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CULTURA & SOCIETA'

Erika e Mariagrazia, un “matrimonio” lungo dodici anni

Da oltre un decennio due amiche trasformano in realtà il sogno d’amore di numerose coppie

DI FRANCESCO CASTALDI

Come è iniziata la vostra avventura?

«Ci siamo conosciute per caso, perché i nostri pastori tedeschi giocavano insieme (sorridono divertite, ndr). Durante le nostre passeggiate al Cretaio, Mariagrazia mi raccontò che aveva lavorato come fiorista ai matrimoni, perché aveva un negozio a Ischia Ponte. Le confessai – viste le mie precedenti esperienze lavorative a Roma, dove sono nata e vissuta fino al matrimonio – che mi avrebbe fatto piacere organizzare eventi, e in particolare matrimoni. Mariagrazia è una persona molto creativa, quindi si occupa di tanti piccoli dettagli. Inoltre, essendo ischitana, conosce molte persone e location. Alla sua creatività si aggiungono le mie competenze linguistiche. Ho infatti trascorso un periodo all’estero, dove ho avuto modo di perfezionare la conoscenza delle lingue straniere. Tramite una mia conoscente a Londra, abbiamo realizzato un sito internet, che ci ha permesso di farci conoscere fuori dai confini nazionali. Organizziamo anche matrimoni per persone del posto, ma principalmente ci relazioniamo con clienti stranieri».

Secondo voi perché gli stranieri scelgono Ischia per convolare a nozze?

«È un connubio di tante cose: non soltanto la buona cucina, ma anche il fatto che sia un luogo dove poter trascorrere una vacanza. A Ischia abbiamo i cinque come i tre stelle. È una meta turistica un po’ per tutte le tasche, insomma».

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Da quanto tempo svolgete questa attività?

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«Organizziamo matrimoni da circa dodici anni».

Un arco temporale abbastanza ampio per poter tirare delle somme. Nel corso degli anni le richieste sono aumentate?

«Sì, sono decisamente aumentate. Prima del covid, poi, ricevevamo moltissime richieste. La Costiera ha un numero di matrimoni veramente alto. Noi riusciamo a intercettare quelle coppie che avrebbero desiderio di sposarsi lì, ma che non ci riescono perché è tutto occupato. Il chiostro di san Francesco a Sorrento e villa Cimbrone a Ravello, ad esempio, sono letteralmente prese d’assalto, soprattutto dagli inglesi».

Com’è cambiata la figura del wedding planner negli anni? Mi riferisco sia al lavoro sia alla percezione che ne hanno le persone.

«In Italia quella del wedding planner è una figura professionale che, come altre, è arrivata in netto ritardo. Anche per questo, molti sposi italiani non ne hanno bisogno, perché preferiscono fare da sé. Diverso è il discorso per gli stranieri, che invece affidano generalmente tutto al wedding planner».

Progetti per il futuro.

«A settembre abbiamo tre matrimoni, di cui uno ischitano».

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