CRONACAPRIMO PIANO

Feola blinda l’ordinanza 43: «Tecnici in regola, ora basta incarichi concentrati»

Una marcia indietro sulle polemiche dei giorni scorsi, l’apertura a possibili correttivi sui compensi legati alle delocalizzazioni e una nuova offensiva contro la concentrazione degli incarichi professionali. È da questo triplice binario che riparte il confronto tra la struttura commissariale e i professionisti impegnati nella ricostruzione di Ischia. Nella sede di Palazzo Armieri, a Napoli, il Commissario Straordinario per la Ricostruzione, Marcello Feola, ha incontrato i rappresentanti degli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti della provincia di Napoli insieme alle categorie professionali coinvolte nel processo di ricostruzione post terremoto. Al centro del tavolo c’era l’Ordinanza n.43, il provvedimento che ha introdotto nuove regole per le delocalizzazioni e che nelle ultime settimane aveva provocato una forte reazione da parte dei tecnici, soprattutto sul tema delle parcelle professionali dopo le veementi dichiarazioni dell’avvocato Feola rese proprio in occasione della conferenza commemorativa del 21 agosto scorso. A rendere ancora più significativo il confronto di Palazzo Armieri è arrivata una notizia destinata a incidere concretamente sul percorso della ricostruzione. Proprio nelle ore dell’incontro, infatti, il Commissario Marcello Feola ha comunicato agli Ordini professionali che la Corte dei Conti ha apposto il proprio visto all’Ordinanza n.43, il provvedimento che disciplina le nuove procedure di delocalizzazione e ridefinisce alcuni aspetti relativi ai compensi professionali.

L’ORDINANZA E IL VIA LIBERA DELLA CORTE DEI CONTI

Il via libera della magistratura contabile rappresenta uno dei passaggi più importanti previsti dall’iter amministrativo e consente all’ordinanza di superare uno degli ultimi ostacoli prima della piena operatività. Si tratta di un passaggio tutt’altro che formale, poiché certifica la compatibilità contabile e la correttezza dell’impianto del provvedimento adottato dalla struttura commissariale. La conferma è arrivata direttamente nel corso della riunione con gli Ordini degli Ingegneri, degli Architetti, dei Geometri e dei Geologi e rafforza l’impianto normativo voluto da Feola. Il vertice si è concluso con un clima quasi disteso e con una sostanziale ricucitura. Il Commissario ha infatti chiarito un passaggio che gli Ordini ritenevano fondamentale: nessuna accusa generalizzata ai professionisti che hanno operato finora sul territorio isolano. «Io anzitutto ho chiarito di non aver mai affermato che i tecnici avessero violato delle norme», ha dichiarato Feola al termine dell’incontro. «I tecnici hanno operato in un regime disciplinato dall’ordinanza 17 del 2022. Ritengo che quell’ordinanza presentasse profili di incoerenza rispetto al quadro legislativo e con la 43 ho ricondotto la disciplina ordinistica alla disciplina prevista dalla legge». Parole che hanno contribuito a disinnescare la tensione accumulata negli ultimi giorni, anche se un certo scetticismo permane da entrambe le parti. Il Commissario ha ribadito con fermezza un principio sul quale, tuttavia, infatti, non sembra disposto a fare passi indietro: «Sono confermati i limiti dei compensi professionali fissati dall’articolo 30 comma 3 del Decreto-legge 109 del 2018. Quei tetti non sono superabili. Avevo anticipato che non erano negoziabili e l’ho confermato anche agli Ordini professionali».

FEOLA INFLESSIBILE O QUASI: APERTURA SULLA DELOCALIZZAZIONI

Se sul principio generale non fossero previsti cambiamenti, qualche spiraglio potrebbe però aprirsi per i casi specifici delle delocalizzazioni. Feola ha infatti lasciato intendere che la struttura commissariale sta valutando margini di miglioramento delle percentuali riconosciute ai tecnici nelle procedure di acquisto di una nuova abitazione, sia sull’isola sia nel resto della Campania, e nelle ipotesi di indennizzo sostitutivo. Era questo il passaggio sostanziale che di fatto aveva spinto Legnini ad uniformare le regole sui compensi a quelle del Centro Italia. E’,di fatto, proprio sulle delocalizzazioni che la trattativa tra tecnici e cittadini rendeva poco competitiva la partita sui comensi. «Ritengo che quelle percentuali possano essere incrementate lievemente. Si tratta di aspetti che rientrano nella mia discrezionalità e sui quali la legge non prevede limiti espressi, sempre naturalmente nel rispetto dei tetti fissati dal Decreto 109». Ma il passaggio politicamente più significativo dell’intervento del Commissario è forse quello relativo al nodo che, secondo Feola, continua a frenare la ricostruzione: la concentrazione degli incarichi professionali. «Il vero tema che oggi ingessa la ricostruzione è la concentrazione degli incarichi nelle mani di pochi tecnici. Con gli Ordini abbiamo convenuto di affrontarlo unitariamente e con maggiore rigore. Ci vedremo a breve per definire un protocollo molto rigoroso che sarà tradotto anche in atti commissariali per evitare questo fenomeno, che rappresenta oggi il vero limite del processo di ricostruzione». Un messaggio chiaro che punta ad accelerare le pratiche e a distribuire il lavoro tra un numero maggiore di professionisti.

