Da oggi a martedi a Barano si festeggia San Sebastiano Martire con banda musicale e processione: la “rivalita’” di fede con l’altro patrono San Rocco
In corso i festeggiamenti in onore di San Sebastiano Martire a Barano e Forio - Nel comune montano due storiche icone di una stessa preziosa medaglia San Sebastiano e San Rocco, che ciascun fedele dichiarato o seguace discreto, da sempre porta al collo, in segno di appartenenza nella fede verso i due “eroi” della cristianità / San Sebastiano, è nativo di Narbona, cittadino milanese, alto e stimatissimo ufficiale della guardia pretoriana di Diocleziano e Massimiano, Sebastiano è l’eroe della Militia Christi, come militare e come difensore della fede. Sebastiano è dunque a Milano, comandante della prima coorte pretoriana, di fatto la guardia del corpo imperiale, tanto stimato da Diocleziano e da Massimiano, che i due regnanti ne reclamano continuamente la presenza. Ignorano però che il loro favorito è cristiano

Barano d’Ischia festeggia oggi domenica 18 gennaio 2026 fino a martedì 20 gennaio giorno della solennità del suo Santo Patrono San Sebastiano Martire in un clima di genuina devozione che solo il buon popolo baranese, impegnato a seguire il Novenario già dall’ 11 di gennaio scorso, sa dimostrare. San Sebastiano e San Rocco l’altro Patrono di Barano, per i cittadini di Barano centro, rappresentano om rivalità di fede due belle facce, due storiche icone di una stessa preziosa medaglia che ciascun fedele dichiarato o seguace discreto, da sempre porta al collo in segno di appartenenza nella fede a due “eroi” della cristianità che la storia ha consacrato e ci ha tramandato per l’umano sacrificio delle loro vite offerte negli anni delle persecuzioni alle anime elette.
San Sebastiano, era quell’alto ufficiale che aiutava di nascosto i cristiani perseguitati. Era un cavaliere che si avvalse dell’amicizia con l’imperatore Dioclezano per recare soccorso ai cristiani incarcerati e condotti al supplizio. Avrebbe fatto anche opera missionaria convertendo soldati e prigionieri. Poi Dioclezano, sentendosi tradito, passò alle minacce e infine alla condanna. Venne legato al tronco di un albero, in aperta campagna, e saettato da alcuni commilitoni. San Rocco invece era quel pellegrino che non aveva paura degli appestati. Nativo di Montpellier, in Francia, dopo aver venduto tutti i suoi beni si mise in cammino verso Roma e attraversò l’ Italia curando e confortando i malati di peste. Nonostante le notizie sulla sua vita siano poche e imprecise, è uno dei Santi più amati e popolari. Ecco perché Barano nei secoli lo ha “adottato” alla venerazione. Invocato dal Medioevo come protettore dal terribile flagello della peste tanto che il Concilio di Costanza nel 1414 lo invocò santo per la liberazione dall’epidemia che era scoppiata. La religiosità dei baranesi è ben nota in tutta l’isola ed anche all’estero. Costoro non fanno mistero della fede aperta che nutrono per il proprio santo protettore. Essi se lo ritrovano a portata di mano. Prendiamo la centralissima Piazza San Rocco, cuore pulsante della vita politica, sociale e religiosa del comune di Barano d’Ischia. Questa piazza è delimitata da ben due chiese: a valle, la parrocchia di San Sebastiano; a monte, la chiesa (omonima) di San Rocco. Entrambe sono del ‘600, solo che mentre di San Sebastiano conosciamo data di fondazione (1604) e committente (Fra Cosimo da Verona), per quel che riguarda San Rocco dobbiamo accontentarci di un documento del registro parrocchiale della chiesa di San Giorgio a Testaccio. Dal reperto si apprende della sepoltura di un tal “Giuseppe”nella chiesa di San Rocco nel 1634, motivo per il quale la data è stata convenzionalmente assunta come anno di fondazione dell’edificio.
Edificio che per secoli è stato sede dell’Arciconfraternita del Rosario. Non a caso, nella chiesa è presente una tela della “Madonna del Rosario” realizzata con ogni probabilità da Cesare Calise, pittore foriano del ‘600 famoso, tra le altre cose, per aver affrescato quasi per intero il santuario della Madonna della Libera a Forio. Oltre alla tela della Madonna del Rosario, degne di nota le statue della Madonna, di San Rocco e, soprattutto, di San Giovan Giuseppe della Croce, patrono dell’isola d’Ischia. Pare che per la realizzazione di quest’ultima si sia serviti della maschera funebre del santo custodita nella chiesa Collegiata dello Spirito Santo a Ischia Ponte. Insomma, una bella piccola chiesa che, nel tempo, dopo i recenti lavori di restauro è diventata il vero punto di riferimento della comunità baranese. L’altra, la parrocchia di San Sebastiano in passato risultava spesso chiusa e perciò difficilmente visitabile. Ora anche per questa chiesa i tempi e le abitudini sono decisamente cambiati. Il suo Santo, ossia San Sebastiano, è Nativo di Narbona, cittadino milanese, alto e stimatissimo ufficiale della guardia pretoriana di Diocleziano e Massimiano, Sebastiano è l’eroe della Militia Christi, come militare e come difensore della fede.Sebastiano è dunque a Milano, comandante della prima coorte pretoriana, di fatto la guardia del corpo imperiale, tanto stimato da Diocleziano e da Massimiano, che i due regnanti ne reclamano continuamente la presenza. Ignorano però che il loro favorito è cristiano. Egli dissimula la sua fede per meglio recare conforto ai correligionari perseguitati e rinsaldare la loro volontà di martirio a testimonianza del loro credo, quando, sotto i tormenti, questa vacilla. Tanti furono i iracoli operati dal santo. Probabilmente fu la leggenda del miracolo di Pavia il punto d’inizio di questa così estesa devozione. Le frecce che trafiggono il santo ne hanno fatto il patrono degli arcieri, balestrieri, archibugieri, ma anche, non si sa bene perché, dei tagliatori di pietre, dei tappezzieri, dei fabbri, dei pompieri e dei giardinieri. Quindi a Barano d’Ischia i due nomi Sebastiano e Rocco sono diffusissimi proprio per l’atto di fede che da sempre ciascuno baranese dimostra al suo santo protettore. Non c’è famiglia a Barano Centro e dintorni che un proprio esponente, sia esso padre figlio o nipote che non porti il nome di Sebastiano o Rocco a seconda della venerazione che si per l’uno o per l’atro santo. Come lo è al Testaccio per San Giorgio e a Buonopane per san Giovanni. Ma queste sono altre storie…







Fototoricerca di Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter
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