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Fango sulla Chiesa, caccia all’untore

Di MAURO IOVINO

– ISCHIA – Ed ora è caccia al mandante. I carabinieri della compagnia di Ischia, ed in particolare quelli della stazione di Barano, hanno lavorato nel silenzio da settimane e settimane per scoprire, identificare, ed assicurare alla Giustizia l’untore di una lettera anonima dal forte contenuto diffamatorio e calunnioso che ha preso di mira il Vescovo, Sua Eccellenza Pietro Lagnese, ed alcuni dei sacerdoti in vista della Diocesi: i parroci delle chiese di San Pietro, Ischia Ponte, Barano, Piedimonte e Lacco Ameno, sostanzialmente – e non sappiamo se sia o meno una casualità – gli stessi (tranne il parroco di Piedimonte) che figurano tra i testi di accusa nel processo ecclesiastico in corso ai confratelli delle parrocchie di Fontana e Schiappone-Vatoliere.

Anche se le indagini dei carabinieri sono in corso possiamo dire che dall’analisi della lettera anonima che è stata capillarmente diffusa a macchia d’olio (e che noi non pubblichiamo perché le lettere anonime sono il lievito della calunnia) tutto trarrebbe proprio origine dal contenuto dell’articolo che ‘Il Golfo’ ha pubblicato in esclusiva, dal titolo “Sotto Processo” lo scorso 2 agosto. L’untore, o gli untori, non avrebbero gradito tale articolo al punto da menzionarlo più volte nella lettera anonima aggiungendo una caterva di accuse, malignità e infimi pettegolezzi contro i sacerdoti di tali parrocchie. Comportamento questo che con una certa analogia – e con una serie di articoli mirati ed eterodiretti – è stato portato avanti anche da certa stampa isolana, diretta da persona vicina alla religione degli evangelisti, col solo scopo di attaccare il vertice isolano della Chiesa Cattolica ed i principali collaboratori del Vescovo. E come dice un antico proverbio: “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi” qualcosa è andato storto e chi ha diffamato Vescovo e Sacerdoti sta per finire nella rete della Giustizia terrena.

Dopo la diffusione di alcune copie di questa lettera anonima l’attento Michele D’Antonio –  brigadiere dei carabinieri in pensione – si è recato presso la stazione dei carabinieri di Barano presentando un apposito esposto-denuncia. Un passaggio importante perché da ciò si sono sviluppate le indagini dei carabinieri. Nei giorni successivi i militari si sono concentrati sulla presenza in alcune di queste chiese di alcune telecamere a circuito chiuso, per scoprire almeno il “postino” delle lettere diffamatorie. L’immagine di colui che si è recato nelle chiese a consegnare e distribuire a larga scala, poggiando sui banchi delle navate copie della lettera, è stata impressa dalle telecamere di videosorveglianza. I carabinieri non conoscevano però l’esatta identità dell’uomo e solo nella giornata di ieri lo hanno identificato e nelle prossime ore sarà convocato in caserma ed interrogato sul perché abbia avviato tale azione diffamatoria (e calunniosa in qualche passaggio della lettera); perché si è preso la briga di portarla ovunque – da Barano a Lacco Ameno fino a Forio – e soprattutto sarà interrogato per sapere se è lui l’autore materiale dello scritto. Diversamente dovrà dire ai carabinieri chi lo ha comandato, da chi ha ricevuto la “missione” di stampo satanico e confessare il nome di colui che ha scritto il tutto. L’identità del “Postino” è nota anche a noi che scriviamo ma non possiamo rivelarne l’identità perché costui è oggetto di un’indagine penale in pieno svolgimento.

Dagli ambienti della Curia Vescovile e dalla Diocesi nessun commento su questa vicenda, ancor più sul contenuto della lettera, quello che però appare chiaro a tutti è che ci sia il maldestro tentativo da parte di qualcuno di intorpidire le acque, gettare fango a destra e a manca perché tutti siano colpevoli di tutto affinché nessuno sia colpevole di nulla!

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È evidente che l’azione del Vescovo di mandare sotto processo ecclesiastico due dei sacerdoti della Diocesi per i fatti già da noi pubblicati, non sia stato gradito ad alcuni ambienti, ad alcuni che in tutta risposta hanno ordito la trama malefica contro la Chiesa di Ischia, prendendo come obiettivo proprio coloro che hanno fatto quadrato e testimoniato contro i propri confratelli; sacerdoti questi che godono della massima stima e fiducia del Vescovo Lagnese.

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Il Golfo è venuto in possesso di alcune di queste foto ed oggi ne pubblichiamo una, quella dell’uomo che infila una delle copie della lettera anonima all’interno di una porta laterale di una chiesa. Nei prossimi giorni conosceremo maggiormente i dettagli di tutta la storia e la pubblicheremo, senza veli né doppi scopi, come sovente accade con certi giornalisti della nostra isola. L’unico scopo, in questo caso, infatti, è raccontare la verità su questa vicenda, e far luce dove qualcuno invece ha voluto, nell’oscurità, nel buio dell’anonimato, diffondere calunnie infamanti.

Il Vescovo Lagnese e il Capitano dei Carabinieri Centrella

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