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«Fate lavorare in nero»: la denuncia diventa virale

Lui si chiama Pietro, si è recato ad Ischia all’esterno di un negozio rivendicando i diritti della sua compagna vessata sul lavoro: il filmato è un atto d’accusa che ha letteralmente spopolato

Ce ne sono tante di denunce. Che spesso, come succede negli ultimi tempi, finiscono dritte sui social network. Una scorciatoia, chiamiamola così, attraverso la quale si riescono ad amplificare in maniera chiara e netta soprusi patiti, ingiustizie rilevate, quello che non funziona.

Tutto senza controllo, peraltro, col rischio che gli effetti positivi in alcuni casi possano essere sostituiti da quelli “deflagranti” conseguenza di qualche topica presa da chi espone un fatto o anche di “fake news” belle e buone, pianificate a tavolino e spesso rientranti in una strategia ben più ampia. Insomma, siamo tra quelli che per mestiere non possono far finta di non vedere quello che succede nello sconfinato universo di internet, ma certo non per questo possono prendere per oro colato qualsiasi cosa. Altrimenti, detto con estrema chiarezza, non ci sarebbe più alcuna differenza tra fare informazione e pubblicare fatti o circostanze senza filtro alcuno come succede ad esempio su facebook.

Le accuse al gestore dell’attività commerciale: quattro ore di lavoro dichiarate ed otto effettive, l’alterazione della busta paga e anche la tredicesima “fantasma”, E poi il monito ai suoi interlocutori: «Adesso basta, chiamo carabinieri e guardia di finanza»

Ma negli ultimi giorni ha destato decisamente scalpore il post pubblicato da Pietro sul suo profilo, e poi condiviso su una serie di profili più o meno tematici. Una considerazione seguita poi da un video di cui parleremo tra poco. Il ragazzo scrive testualmente: “La mia compagna stava venendo obbligata a firmare un contratto che non rispettava le ore di lavoro e che se non avesse accettato sarebbe stata licenziata, decurtandogli di fatto un rimborso del sette e trenta a quel punto io e la mia compagna abbiamo deciso di sputtanare la situazione. Forse questo piccolo atto di coraggio nostro può essere da apripista a tanti altri che subiscono in silenzio, noi abbiamo deciso di non sottostare al ricatto non solo per il bene nostro ma per tutti. Perché più abbassiamo il valore del nostro lavoro e più nascono approfittatori che guadagnano dal nostro sudore e sangue”. Parole dure e fortissime, seguite da un video diventato già virale (al punto da superare di gran lunga le diecimila visualizzazioni) postato poi sul social anche in maniera decisamente “professionale”: Pietro, infatti, alla fine cita il negozio nel quale si trova ma in ogni caso copre sempre i volti dei suoi interlocutori – presumibilmente proprietari o direttori dell’attività commerciale, difficilmente semplici dipendenti – nei cui confronti si rivolge sparando accuse di fuoco che proprio non ammettono repliche.

Il filmato incriminato dura meno di due minuti e vede Pietro affrontare subito di petto una donna, distinguibile soltanto dalla voce dal momento che il volto viene coperto: “Qui il personale viene dichiarato per quattro ore ma ne lavora otto – parte in quarta – abbiamo anche tutti i video delle telecamere di sicurezza che lo documentano. E avete sottratto anche ore di lavoro dalla busta paga”. A quel punto la donna si avvicina a Pietro che sta filmano e gli chiede chi glielo faccia fare “a venire a fare il pagliaccio qui in mezzo”. Lui però non si perde di coraggio e sempre con tono di voce irritato, arrabbiato e deciso rincara la dose: “La mia compagnia viene truffata, adesso la porto via con me, ma una cosa è certa: lei attualmente lavoro e voi le avete modificato la busta paga”. Pietro viene invitato ad allontanarsi ma lui non ne vuol sapere e insiste: “Non me ne vado, questo è un luogo pubblico, voi non siete nessuno per mandarmene via. Vi prendete il sangue dei dipendenti, vi rubate i loro soldi”. Accanto a Pietro c’è anche una seconda persona, forse proprio la sua compagna. L’uomo la invita a telefonate ai carabinieri e alla guardia di finanza mentre effettua la ripresa con un telefono cellulare e poi spiega ai suoi interlocutori che anche le altre commesse sarebbero pronte a ribellarsi ad uno stato di cose definito assolutamente non più tollerabile.

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A un certo punto Pietro perde le staffe e pure gli indugi e senza pensarci su due volte cita ripetutamente il nome del negozio, mostrandone insegne e vetrine col telefono cellulare proprio a voler avvalorare quello che sostiene. E seppur pressato insiste nel suo atto d’accusa: “Voi qui dentro state pieni di illegalità (testuale, ndr), avete i dipendenti a lavorare in nero, ripeto che li dichiarate per quattro ore e li fate lavorare per otto. Poi si rivolge ancora una volta alla donna con cui sta arringando dicendo: “Io ho saputo anche che lei dice che la tredicesima è un regalo, vero signora? Non gli tocca di diritto, vero?”. Nell’istante successivo l’audio non è dei migliori ma pare che una voce femminile risponde a Pietro, vogliamo spiegare con intento provocatorio e non dicendo quello che realmente pensa, pronunciando una frase che sembra questa (e sarebbe a dir poco inquietante): “Sì, certo, è un regalo”. Poi il finale pirotecnico con la richiesta di chiamare militari dell’Arma e delle Fiamme Gialle. Che però, a quanto si apprende, non avrebbero almeno fino a ieri ancora messo il naso nella faccenda, o quantomeno adottato provvedimenti di qualsivoglia natura. Ma chissà, questa storia un “secondo tempo” potrebbe anche viverlo. Se quanto affermato da Pietro corrisponde al vero, beh allora inutile girarci intorno: i presupposti ci sono tutti.

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Un commento

  1. A chi aspetta la finanza? Una denuncia più chiara di questa! Se facessero un controllo per tutti i negozi del corso e non , sai quanta merda che esce fuori!

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