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Favoritismi e gestione personale delle multe, le accuse a Trotta

ISCHIA – Nell’ambito dello scandalo che ha investito l’isola di Procida e che ha portato agli arresti domiciliari il comandante della polizia municipale Giuseppe Trotta e la sua assistente Maria Grazia Costagliola di Polidoro, c’è un ampio capitolo destinato alla gestione dell’attività contravvenzione e quella del rilascio dei permessi di sbarco. Un filone nel quale, è scritto nell’ordinanza, vengono riportati altri due settori nei quali il colonnello ha operato. Viene subito sottolineato che si tratta di reati per i quali non è stata formulata richiesta di misura cautelare “ma che si ritiene comunque opportuno ricostruire in questa sede atteso che le predette vicende appaiono ancora una volta espressive del modus operandi del colonnello Trotta e della sua strumentale gestione del potere a fini privati”. Tradotto in parole povere, secondo l’accusa il comandante aveva tra le mani due strumenti dei quali avrebbe abusato a suo piacimento, in molti casi andando anche per simpatie e antipatie, come si dice in gergo.

A Giuseppe Trotta è contestato il reato di abuso d’ufficio perché “al fine di procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale ai privati beneficiari, dopo aver ricevuto, dal personale addetto all’ufficio contravvenzione del comando della polizia municipale di Procida, le riprese eseguite con autovelox 104/C corredate dagli accertamenti sui numeri di targa e sugli intestatari, ometteva di disporre il prosieguo delle attività amministrative, ovvero la redazione dei verbali di contestazione e la relativa notifica (cui sarebbe anche seguito l’obbligo, a carico dei privati, al pagamento delle sanzioni amministrative) per alcune specifiche persone ed in particolari di propri affini (Agostino Odoaldo, germano di Maria Pia Odoaldo, consorte del Trotta), ai dipendenti comunali (Salvatore Imputato, già agente della polizia municipale poi impiegato presso l’ufficio Ecologia del Comune di Procida, Michele Aurelio, agente della polizia municipale di Procida, Nunzio Metorre (impiegato presso l’ufficio tecnico del Comune di Procida), Salvatore Scotto Di Covella, impiegato presso l’ufficio personale del Comune di Procida, di parenti di dipendenti (Elisabetta Trombella, madre dell’agente di polizia municipale di Procida Leonardo Maglio, Lia Polito, consorte di Nicola Cigliano, ex comandante della polizia municipale di Procida), di politici locali (Antonio Intartaglia, consigliere comunale di Procida), di medici e personale sanitario (Michele Cardito, medico chirurgo; Carlo Massa, infermiere professionale in servizio presso il presidio ospedaliero di Procida), di gestori di esercizi da lui frequentati (Marco Nunzio Sardi, titolare del ristorante denominato ‘La Conchiglia’; Giuseppe Gamba, titolare del bar ad insegna Capriccio; Emilio Capodanno, gestore del pub ‘La Furiana’ e fratello del consigliere comunale Gianluca Capodanno) o di persone vicine al proprio nucleo familiare (Luigi Tizzano, già dipendente della ditta edile facente capo a Enrico Tizzano, suocero di Michela Trotta figlia del comandante della polizia municipale di Procida.

Le indagini avevano infatti fatto emergere che i preavvisi di violazione, che nel comando della polizia municipale di Procida erano meglio noti come i “bigliettini”, sono atti non previsti dal codice della strada ma comunque in uso presso la quasi totalità dei comandi di polizia ed oggetto di numerosi circolari del Ministero dell’Interno, di pareri di quello dei Trasporti ed anche di sentenze della Corte di Cassazione. L’autorità giudiziaria dopo la ricostruzione generale rimarca come, passando al cosiddetto “profilo patologico”, va detto che fonti di prova sono costituite dalle dichiarazioni di alcuni agenti della polizia municipale ma anche dalle immancabili intercettazioni e dall’esame della documentazione rinvenuta in occasione delle perquisizioni domiciliari. Per quanto riguarda l’aspetto delle dichiarazioni, vengono citate quelle di Vincenzo Intartaglia, Raffaele Fiumicello, Michele Cerase, Biagio Mammarella ed Antonio Landola. Davanti agli inquirenti Intartaglia lamentò una gestione clientelare del sistema sottolineando la scarsa tracciabilità dei verbali di contravvenzione e la connivenza del personale addetto alla loro stessa trattazione, spiegando che i preavvisi che venivano compilati erano privi di un numero di matricola e che gli stessi dopo essere stati visionati dal comandante Trotta non si tramutavano in altrettanti verbali di contestazione. Per questo motivo, raccontava il vigile, si erano originati ulteriori dissapori tra il colonnello ed alcuni agenti del comando i quali a loro volta, per evitare tale discrasia, avevano inteso adottare una distinta che contenesse l’indicazione dei preavvisi consegnati all’ufficio e dei relativi verbali emessi, distinta che però dietro minaccia del Trotta sarebbe stata immediatamente abolita.

