Transazione negata, Acqua Campania dice “no” all’Evi
L’azienda intercomunale isolana che si occupa del servizio idrico aveva chiesto di poter stralciare oltre il 40% di una massa debitoria di quasi 9 milioni di euro. Ma dalla società che gestisce l’acquedotto per conto della Regione Campania arriva un diniego secco motivato con una serie di normative vigenti. E allora…

Niente da fare per l’Evi che sbatte contro gli scogli relativamente ad una transazione milionaria (pare oscillante attorno agli 8 milioni di euro, non proprio bruscolini) di debiti dovuti ad Acqua Campania, società che gestisce l’Acquedotto della Campania Occidentale, fornendo acqua potabile a circa 4 milioni di abitanti e occupandosi della misurazione, fatturazione e riscossione dei volumi idrici per conto della Regione Campania. E’ quanto si evince da una nota avente ad oggetto “Transazione EVI/Regione Campania-Acqua Campania S.p.A. – Proposta Piano Attestato di risanamento ex art. 56 D. Lgs. n. 14/2019. Riscontro”. In premessa Acqua Campania spiega che, vista la complessità della proposta ed alcune modifiche normative, si è dovuto ricorrere ad un parere dell’avvocatura regionale.
I PALETTI FISSATI DALL’AVVOCATURA REGIONALE
Ebbene, a riguardo si legge che “L’Avvocatura Regionale a riscontro di quanto richiesto, ha rilasciato il parere che, pur non essendo vincolante, contiene considerazioni sulla fattispecie che lo scrivente ufficio ritiene ragionevoli e pienamente condivisibili. Preliminarmente occorre precisare che a norma dell’articolo 1, comma 1, della legge regionale n. 1 del 2012, la Giunta regionale – “in considerazione della particolare situazione finanziaria degli enti territoriali campani” – “Ë autorizzata”: – “a stabilire, con proprio atto, modalità di rateizzazione dei crediti (certi, liquidi ed esigibili derivanti posizioni giuridiche negoziali nonché da sentenze, decreti ingiuntivi, o altri atti amministrativi e giurisdizionali) vantati nei confronti delle amministrazioni locali, anche non onerose, che tengano conto della ragione del credito, della data di scadenza dello stesso, della presenza di eventuali contenziosi, nonché delle situazioni di particolare difficoltà finanziaria che caratterizzano i singoli enti interessati” (primo periodo); “a riconoscere progressive facilitazioni per incentivare l’accelerazione delle procedure di pagamento da parte degli enti debitori purché i rispettivi crediti siano realizzati in misura non inferiore ai tre quarti del relativo valore” (secondo periodo). Dal tenore letterale della citata norma si evince che essa non introduce misure agevolative immediatamente operative, ma conferisce alla Giunta regionale una potestà regolatoria, espressamente “autorizzandola” a prevedere – “con proprio atto” – “modalità di rateizzazione” (primo periodo) e “progressive facilitazioni” (secondo periodo) per gli enti debitori della Regione entro i limiti previsti dalla legge medesima. In altri termini, l’operatività di tale disposizione di legge è condizionata all’adozione di un atto attuativo della Giunta e la stessa, quindi, non produce effetti diretti nei confronti delle strutture di amministrazione attiva, le quali, in assenza di un provvedimento dell’organo giuntale, non hanno titolo all’implementazione delle misure agevolative ivi previste. Per questa via, deve evidenziarsi che, comunque, la stessa Giunta regionale non è tenuta all’introduzione delle misure agevolative previste dalla ridetta disposizione di legge regionale, essendo all’uopo solo “autorizzata”. Con la delibera di Giunta regionale n. 524 del 29 ottobre 2019 – “in attuazione degli artt. 1, commi 1 e 2 e 30, comma 3 della legge regionale 27 gennaio 2012, n. 1 e s.mm.ii.” e, in particolare, “con riferimento ai crediti relativi alle forniture idriche ed ai canoni di depurazione vantati dalla Regione nei confronti dei soggetti gestori del servizio idrico integrato, compresi i Comuni” – sono stati definiti una serie di principi operativi e, per quel che qui più rileva, si è disposto “di autorizzare la Direzione Generale Ciclo integrato delle acque e dei rifiuti – Valutazioni e autorizzazioni ambientali a valutare e a definire accordi di dilazione ovvero di transazione con gli enti debitori, ove collegati al pronto realizzo dei crediti della regione, ferma la irrinunciabilità dei crediti per sorta capitale e per gli interessi al tasso legale dalla data in cui è sorto i credito”.
LA DELIBERA CHE PRECLUDE LO STRALCIO DEL DEBITO
Un ragionamento oltremodo tecnico che pian piano arriverà al diniego. In un ulteriore passaggio si evidenzia che “La delibera n. 524 del 2019 ha dunque fissato, in caso di accordi di dilazione e/o transazioni con gli enti debitori, un espresso vincolo di “irrinunciabilità dei crediti per sorta capitale e per gli interessi al tasso legale dalla data in cui è sorto il credito”. Appare dunque evidente che la struttura di amministrazione attiva, nella valutazione delle proposte di transazione con gli enti che abbiano maturato debiti relativi alle forniture idriche e ai canoni di depurazione, risulta allo stato inderogabilmente tenuta alla realizzazione del 100% della sorta capitale e degli interessi al tasso legale alla data in cui è sorto il credito. Quanto affermato si ritiene valido anche per i crediti sorti anteriormente alla data di esecutività della detta delibera di Giunta regionale. Alla luce delle considerazioni esposte e per tutto quanto sopra osservato, allo stato, si ritiene che la scrivente Direzione Generale non potrà concedere agli enti gestori del servizio idrico integrato uno stralcio del rispettivo debito pari al 25% della sorta capitale, in quanto ciò è espressamente precluso dalla delibera di Giunta regionale n. 524 del 2019 e, in ogni caso, sarebbe precluso in assenza di un espresso provvedimento dell’organo giuntale che introduca, in attuazione della detta disposizione di legge regionale, questa possibilità.
IL DEBITO DI 8.757.697 EURO E LO STRALCIO “IMPOSSIBILE” DEL 46%



