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LE OPINIONI

Epicondilite, non solo lanci o tennis ma arrampicata

I soggetti più colpiti sono i boulderisti e gli scalatori che si allenano intensamente a secco nelle strutture indoor per l’arrampicata

Non solo lanci o tennis, infatti, epicondilite e arrampicata tanto di voga nei centri fitness da anni, vanno purtroppo a braccetto. Si tratta di una patologia che colpisce molti scalatori durante il loro percorso sportivo. Solitamente i soggetti più colpiti sono i boulderisti (un’attività di arrampicata su massi) e gli scalatori che si allenano intensamente a secco e frequentano le strutture indoor per l’arrampicata, mentre chi arrampica prevalentemente su roccia è solitamente meno esposto a questo disturbo.

L’epicondilite laterale può insorgere a seguito di qualsiasi attività ripetuta che coinvolga la torsione o l’estensione del polso, il sollevamento di pesi e l’abuso dei muscoli dell’avambraccio. Un episodio di epicondilite laterale può durare, di solito, tra i sei mesi e i due anni. Tuttavia, la maggioranza delle persone tende a recuperare entro un anno. Il gomito del tennista è causato da un’infiammazione a carico dei muscoli e dei tendini che si inseriscono nell’epicondilo laterale e che sono responsabili dell’estensione del polso o delle dita della mano. In principio, il dolore associato all’epicondilite laterale interessa soltanto i tendini, soprattutto quando si compiono movimenti di estensione del polso contro una resistenza, e tende ad aumentare con le attività che richiedono il coinvolgimento dei muscoli nell’arto interessato.

Epicondilite mediale e laterale

È un’infiammazione dell’epicondilo mediale e dei tendini che s’inseriscono su di esso. Questa patologia interessa i tendini che fanno capo ai vari muscoli dell’avambraccio che sono deputati alla flessione delle dita, pollice compreso, e alla flessione del polso e pronazione (movimento che tende a spostare verso il basso il palmo della mano ruotandola intorno al polso). Tutti questi tendini sono poi riuniti in un’unica guaina che s’inserisce sul gomito.

L’epicondilite mediale è molto meno frequente di quella laterale, solo il 5% dei casi totali. L’epitrocleite, oltre a coloro che si dedicano intensamente all’arrampicata, colpisce essenzialmente i golfisti ed i lanciatori di baseball. Se il gomito inizia a far male e non è curato, può causare perdita di funzionalità e mobilità del braccio.

Attività che causano il gomito del tennista

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Sport con racchetta, come tennis, badminton e squash. Sport da lancio, come il giavellotto o il disco. Altri sport: golf e scherma. Attività professionali che comportano movimenti ripetitivi delle mani e del polso: idraulico, muratore, carpentiere, macellai, cuochi, falegnami sarti e pittori. Altre attività che sollecitano intensamente gomito e polso, come suonare il violino o utilizzare cesoie durante il giardinaggio. Solitamente all’inizio il problema è sottovalutato, seguendo il motto: niente dolore niente miglioramento, tanto passerà convivendo con esso, e perché no, anche giocandoci sopra. Poi, col trascorrere del tempo il fastidio diventa dolore, come uno stiramento all’avambraccio che si avverte compiendo taluni movimenti o toccando e comprimendo la zona con i polpastrelli. Pensi e ti dicono: un po’ di riposo e il gomito dell’avambraccio incriminato ritornerà a posto. Dopo qualche settimana il dolore non è più così forte, e prima di riprendere la partitina al tennis, decidi di fare un controllo più specifico sottoponendoti a un’ecografia, che spesso non rileva nulla, tutto ok. Tu continui a dire che qualche dolorino in alcuni movimenti lo avverti, ma ti assicurano che si tratta del ricordo della vecchia sensazione. Tiri avanti ancora per qualche mese e costatando lo stallo, decidi di sottoporti alla risonanza magnetica, più specifica per braccia e spalle. La risonanza mette in luce la presenza di liquido nel gomito, in pratica: epicondilite, comunemente chiamata gomito del tennista.

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Gomito del tennista

Nell’epicondilite a provocare il fastidio o il dolore è un’affezione dell’inserzione tendinea sull’epicondilo del gomito, infiammazione e/o gonfiore che impedisce la normale azione dell’articolazione omero-radiale. Questa sovente è interessata anche da un’altra patologia distinta e cioè la periartrite. Traumi, anche apparentemente piccoli come urtare contro uno spigolo o una parete può provocare l’epicondilite, o anche problemi metabolici, reumatici, da raffreddamento o da sovraccarico all’arto colpito. L’epicondilite è più conosciuta come “gomito del tennista”. Ricordiamo che le racchette di una volta non erano così leggere come quelle di oggi e, dato il peso, ingeneravano sul gomito per le ore che si giocava delle continue microvibrazioni, provocando in molti tennisti l’epicondilite. La palla da tennis pesa circa 57 grammi. Un braccio pesa all’incirca 2 kg, il peso ideale della racchetta è di circa 340 grammi. Il rapporto di “uno a sei” tra palla e racchetta e tra racchetta e braccio è quello che funziona meglio. Una racchetta più pesante arriva troppo tardi all’impatto, una più leggera raggiunge troppo presto la velocità massima. Con le odierne racchette, che pesano veramente poco (340 gr) grazie alle fibre di carbonio si hanno poche vibrazioni, cosa che ha fatto ridurre il problema tra i tennisti.