Una gestione del comparto contravvenzionale che veniva confermata anche dal Fiumicello, il quale sentito il 30 luglio del 2012 dichiarava testualmente ai carabinieri che lo sentirono a sommarie informazioni quanto segue: “Circa due anni orsono nel mentre effettuavo servizio pomeridiano unitamente a Gianluigi Porta in via Roma a Procida richiamavo il gestore di un ristorante all’insegna ‘Fammivento’ tale Michele Assante, di spostare la sua auto in sosta vietata paventando la possibilità che la non ottemperanza avrebbe comportato la redazione di un verbale di contravvenzione. L’Assante immediatamente ottemperò all’ordine impartito ma nel fare ritorno all’attività commerciale tenne a precisare che tempo addietro aveva ricevuto numerosi verbali di contravvenzione da parte dei miei colleghi e che nessuno di tali verbali era stato pagato ma anzi sanati con una cena offerta al comandante della polizia municipale ed alcuni componenti del corpo stesso”. Una circostanza questa che, laddove confermata, certamente non deporrebbe a favore del colonnello Trotta e questo a prescindere dalla rilevanza penale dei fatti che sono contestati al pubblico ufficiale. Lo stesso Fiumicello si sofferma anche su un altro aspetto: “In più di una circostanza ho constatato che a fronte di un certo numero di preavvisi di contravvenzione consegnati all’ufficio non corrispondeva un numero uguale di verbali di contestazioni predisposti da Maria Meglio e Vincenzino Manfredi. La problematica fu da me esposta al comandante Trotta il quale mi rassicurò che nessun preavviso era stato distrutto o soppresso ma bensì solo annullati per erronea compilazione. La problematica è stata oggetto di confronto anche tra me ed altri colleghi come Vincenzo Intartaglia e con quest’ultimo si decise di predisporre una distinta da sottoporre e controfirmare all’atto della consegna dei preavvisi. Per un certo periodo tale distinta fu posta in atto solo da me, Gianluigi Porta e Vincenzo Intartaglia, tuttavia dopo qualche giorno a fronte di alcune ritorsioni adottate dal colonnello Trotta, ritorsioni consistite in turni di servizi gravosi e poco confacenti alle esigenze familiari, provvedimenti disciplinari e quant’altro, la distinta non fu più adottata…”.

Per quanto riguarda invece le dichiarazioni rese ai militari dell’Arma da un altro vigile, Michele Cerase, il quale ritornando ai conti che non tornavano tra i preavvisi di infrazioni e le contravvenzioni elevati, ricorda che propose a Trotta l’uso di una distinta al momento della consegna. Inizialmente il colonnello non ebbe nulla da obiettare ma secondo quanto racconta l’agente di polizia municipale qualche giorno dopo cambiò idea definendo la procedura “estremamente pignola” e poi ebbe a sottolineare, così come verbalizzato: “A questo aggiunse che qualora noi tutti avessimo proseguito nell’uso di tali metodologie, lui sarebbe ricorso a ditte esterne che lo avrebbero sollevato da ogni responsabilità. Tuttavia il Trotta precisò che l’impegno di una ditta esterna avrebbe portato via delle risorse economiche che invece potevano essere destinate al Corpo della Polizia Municipale ed ai suoi componenti. Atteso che il nostro contratto di lavoro prevede alla base una remunerazione per tre ore di lavoro e che grazie a periodiche determine del comandante della polizia municipale siamo impiegati e remunerati per cinque ore di lavoro, in quella circostanza presupposi che il Trotta facesse riferimento proprio a tali determine. Dinanzi a tale prospettive io decisi di non fare più uso di tali metodologie di lavoro, che per quanto mi risulta non furono più utilizzate anche da altri colleghi”. Ritornando alla famosa cena offerta dal ristoratore, ovviamente a detta di un vigile, a Trotta ed alcuni colleghi, giova sottolineare quanto aggiungeva agli inquirenti il Cerase: “Mi è capitato spesso, ma non per espresso ordine del comandante, di elevare numerose contravvenzioni per divieto di sosta e senza il grattino di parcheggio a carico del ristorante Fammivento e dei suoi familiari. Tuttavia non mi risultano essere stati elevati a suo carico o meglio non mi risulta che i preavvisi da me redatti a carico dello stesso siano stati tramutati in verbale di contestazione da parte dell’ufficio…”.

Importante quanto riferisce ai carabinieri anche Biagio Mammarella, che riferì che i preavvisi di contravvenzioni privi di un numero di matricola erano stati aboliti subito dopo le perquisizioni eseguite dai carabinieri il 25 luglio 2012. L’assistente Biagio Landola confermava il trend dichiarando durante le sommarie informazioni rese che “ad oggi non mi ricordo di aver mai firmato un verbale di contravvenzione redatto sulla base di preavvisi consegnati all’ufficio. Dopo le perquisizioni eseguite da voi carabinieri nei nostri uffici, i preavvisi di infrazioni vengono ritirati presso l’ufficio previo firma di una ricevuta e tutti risultano coredati di numero di matricola e/o di serie in modo da poterli collegare con il susseguente verbale di contravvenzione. In passato e anche nel recente, prima delle predette perquisizioni, più volte ho appreso da numerosi cittadini che i preavvisi di infrazioni redatti dai vigili urbani venivano annullati dal comandante Trotta o obliati presso l’ufficio previo pagamento di una sanzione ridotta e diversa rispetto a quella prevista e realmente accertata…”. Insomma, secondo gli inquirenti, si può sostenere che in seno al comando della polizia municipale si sarebbe verificato senza dubbio alcuno un uso distorto del preavviso di violazione, finalizzato non a fornire un avviso dell’avvio di attività di accertamento illecito, quanto piuttosto a spingere gli utenti della strada a munirsi di un abbonamento che consentisse loro o la circolazione veicolare sul territorio isolano o la sosta nelle aree predestinate dalle ordinanze comunali. Questo e tanto altro emerge da una serie di conversazioni intercettate in ambientale, dalle quali emergerebbero questa ed altre anomalie e che vi racconteremo nel dettaglio nei prossimi giorni.

 

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