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«HO INTRODOTTO CON CORAGGIO REGOLE NUOVE»

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Sul fronte delle delocalizzazioni, Feola ha poi ricordato che i beneficiari del Contributo di Autonoma Sistemazione avranno novanta giorni per scegliere quale opzione adottare tra quelle previste dalla nuova ordinanza. Un passaggio considerato decisivo per imprimere una svolta alle procedure. I numeri, del resto, raccontano ancora una macchina che procede troppo lentamente. «Ad oggi abbiamo definito circa 250 istanze che rappresentano grosso modo il 25 per cento del potenziale complessivo. Dovremmo essere intorno alle mille, milleduecento pratiche. Siamo ancora ad una percentuale troppo bassa». Da qui la necessità di accelerare. Alle critiche secondo cui, a nove anni dal terremoto e con oltre mille sfollati ancora in attesa, si continuerebbe a discutere di nuove regole e nuove scadenze, Feola ha replicato con decisione: «Mi sembra una domanda impropria. Io ho introdotto regole che non c’erano. Ho consentito l’acquisto fuori dall’isola d’Ischia e ho consentito la monetizzazione. Nessuno aveva avuto il coraggio di farlo e io l’ho fatto. Non stiamo parlando delle stesse regole, ma di regole nuove».

Sul tavolo del confronto non sono mancate nemmeno le polemiche che nelle ultime settimane hanno alimentato un botta e risposta indiretto tra l’attuale Commissario e il suo predecessore, Giovanni Legnini. Le tensioni erano nate dopo alcune dichiarazioni rese da Feola il 21 agosto sull’impianto normativo ereditato dalla precedente gestione, osservazioni alle quali Legnini aveva ritenuto opportuno replicare pubblicamente, difendendo il lavoro svolto durante il suo mandato. L’avvocato salernitano ha commentato con ironia e una citazione latina (“Excusatio non petita accusatio manifesta”) che però non è sembrato essere un affondo al suo predecessore quanto piuttosto un modo per lasciare intendere che il suo “bersaglio” fosse altro o altri.

IL NODO DEI RICORSI CONTRO IL PIANO DI RICOSTRUZIONE

Tra i temi affrontati dal Commissario Marcello Feola c’è stato anche quello dei cittadini che hanno presentato ricorso contro il Piano della Ricostruzione e che, in attesa della pronuncia dei giudici amministrativi, si interrogano sulle conseguenze delle nuove scadenze introdotte dall’Ordinanza 43. La risposta del Commissario è stata netta e chiarisce uno degli aspetti più delicati della fase attuativa del piano. «Se c’è una sospensiva o una misura cautelare possiamo aspettare. In mancanza di una misura cautelare del Tar noi andremo avanti. Il cittadino potrà sempre chiedere una misura cautelare al giudice amministrativo ma, in assenza di provvedimenti di sospensione, il Piano resta pienamente esecutivo». Una precisazione che assume rilievo particolare alla luce delle nuove opportunità offerte dall’Ordinanza 43 per le delocalizzazioni. Feola ha infatti ricordato che per i beneficiari del Contributo di Autonoma Sistemazione è stato fissato un termine di novanta giorni entro il quale dovrà essere comunicata la scelta della soluzione da adottare. «Abbiamo stabilito un termine di 90 giorni per i beneficiari del Cas. Devono dirci quale opzione di delocalizzazione intendono scegliere e lo devono fare entro questo periodo». Diversa la situazione per coloro che non percepiscono il contributo di autonoma sistemazione. In questo caso, ha spiegato il Commissario, la normativa non consente alla struttura commissariale di imporre nuove scadenze. «Per chi non beneficia del Cas non posso stabilire termini ulteriori perché esiste già un termine decadenziale previsto dalla legge, che è molto lungo e che non posso modificare autonomamente». L’indicazione che emerge dalla struttura commissariale è dunque chiara: la semplice presentazione di un ricorso non determina automaticamente il blocco delle procedure. Soltanto una decisione cautelare del Tribunale amministrativo può sospendere gli effetti del Piano della Ricostruzione. In assenza di tale provvedimento i cittadini interessati restano tenuti a rispettare le scadenze previste dall’Ordinanza 43, pena il rischio di perdere le opportunità offerte dal nuovo sistema delle delocalizzazioni. Questo passaggio non fa che rafforzare la percezione diffusa: i ricorsi non fermano automaticamente la gli ingranaggi della macchina burocratica legata alla ricostruzione, anche se le scelte e le imposizioni non piacciono ai cittadini, mentre le scadenze per i percettori del CAS restano operative e rappresentano uno degli strumenti con cui il Commissario punta ad accelerare un processo che oggi vede ancora ferme circa tre pratiche su quattro potenzialmente interessate dalle delocalizzazioni.