L’epicondilite, un malanno spesso restio alle cure

Laterale: i sintomi sono localizzati all’esterno del gomito, attorno all’epicondilo laterale. In diverse occasioni si abbinano ed essa fibromiositi dei muscoli supinatori, tesi e doloranti alla palpazione; che vanno trattate assieme all’epicondilite. Mediale (o epitrocleite): i sintomi sono all’interno, intorno all’epicondilo mediale e/o alla troclea. Mancano veri e propri protocolli di prevenzione per evitare l’epicondilite, come anche per il tendine d’Achille e la pubalgia (chi incappa in simili patologie deve mettere in conto molte settimane di sosta prima di ritornare in forma e poter giocare). E’ un malanno che spesso si dimostra restio alle cure e a lunghi periodi di riposo. Generalmente è curata così – Farmaci antinfiammatori (FANS), Terapia fisica, Laser, Ultrasuoni, Tutori speciali per epicondilite, Terapia Tecar, Onde d’urto –

Sintomi

Si sviluppano gradualmente. Nella maggior parte dei casi, il dolore inizia come lieve e lentamente peggiora nel corso di settimane e mesi. Di solito non esiste un trauma o un evento specifico associato con l’inizio dei sintomi. Dolore o bruciore sulla parte esterna del gomito. Forza di presa debole. Difficoltà a estendere il polso. I sintomi spesso peggiorano con l’attività dell’avambraccio, come quella di tenere una racchetta, girare una chiave, o agitare le mani. Il braccio dominante è interessato più frequentemente, tuttavia entrambi i gomiti possono essere colpiti. Il gomito del tennista è una condizione autolimitante; ciò significa che tende alla guarigione spontanea con il riposo. Tuttavia, il dolore può durare diverse settimane o mesi e in tal caso alcuni trattamenti possono aiutare ad alleviare i sintomi e ad accelerare il recupero. Il trattamento convenzionale (non chirurgico) risulta avere successo in circa l’80-95% dei pazienti. L’epicondilite, se non trattata adeguatamente, può recidivare o cronicizzare. Il primo passo verso la guarigione consiste nel riposo del braccio colpito durante il periodo in cui l’infiammazione è in fase acuta. Le applicazioni locali di un impacco freddoda porre contro il gomito per pochi minuti, più volte al giorno, possono contribuire a lenire il dolore e a ridurre il processo infiammatorio.

Equipaggiamento sportivo

Se si pratica uno sport dove è previsto l’uso di una racchetta, il medico può consigliarvi di usare attrezzi adeguati. Racchette più rigide, corde non troppo tese o dispositivi infilati tra le corde per ammortizzare i colpi, spesso possono ridurre lo stress sull’avambraccio, il che significa che i muscoli dell’avambraccio saranno meno sollecitati. Se si utilizza una racchetta oversize, cambiarla con una con il piatto corde più piccolo può aiutare a prevenire l’epicondilite.

Terapia Tecar e Onde d’urto

Nel sito internet leggiamo:” Che la Terapia Tecar, impiega un’apparecchiatura d’avanguardia denominata HCR 901 che crea un campo elettromagnetico alternato che accumula e respinge le cariche elettriche libere presenti sotto forma di ioni in ogni substrato biologico. Si tratta di una svolta rivoluzionaria, poiché per la prima volta è stato applicato al campo biologico il principio fisico del condensatore, ottenendo una tecnologia che trasferisce energia biocompatibile che permette di sollecitare i tessuti agendo dall’interno. I soggetti trattati con la somministrazione delle “onde d’urto” hanno avuto eccellenti risultati. E’ una metodologia non invasiva che ha mostrato grande efficacia non solo per l’epicondilite ma anche nella fascite pIantare, nelle pseudoartrosi, nella tendinopatia cronica della spalla e altre patologie. E’ una terapia con poche controindicazioni e dai limitati e transitori effetti collaterali. Articolo liberamente ispirato e modificato in base alla nostra esperienza al web site of the American Academy of Orthopaedic Surgeons

  • Insegnante Tecnico F.I.P.E – Preparatore Atletico

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