La nota firmata dal dirigente Antonio Carotenuto e dal direttore Rosario Manzi prosegue proprio con riferimento alla società isolana intercomunale: “La società EVI S.p.A, allo scopo di pervenire ad una ristrutturazione finanziaria in grado di garantire gli equilibri economico finanziari e di non compromettere la continuità gestionale del servizio di pubblica utilità di fornitura idropotabile, ha adottato un piano industriale, trasmesso in data 24/09/2024, a mezzo pec all’allora competente UOD, il “Piano industriale – previsioni economico finanziarie 2024-2040”. Il detto piano industriale, supportato dall’analisi prospettica dei flussi di cassa, certifica che il debito maturato nei confronti della Regione Campania rispetto al debito originario che ammonta, come detto, a € 8.757.697,29 è sostenibile per un ammontare massimo pari ad € 4.646.000,00, da versare in 15 (quindici) rate costanti ad un tasso di interesse del 2,5% annuo, con ricorso ad una procedura concordataria ‘prefallimentare’ in caso di mancata acquisizione dei pareri favorevoli che costituiscono almeno il 60% dei creditori della massa passiva. Nello specifico, il piano di risanamento presentato da EVI S.p.A, prevede di fatto l’abbattimento della sorta capitale per un 25% del suo valore, facendo aggio sull’articolo 1 della legge regionale n. 1/2012 sopra citata, e un ulteriore taglio del 21%, sulla base del disposto ex art. 56, comma 1, del Decreto Legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019 (Accordi in esecuzione di piani attestati di risanamento), sicchè cumulando le due fattispecie la Società EVI formula una proposta che prevede un taglio complessivo del 46% del proprio debito”. Di qui la conclusione e la consequenziale bocciatura: “Ora, s’è visto sopra che l’ordinamento regionale, allo stato, consente alle strutture di amministrazione attiva di concedere misure agevolative di pagamento in favore degli enti debitori per prestazioni connesse al servizio idrico integrato imponendo la realizzazione del 100% della sorta capitale e degli interessi al tasso legale dovuti. Allo stato, quindi, l’accesso agli strumenti sanciti dall’articolo 56 del decreto legislativo n. 14 del 2019, ove applicabili, dovrebbe avvenire, comunque, nel rispetto del vincolo della normativa regionale. Pertanto, alla luce del quadro normativo tratteggiato nonché delle considerazioni svolte dall’Avvocatura, la proposta formulata da codesta Società non può trovare accoglimento. Si resta a disposizione per ogni chiarimento ulteriore”.







O.T.
Notizie sull’uscita delle graduatorie del concorso ormai terminato a novembre scorso?!?
Mi rispondo da solo:
Silenzio assordante!