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Fate qualcosa che lasci il segno

 

di Graziano Petrucci

Premessa 1. Circa tre anni fa, lo chef Crescenzo Scotti entrò nel club degli stellati nella guida Michelin del 2015. Ricevere la stella è un riconoscimento al quale molti professionisti ambiscono ed è certo qualcosa di cui poter andar fieri. Un risultato che paga degli sforzi, degli investimenti, della caparbietà, della volontà e della passione che ogni mestiere, nessuno escluso, chiede in contropartita. E però rifletto ancora – magari c’è qualcuno che leggendo riesce a capire e fare pure lo stesso, cioè riflettere – sulle parole che lo chef rilasciò in un’intervista a Pasquale Raicaldo. Parole che hanno un peso specifico se si leggono bene. Che dovrebbero esserci offerte più volte per ricordarci che oltre ad esser vere rappresentano la realtà in cui ci troviamo e che giustifica, in parte, la fuga all’estero. «L’isola non ti da la possibilità di esibirti in vetrine importanti» oppure «C’è un’isola che pensa troppo alla logica del profitto» e ancora «ai giovani isolani non viene data la possibilità di esprimersi e sarebbe bello che l’isola desse fiducia ai suoi talenti». Parole che non hanno tempo e stimolano una domanda: Che cosa sei disposto a fare, oggi per domani, per raggiungere il tuo scopo e farlo bene? In occasione di quell’intervista dissi che le parole dello chef apparentemente gettate lì a caso denunciavano uno stato di (non) cose. In questo senso Ischia non dà ai propri talenti l’opportunità di esprimersi in questa che potrebbe diventare, invece, per vari motivi, una vetrina di respiro internazionale. Al contrario si da più spazio alla quantità, e quindi il collegamento con la logica del profitto è inevitabile, che non invece alla qualità. Alla forma, per farla breve, più che alla sostanza, anche se spesso alla forma equivale la sostanza. Se da un lato non siamo abituati per pigrizia ad affrontare livelli alti di ragionamento, o «pensare» a come raggiungerli, tendiamo dall’altro a riportare tutto al ribasso. Tipico comportamento che si evidenzia in modo particolare in politica, ma si possono fare tranquillamente altri esempi nel settore imprenditoriale. Non siamo in grado di stimolare qualità e differenze, competitività e capacità e quando le vediamo non sappiamo riconoscerle (chiaro quanto i porci non sono capaci di apprezzare le perle!). Anzi prendiamo per le caviglie e trasciniamo in fondo chi tende a far bene e meglio – di noi!- per evitargli ogni possibilità di espressione e crescita. Non siamo capaci, insomma, di spingere chi ha un sogno e manifesta la voglia di perseguirlo. Ciò che facciamo spesso, e ci viene bene, di proposito è limitare, schiacciare il talento per poi zavorrarlo al suolo della mediocrità. Soltanto in seguito, dopo magari che il «migliore» ha ottenuto un riconoscimento oltre il mare che ci divide dal mondo, siamo disponibili all’approvazione delle sue capacità e a seguire il cerimoniale dei complimenti  ma, per carità, non parlate di soldi. Da un lato esiste il convincimento che quello non potrà realizzare niente di buono e che non vale la pena investire energie; ed è pure per questo che prende vita il tipo di economia che ci ritroviamo oggi e per riflesso il lavoro – pure a ribasso- che si accontenta di sei mesi o solo per andare alla ricerca dell’indennità di disoccupazione. Vengono fucilate a ridosso della trincea della competitività, e giocano il proprio ruolo, la voglia di sognare, la fiducia e l’autostima. Dall’altro esiste un’invidia malsana e contagiosa, in parte pubblica, che falcia ogni cosa. Tutto ciò non è da confondersi, attenzione, con lo spirito critico che se esiste ha il fine specifico di spronare e stimolare. Manifesta, all’opposto, uno dei motivi che imbriglia l’isola intera nella sua incapacità di modificare visione e modo di pensare le cose diversamente. Con quest’operazione – molti sono i colpevoli – si alimenta drammaticamente soltanto la schiera dei mediocri. E non pensate che cambi o si allontani da quest’universo scimmiesco chi si prepara a correre alle prossime elezioni perché questo comportamento molti lo hanno, e lo avranno, nei confronti del territorio. Premessa 2. Si tratta di una proposta. Una delle declinazioni di “salto in avanti” che ci si aspetterebbe di incontrare è la raccolta differenziata migliorata. Mercoledì 29 marzo prossimo, presso la sala consiliare del comune di Ischia alle 15, ci sarà la conferenza stampa sull’intesa raggiunta – nello specifico si fa riferimento a “importanti” interventi nella raccolta di carta e cartone sul territorio comunale – tra il comune di Ischia, Ischia Ambiente SPA e Comieco. In attesa di sapere di che interventi si parla, cosa pensereste, per esempio, se al metter assieme carta o cartone- ma la cosa potrebbe estendersi alla plastica – corrispondesse un risparmio alla fine dell’anno nel borsellino di ogni famiglia che intendesse dedicarsi, con serietà, a raccoglierle e consegnarle al comune?

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