CRONACAPRIMO PIANO

Salvate la barca che fa acqua

Nell’imminenza della delicata assemblea del Cisi in programma oggi, e che dovrà affrontare la questione spinosa del debito di quasi 9 milioni che l’Evi vanta nei confronti di Acqua Campania arriva la nota “appello” dei sindacati: ecco perché a loro dire l’azienda può ancora essere salvata ma serve la volontà dei sindaci…

Una nota che suona davvero come un appello, e che è stata emessa nella giornata di ieri, proprio alla vigilia dell’assemblea del Cisi che salvo rinvii (allo stato non in calendario) si svolgerà questa mattina in prima convocazione presso la sala consiliare del Comune di Ischia, alla presenza dei sindaci dei sei Comuni o loro delegati. Nel mirino, tra l’altro, la pesante – di più, diremmo drammatica – situazione debitoria che attanaglia l’EVI, alle prese con un debito monstre di quasi nove milioni di euro accompagnato da un diniego ad una transazione e rateizzazione che avrebbe costituito quantomeno un palliativo non di poco conto. Ebbene, alla vigilia di questa delicatissima assemblea in programma in via Iasolino, arriva anche una nota delle rappresentanze sindacali unitarie della EVI spa, la Femca-Cisl e la Filctem Cgil.

Nella parte iniziale del testo si legge quanto segue: “I Rappresentanti Sindacali Unitari della EVI spa Luca Spignese (sindacato Femca-Cisl) e Francesco Capuano, (sindacato Filctem-Cgil), in ordine all’Assemblea del Consorzio CISI (composta da tutti i sindaci dell’isola d’Ischia) prevista per i giorni 4 e 5 febbraio, esprimono grande preoccupazione per la salvaguardia dell’equilibrio economico-finanziario sia dell’EVI che del CISI (socio unico dell’EVI). Come è noto, l’azienda che gestisce acquedotti e fognature dell’isola d’Ischia è gravata da un debito di oltre otto milioni di euro con la Regione Campania per forniture idriche: cioè per l’acqua che, obbligatoriamente, ad Ischia dobbiamo comprare dalla Regione per poi distribuirla a cittadini ed imprese. Come affermato dalla stessa Regione, e più precisamente dalla Direzione Generale del Ciclo Integrato delle Acque, ‘laddove l’organo di indirizzo politico nella sua libertà dovesse modificare l’attuale quadro positivo la questione sarà certamente rivalutata’. Cioè la Regione ha detto, anche in considerazione della nuova giunta Fico insediatasi da poco, che se c’è la volontà politica, parte del debito può essere cancellata ed il restante può essere onorato dall’EVI con una rateizzazione lunga ed il meno onerosa possibile. Per questo i sindacati Femca-Cisl e Filctem-Cgil si appellano ai sei sindaci dell’isola d’Ischia, la cui riunione è imminente, invocando una soluzione che parta dal loro ruolo istituzionale ed approdi in Regione. I tempi stringono e, nell’ottica della riorganizzazione del servizio idrico integrato a livello provinciale, l’EVI viene a correre un rischio gravissimo: quello di scomparire, cedendo la gestione del servizio a non ancora individuate entità della terraferma, o addirittura del resto d’Italia o europee; un quadro allarmante che, gravato oltretutto dalla questione del debito, rischia di distruggere l’EVI ancora più in fretta”.

Insomma, le rappresentanze sindacali evidenziano un quadro diverso spiegando che a loro dire è possibile spalmare il debito con l’ente regionale e anche ottenere una decurtazione rispetto alla somma da restituire. Poi la nota prosegue con una serie di considerazioni oggettivamente allarmanti: “La scomparsa dell’EVI provocherebbe innanzitutto il collasso del settore: immaginate cosa accadrebbe in caso di crisi idrica o per la rottura di una fognatura, dovendo aspettare che qualcuno, da Napoli, si organizzi per affrontare il problema! Inoltre, si creerebbe un problema sociale, visto che il destino dei lavoratori dell’EVI e delle loro famiglie diverrebbe improvvisamente incerto e nebuloso. In conclusione, dunque, le RSU dell’EVI chiedono alla politica isolana di non lasciarsi sfuggire quest’ennesima occasione per agire concretamente ed urgentemente a salvaguardia della qualità ed efficienza del servizio ed a tutela dei livelli occupazionali”.

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