EVI, su Basentini chiesto un parere legale
La richiesta di 150.000 euro avanzata dal presidente del CdA discussa nell’assemblea del Cisi: un professionista esterno dovrà esaminare le pretese e valutare anche i rischi di un eventuale accordo

La richiesta da circa 150mila euro avanzata da Mario Basentini entra adesso in una nuova fase. Il presidente del consiglio di amministrazione di EVI SpA, attraverso i propri legali, ha infatti rivendicato oltre 147mila euro netti, oltre interessi e spese, sostenendo di avere svolto, accanto alle funzioni istituzionali, una serie di attività gestionali e operative assimilabili a quelle di un direttore generale. Una vicenda sulla quale il CISI, socio unico della società che gestisce il servizio idrico integrato dell’isola, ha deciso di non assumere per il momento alcuna posizione nel merito, scegliendo invece di affidare a un legale esterno l’esame dell’intera questione. L’assemblea consortile ha preso in esame la nota EVI protocollo 2383 del 27 luglio 2026, relativa alle «istanze precontenziose» formulate da Basentini e riguardanti le pretese economiche per l’asserito svolgimento, di fatto, anche delle funzioni di direttore generale. La questione, secondo quanto messo nero su bianco nel provvedimento, richiede valutazioni giuridiche e documentali autonome, da effettuare in posizione di indipendenza e terzietà rispetto alle parti interessate. Da qui la scelta di acquisire un parere legale prima di qualsiasi determinazione di merito, ricognitiva, transattiva o comunque definitiva.
Un passaggio tutt’altro che formale. L’assemblea ha infatti conferito al liquidatore unico del CISI il mandato di nominare un professionista esterno che dovrà esaminare la posizione di Basentini e la richiesta avanzata, procedendo anche alla valutazione dei rischi connessi a eventuali riconoscimenti o possibili definizioni transattive. Nelle more dell’acquisizione del parere viene sospesa ogni attività relativa alla vicenda. Il CISI precisa inoltre che l’iniziativa ha natura esclusivamente istruttoria, prudenziale e conservativa e non rappresenta, neppure implicitamente, un riconoscimento dell’esistenza o dell’ammontare delle somme rivendicate. La vicenda nasce dalla diffida trasmessa dai legali del presidente di EVI. Basentini ricopre la carica dal primo febbraio 2024 e percepisce, secondo quanto sostenuto nella richiesta, un compenso mensile lordo di 1.280 euro. La sua difesa sostiene però che nel corso di questi anni l’attività svolta sarebbe andata ben oltre quella propria del presidente del consiglio di amministrazione. Alla base della rivendicazione viene ricordato anche quanto avvenuto al momento dell’insediamento, quando sarebbe stata prospettata la nomina dello stesso Basentini a direttore generale, incarico che successivamente non venne formalizzato. Secondo la ricostruzione dei suoi legali, proprio quelle funzioni sarebbero state comunque esercitate di fatto attraverso una presenza costante in azienda e attività di direzione, coordinamento gestionale e organizzativo. Tra gli interventi richiamati figurano la gestione del dossier relativo alla sostituzione di parte della condotta fognaria sottomarina di Sant’Angelo e soprattutto il lavoro legato al piano attestato di risanamento predisposto per affrontare una debitoria societaria indicata in circa 8,5 milioni di euro.
Nell’elenco delle attività rivendicate rientrano inoltre l’attuazione dello stesso piano di risanamento, l’adozione degli assetti organizzativi previsti dal Codice della crisi d’impresa, il completamento delle procedure per l’assunzione di personale, il conseguimento della certificazione ISO 45001 in materia di sicurezza sul lavoro e l’adozione del modello organizzativo previsto dal decreto legislativo 231 del 2001. Prestazioni che, nella tesi sostenuta dalla difesa di Basentini, avrebbero ecceduto le normali attribuzioni connesse alla presidenza di EVI. Da qui il conto presentato alla società e al CISI: circa 36mila euro vengono rivendicati quale integrazione dell’indennità percepita come presidente, mentre oltre 110mila euro sarebbero riconducibili alle ulteriori mansioni gestionali e operative svolte. Complessivamente si superano così i 147mila euro netti, ai quali vengono aggiunti interessi e spese. Adesso sarà il parere del legale esterno a fornire al CISI gli elementi necessari per stabilire come affrontare la richiesta. Il professionista dovrà valutare non soltanto la fondatezza giuridica delle pretese economiche, ma anche i possibili rischi derivanti da un riconoscimento o da un’eventuale soluzione transattiva. Fino ad allora, come stabilito dall’assemblea, ogni decisione sulla vicenda resta sospesa.






