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Estate 2019, bilancio Federalberghi Ischia: «Stagione positiva, ma c’è tanto da lavorare»

Partenza difficile e un recupero successivo. La destinazione regge, ma con tanti problemi da affrontare e risolvere: traffico e depurazione, mancata riqualificazione e servizi non sempre all’altezza. Il Golfo ha incontrato Luca d’Ambra, da nemmeno un anno a capo dell’associazione di categoria degli albergatori isolani

Con l’arrivo dei mesi più freddi, è tempo di tracciare un primo bilancio sullo stato di salute del turismo e della ricettività sull’isola d’Ischia. Che stagione è stata quella appena trascorsa? Anche se tra gli addetti ai lavori la sensazione iniziale è stata quella di una contrazione del mercato, i dati del 2019 si confermano positivi. Siamo alle solite: avvio lento (troppo lento), ripresa successiva e, terminato ottobre, encefalogramma piatto. In attesa dell’ultima, parziale, forse effimera fiammata delle feste natalizie. La valutazione complessiva non può che restituirci una cartina a chiaroscuro, perché le criticità di un settore e le fragilità del territorio pesano tutte e compromettono la forza espansiva di un segmento che potrebbe essere decisivo per l’economia isolana. I segnali positivi per il 2019 non mancano ed è giusto valorizzarli, se non altro per infondere una carica di positività a tutti coloro che investono nel turismo e muovono un pezzo importante del mondo del lavoro. Ma altrettanto cristallini appaiono i limiti che impediscono all’isola d’Ischia di giocare una partita convincente (e da protagonista) in un mercato globalizzato fortemente competitivo e veloce. Ne abbiamo parlato con Luca d’Ambra, da un anno appena nuovo presidente di Federalberghi Ischia e Procida.

Siamo a fine stagione. Bilanci già fatti?

Non ancora. I numeri sulle presenze, che abbiamo, non determinano l’andamento della stagione,. Quindi è necessario interpretarli con attenzione prima di arrivare a un bilancio chiaro e definitivo. La sensazione è che sia stata una stagione tutto sommato positiva, che ha tardato a partire, ha avuto una coda lunga e che adesso si è arrestata. In linea generale, posso dirmi soddisfatto. Sia dei numeri, sia della qualità di questi numeri, che tuttavia stiamo ancora vagliando.

Come sono i rapporti con la regione Campania, accusata spesso di essere cilentocentrica?

«Sul traffico mi aspetto un’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini. Chiediamo regole e sanzioni, poi guidiamo comunque a 70 km all’ora anche in prossimità dei centri. Le regole ci sono, inutile chiederne altre. Dovremmo rispettarle, questo è il punto. Ma è necessario un cambiamento culturale, che richiede tempo.»

Federalberghi Ischia ha incontrato diverse volte Corrado Matera, l’assessore allo Sviluppo e Promozione del Turismo. I rapporti sono sereni e cordiali, ma abbiamo lamentato più volte una mancanza di programmazione che tenga adeguatamente conto della nostra realtà. Una realtà importantissima nei numeri e nei contenuti. D’altro canto, c’è da dire che l’Agenzia turistica non parte e abbiamo alle spalle anni in cui Ischia è stata un po’ troppo trascurata.

Traffico, trasporti marittimi e terrestri, depurazione. Spine dolorose del nostro turismo anche nella stagione appena terminata. Cosa intendete fare o proporre?

Quelli che ha citato sono tutti elementi che bloccano lo sviluppo del settore, ne limitano l’attrattività soprattutto nei confronti di quel turismo straniero e di qualità che ancora non riusciamo ad agganciare completamente. Ma sono questioni che vanno affrontate alla luce delle innovazioni tecnologiche (e non solo) che ci aiutano a risolvere antichi problemi dell’isola. Penso soprattutto alla questione, tanto discussa, dei depuratori. C’è divergenza di opinioni anche nel mondo scientifico su come trovare la migliore soluzione possibile. Personalmente, ritengo che oggi esistano delle tecnologie che permettano di non centralizzare troppo. La questione depurazione delle acque non va risolta affidando tutto il lavoro ad un unico, grande organismo, peraltro molto costoso. Di cui, oltretutto, non abbiamo la certezza che possa funzionare come si deve. Vanno prese in considerazione soluzioni alternative.

E sul traffico da metropoli asiatica?

Mi aspetto un’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini. Chiediamo regole e sanzioni, poi guidiamo comunque a 70 km all’ora anche in prossimità dei centri. Le regole ci sono, inutile chiederne altre. Dovremmo rispettarle, questo è il punto. Ma è necessario un cambiamento culturale, che richiede tempo.

Che si fa, nel frattempo?

Si mettono in campo tutte quelle iniziative che accelerano questo processo culturale, che rendano consapevole il cittadino di quanto sia fortunato a vivere su un’isola che resta una destinazione turistica in grado di assicurare ritmi diversi da quelli attuali. Ci stiamo lavorando anche con la definizione di un brand forte e convincente.

A che punto siamo?