PROTA: «E’ STATO UN CONFRONTO DISTESO E COLLABORATIVO»

Soddisfazione è stata espressa anche dagli Ordini professionali. A parlare a nome delle categorie è stato il presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Napoli, Andrea Prota, affiancato dai rappresentanti di architetti, geometri e geologi. «Più che trovare una quadra, abbiamo avuto un confronto molto disteso e collaborativo», ha spiegato. «Usciamo da questo incontro potendo rassicurare i nostri iscritti e anche i cittadini. Il Commissario ci ha chiarito che alcune dichiarazioni, che anche io avevo stigmatizzato, non sono applicabili alla generalità dei colleghi». Un chiarimento che, secondo Prota, chiude definitivamente la questione sulle parcelle percepite negli anni passati. «Usciamo da qui con la certezza che i tecnici che hanno operato a Ischia lo hanno fatto, anche in termini di prestazioni professionali e compensi, in linea con le ordinanze vigenti. Tutto quello che è stato percepito è stato percepito legittimamente e il Commissario lo ha riconosciuto». Il presidente degli ingegneri napoletani ha però rilanciato la necessità di evitare che le differenze tra compensi riconosciuti dalle norme e contributi pubblici possano trasformarsi in costi aggiuntivi per le famiglie. «Vogliamo che i colleghi possano lavorare con compensi degni e soprattutto che non si creino discrepanze tra quanto previsto dalle norme nazionali e quanto riconosciuto dai contributi. Altrimenti quella differenza ricadrebbe inevitabilmente sul cittadino. Abbiamo ricevuto ampie rassicurazioni e quindi usciamo soddisfatti e fiduciosi».

Prota ha inoltre condiviso la linea del Commissario sulla necessità di aumentare il numero delle pratiche presentate e di contrastare il fenomeno dell’accumulo di incarichi. «Chi si impegna a seguire troppe pratiche fa un danno ai cittadini. Siamo pronti a tornare qui con il Commissario per evitare che questo accada e per fare in modo che le numerose manifestazioni di interesse si trasformino finalmente in pratiche concrete». Secondo il presidente degli ingegneri, la vera novità dell’Ordinanza 43 è rappresentata dall’ampliamento della libertà di scelta per chi deve lasciare definitivamente la propria abitazione. «Oggi il cittadino ha più opzioni. Da ingegnere mi auguro che i fondi vengano utilizzati soprattutto per recuperare le case e continuare a vivere a Ischia. Ma ci sono situazioni nelle quali gli approfondimenti tecnici dimostrano che non è opportuno ricostruire nello stesso luogo e allora ben venga la delocalizzazione».

CLAUDIO D’AMBRA: «TROVATO PUNTO D’INCONTRO CON FEOLA»

A dare la misura delle difficoltà che caratterizzano il cantiere Ischia è stato invece Claudio D’Ambra, rappresentante delle associazioni degli ingegneri isolani, che ha riportato il dibattito sulle peculiarità del territorio. «Siamo soddisfatti. Siamo riusciti a trovare un punto di incontro con il Commissario non soltanto sulle parcelle ma anche sulle problematiche che incidono concretamente sulla ricostruzione. Il nostro obiettivo è dare un contributo fattivo per accelerare l’intero processo». D’Ambra ha sottolineato come la situazione isolana non abbia eguali nel panorama delle ricostruzioni italiane. «Ischia è probabilmente il territorio più complesso che abbia affrontato. Ho seguito anche altre ricostruzioni, dal Centro Italia a L’Aquila, ma quello che esiste qui non l’ho incontrato altrove. Ci confrontiamo contemporaneamente con rischio sismico, rischio idrogeologico, rischio vulcanico, vincoli paesaggistici e una particolare complessità sociale. Tutto questo richiede prestazioni professionali molto più articolate». Infine, il richiamo ai numeri della ricostruzione, giudicati ancora troppo bassi. «Il dato più importante resta quello delle pratiche. Su circa mille potenziali istanze ne sono state presentate poco più di 250. È necessario che tutti facciano la propria parte. Gli Ordini, i tecnici e le istituzioni devono lavorare insieme perché l’obiettivo primario resta uno solo: riportare le persone nelle proprie abitazioni oppure garantire loro una soluzione definitiva e dignitosa». L’incontro di Napoli non chiude il confronto. Al contrario, apre una nuova fase. Sul tavolo restano i possibili correttivi alle percentuali dei compensi per le delocalizzazioni e la definizione di un protocollo destinato a regolare la distribuzione degli incarichi professionali. Ma dopo settimane di tensioni, il dato politico è evidente: tra Commissario e tecnici è stata trovata una tregua. Adesso la sfida è trasformarla in migliaia di pratiche e, finalmente, in altrettante risposte per gli sfollati di Ischia.

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