoltà che purtroppo si respirano, vorrebbero toni politici costruttivi e non assistere a contrapposizioni spesso preconcette. Guardate, la gente sembra che non segua la politica e sia distratta, ma in realtà riesce a leggere meglio di quanto si creda cosa si nasconde dietro azioni e motivazioni. Evidentemente nel caso di specie molti ischitani hanno letto una voglia di completezza e di costruzione in questa fase che si sta avviando e forse per questo non ha adottato una posizione critica e di condanna verso questo tentativo. Che, ovviamente, mi auguro possa trovare la quadratura del cerchio. Anche se le dinamiche della politica sono come quelle della vita, e quindi certe cose possono anche sfumare».

Tra il sacro e il profano: domani (oggi per chi legge, ndr), Ischia festeggia il suo Santo Patrono. E si dice in gergo che il Santo fa il miracolo, dunque può essere la giornata buona per la fumata bianca?

«Potrebbe essere, perché no. Diciamo che abbiamo avviato il tutto con ottimismo, e anche con una buona dose di coraggio. Ritengo che gli interlocutori abbiano tutta la volontà di mettersi in gioco».

«Sono scelte che dovremo condividere tutti, l’amministrazione non è la fermata di un autobus dove c’è chi sale e chi scende. Qui c’è solo da far progredire il paese, facendolo uscire da questa fase di grande difficoltà. E sono certo che faremo un buon lavoro»

Questa te la devo fare per forza. Restano fuori dalla nuova maggioranza Ottorino Mattera e Maurizio De Luise, peraltro espressione diretta dell’europarlamentare Giosi Ferrandino. I due hanno trovato la porta sbarrata, non hanno voluto aderire al progetto o la verità sta nel mezzo?

«Noi abbiamo aperto una fase e un momento di confronto con tutte le forze politiche che si reputano responsabili. La porta non è rimasta chiusa per nessuno né lo sarà. Immagino ci sarà chi vorrà entrare varcando l’uscio e chi invece preferirà farne a meno».

Quindi non c’erano preclusioni per nessuno?

«Assolutamente no, non chiudiamo le porte in faccia a nessuno: così ci hanno insegnato a fare politica da ragazzi, e continuiamo su questa linea».

La tua attuale maggioranza, in tutta sincerità, come l’ha presa?

«Sono scelte che alla fine dovremo condividere tutti, l’amministrazione non è la fermata di un autobus dove c’è chi sale e chi scende. Qui c’è solo da salire a bordo e vedere di far progredire il paese, facendolo uscire da questa fase di grande difficoltà. E conoscendo chi fa parte dell’amministrazione, e il loro piglio e senso di responsabilità, sono certo che riusciremo a fare un buon lavoro».

Mi viene da pensare che, appena eletto sindaco, di Enzo Ferrandino si diceva che non avesse la capacità di aggregare. Sull’autobus che citavi un attimo fa un po’ alla volta hai fatto salire un po’ tutti. Insomma, una bella risposta a chi ti dipingeva in una certa maniera.

«Le valutazioni non smettano a me, ma ad altri. Io so soltanto che dalla mattina alla sera si cerca di impegnarsi al massimo con le nostre capacità, cercando responsabilmente di gestire la cosa pubblica nell’interesse esclusivo della nostra comunità. Riguardo questa iniziativa, ritengo sia importante portarla a termine in questo momento, il resto ci deve interessare relativamente».

L’ultimissima battuta, anche per non parlare soltanto di politica. Domani (oggi per chi legge, ndr) la Campania tornerà in zona rossa eppure Ischia in termini di contagio ha numeri da zona bianca. Come ci si pone dinanzi a questa palese contraddizione in termini?

«E’ una contraddizione fortissima, su Ischia abbiamo numeri e dinamiche come contagi e ricorsi alle cure dell’ospedale davvero minime. Questo è frutto di atteggiamenti responsabili da parte della comunità isolana, auspichiamo che si vadano a definire delle “sotto zone” che tengano conto proprio di quello che dicevi tu, ossia del rapporto tra positivi e numero della popolazione e soprattutto i posti disponibili all’interno degli ospedali. Sarebbe ingiusto costringere Ischia a dover patire la crisi economica più di quanto stia già accadendo, questa crisi sta diventando più importante di quella sanitaria che – ripeto – dalle nostre parti è davvero contenuta».

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