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Fallimento ed evasione fiscale in Sicilia, arrestato Franco Scotto D’Abusco

Il commercialista ed ex consigliere comunale di Ischia finisce ai domiciliari al termine di un’indagine condotta dalla Procura di Catania in collaborazione con le Fiamme Gialle: il provvedimento gli è stato notificato dai finanzieri di Ischia

Una vicenda che deflagrata in Sicilia investe in pieno anche la nostra isola coinvolgendo un noto professionista che fu in passato anche candidato a sindaco d’Ischia, consigliere comunale e presidente della società partecipata di Ischia Ambente. C’è anche Franco Scotto D’Abusco, nella veste di revisore legale di una società fallita – la Seitral srl di Santa Venerina, in Provincia di Campania – tra le quattro persone arrestati dalla Guardia di Finanza nell’ambito di una indagine per reati fallimentari ed evasione fiscale, coordinata dalla Procura del capoluogo etneo. L’operazione si è svolta tra Sicilia, Lazio e Campania ed è stata denominata “Truck”. I militari hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautela a carico dell’amministratore di diritto della Seitrai, Luigi Emilio Demarco, di 55 anni, gli amministratori di diritto Giuseppe e Rosario Russo, di 41 e 64 e il nostro concittadino sindaco e revisore unico.

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Quest’ultimo, al termine di una pregressa attività di intelligence, è stato posto agli arresti domiciliari dopo che il provvedimento del gip gli è stato notificato dai militari della Tenenza di Ischia della Guardia di Finanza, guidata dal ten. Antonio Giglio. Col medesimo provvedimento il gip ha anche disposto il sequestro preventivo delle quote societarie e dell’intero complesso aziendale di due società (una con sede a Catania, l’altra a Roma ma che opera nella Zona Industriale di Catania), oltre alle relative disponibilità finanziarie, per un valore di circa 18 milioni di euro. Le indagini hanno riguardato il dissesto per oltre 20 milioni di euro della ‘Seitral srl’, una società del settore dei trasporti con sede a Santa Venerina (Catania), riconducibile al gruppo societario di Rosario e Giuseppe Russo. Secondo quanto accertato, gli amministratori della società, già in dissesto a partire dal 2015 e non in grado di fare fronte al rilevante debito nei confronti dello Stato, non avrebbero provveduto alla copertura delle perdite nel tempo maturate dalla società ed avrebbero resistito alla istanza di fallimento producendo un piano di risanamento fondato su dati societari non veritieri. Un modus agendi, questo, che avrebbe aggravato così il dissesto facendo schizzare ad oltre 14 milioni il debito nei confronti con l’Erario oltre a produrre distrazioni per oltre 5 milioni e mezzo.

L’operazione si è svolta tra Sicilia, Lazio e Campania ed è stata denominata “Truck”. I militari hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautela a carico dell’amministratore di diritto della Seitrai, Luigi Emilio Demarco, di 55 anni, gli amministratori di diritto Giuseppe e Rosario Russo, di 41 e 64 e di Scotto D’Abusco

Nell’ordinanza si fa chiaramente riferimento al fatto che Luigi Emilio De Marco e Rosario e Giuseppe Russo (padre e figlio) avrebbero a vario titolo sottratto i libri contabili in modo tale da ostacolare la ricostruzione del patrimonio della società fallita e commesso rilevanti reati tributari, non avendo presentato la dichiarazione ai fini IVA per l’anno 2019 relativa a operazioni commerciali del valore di oltre 5 milioni di euro e avendo inoltre omesso il versamento delle ritenute e dell’IVA, per una evasione complessiva di oltre 2 milioni di euro.

Per gli inquirenti però è assolutamente rilevante anche la condotta del nostro concittadino e revisore unico Franco Scotto D’Abusco, che pur consapevole dell’ingente posizione debitoria dell’impresa, ha attestato il piano di risanamento della società in cui sono state esposte false informazioni circa la correttezza della contabilità, sopravvalutando voci dell’attivo del relativo bilancio societario e sottostimando le componenti negative, concorrendo in questo modo ad aggravare il fallimento della stessa società. Una serie di eventi e concatenazioni che avrebbero mostrato in maniera inequivocabile la “costruzione” scientifica e premeditata di un piano criminoso che ha condotto – all’esito dell’attività investigativa del Nucleo PEF della Guardia di Finanza di Catania, il gip a disporre le misure restrittive di tutti i quattro soggetti, posti al regime degli arresti domiciliari in attesa dell’interrogatorio di garanzia che si svolgerà nei prossimi giorni.

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L’ischitano, pur consapevole della posizione debitoria dell’impresa, ha attestato il piano di risanamento in cui sono state esposte false informazioni contabili, sopravvalutando voci dell’attivo del relativo bilancio societario e sottostimando le componenti negative, concorrendo ad aggravare il fallimento della stessa società

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Ecco tutto quanto è stato poi sottoposto al sequestro dall’autorità giudiziaria nel dettaglio: le quote societarie e l’intero complesso aziendale di due imprese: “CAR FER srl”, con sede a Santa Venerina, quale società che ha ricevuto l’intero patrimonio della SEITRAL;

“PIANETA SERVIZI CON srl”, con sede legale a Ciampino (Roma) ma operante a Catania: il provvedimento, in tal caso, di sequestro preventivo di natura impeditiva, in quanto la società ha un debito di oltre 5 milioni di euro con la SEITRAL e il libero esercizio dell’attività imprenditoriale impedirebbe la restituzione alla curatela della somma, disponibilità finanziarie in capo ai predetti DEMARCO e Rosario e Giuseppe RUSSO, derivanti dalla commissione dei reati tributari, per un valore complessivo di circa 18 milioni di euro. “L’attività – si legge in una nota ufficiale della Procura catanese – si inserisce nel più ampio quadro delle azioni svolte da questo Ufficio e dalla Guardia di finanza di Catania a tutela dell’economia – oggetto anche di uno specifico protocollo d’intesa lo scorso anno – con lo svolgimento di complesse indagini che hanno l’obiettivo: da un lato, di proteggere le imprese sane del tessuto economico catanese dalla concorrenza sleale di soggetti che pongono in essere reati economico-finanziari sempre più sofisticati; dall’altro, di difendere l’interesse pubblico e garantire il recupero degli illeciti proventi delle attività criminali, da destinare, una volta definitivamente acquisiti alle casse dello Stato, anche a importanti interventi economico e sociali”.

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