«Turismo culturale? L’unico a funzionare anche in tempo di crisi. Purtroppo non ci crediamo abbastanza. Al di là delle strategie promozionali da mettere in campo, manca la consapevolezza da parte degli isolani di quello che possediamo. Se la coppa di Nestore, uno dei gioielli più importanti del nostro patrimonio, è in mostra al British Museum di Londra e nessuno ne parla, vuol dire che c’è un problema.»

Ci sono le delibere, ora serve l’accordo.

Turismo archeologico, turismo culturale, turismo escursionistico, adesso anche turismo religioso. Tutte forme di turismo sostenibile che però non decollano. Musei chiusi o impacchettati, parchi termali che funzionano solo parte dell’anno, sentieri con manutenzione discontinua (o presa in carico da volontari), nessun evento culturale di grande respiro al di fuori dei mesi più caldi. Che senso ha, allora, parlare di trasversalità dell’offerta turistica?

Federalberghi Ischia sta intervenendo ai tavoli di varie associazioni del territorio per destagionalizzare alcuni eventi e offrire una proposta culturale più continua, costante e di qualità. Di recente ho partecipato a un convegno sul turismo religioso: date le nostre tradizioni e il patrimonio architettonico e artistico in nostro possesso, le potenzialità sono evidenti. Ma è un segmento che va comunque inserito nella dimensione più ampia del turismo culturale, dove dobbiamo intervenire di più e meglio. Il turismo culturale è quello che funziona anche nei periodi di crisi. Anche in guerra. Funziona dai tempi del Grand Tour, quando nulla, né i conflitti, né le epidemie, riuscivano a fermare quei viaggiatori che partivano alla scoperta del Meridione d’Italia e delle sue grandi, innegabili ricchezze. Il turismo culturale ha una sua forza, una costanza e i suoi numeri. Come dimostrano le esperienze di altre destinazioni turistiche. Secondo me, al di là delle strategie promozionali da mettere in campo, manca la consapevolezza da parte degli isolani di quello che possediamo. Se la coppa di Nestore, uno dei gioielli più importanti, è in mostra al British Museum di Londra e nessuno ne parla, vuol dire che c’è un problema.

La sostenibilità sta emergendo come uno dei trend più importanti nel settore dell’accoglienza. Sempre più ospiti scelgono e sceglieranno hotel sulla base dell’impatto sociale e ambientale. Quanto ancora c’è da lavorare a Ischia?

Se gli albergatori mi hanno votato come guida di questa associazione, vuol dire che sanno qual è il mio punto di vista su questo tema. Hanno capito che rappresento una realtà aziendale che, già in tempi non sospetti, ha abbracciato la filosofia della sostenibilità turistica. Credo perciò che, anche tra i miei colleghi albergatori, sia diffusa questa sensibilità. Siamo consapevoli che, senza il territorio e la sua tutela, non si fa turismo. In passato abbiamo fatto molti errori, è vero. Per inseguire una certa idea di sviluppo abbiamo sacrificato parte del territorio e commesso dei veri e propri scempi. Oggi è necessario invertire la rotta, c’è bisogno di un rinnovo delle strutture. Purtroppo la congiuntura economica sfavorevole e una pressione fiscale pesantissima non aiutano questo cambiamento. Le risorse necessarie per un significativo processo di riqualificazione non ci sono. O avviene a singhiozzo, in maniera assai frammentata. Gli utili che quindici, venti anni fa rimanevano all’interno di piccole aziende turistiche a gestione familiare, adesso non ci sono più . E poi c’è un problema di ricambio generazionale, che rende tutto più lento e complicato.

Che Natale sarà?

Noto una certa discrepanza tra una doverosa programmazione e l’esigenza delle amministrazioni di dimostrare ai cittadini che qualcosa viene fatto. Anche se non importa ‘cosa’ o ‘come’. Non entro nelle dinamiche dei cartelloni natalizi che dovrebbero invogliare i turisti a venire sull’isola, osservo solo che forse il mercato chiede altro. I turisti hanno bisogno di trovare una località che, anche periodi invernali, offre dei servizi all’altezza di una destinazione turistica. Penso, ad esempio, alle pensiline sulle fermate degli autobus. Trovo che certe iniziative natalizie siano più indirizzate all’isolano che all’ospite.

Mercato straniero. Quali sono le prospettive di recupero, anche in considerazione di un rinnovato interesse degli americani per il Meridione d’Italia? Facciamo abbastanza per intercettare questo mercato?

I turisti americani sono molto importanti. Ci sono stati dei segnali evidenti anche per Ischia, e nella passata stagione il flusso straniero non è andato così male come si pensa. Oscilliamo da percentuali che variano dal 26% al 37 %. Certo, non sono numeri paragonabili a quelli di 20 anni fa, quando il mercato era diviso al 50% tra italiani e stranieri. In questo senso, i margini di recupero e di impegno sono notevoli e necessari. Come? Attraverso una progettualità a medio e lungo termine, un forte lavoro di brandizzazione del nostro prodotto e un cambiamento di mentalità. Poi, certo, le amministrazioni devono assicurare servizi e mobilità all’altezza di una destinazione turistica. Dobbiamo essere competitivi, senza svuotare il territorio del suo ricco potenziale attrattivo.

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