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FERMENTI E TORMENTI DEL TURISMO ISOLANO

Mi è capitato, in questi giorni, di sentire, da più parti, il termine “fermenti”, riferito alla situazione sociale, culturale e politica di Ischia. Incuriosito,  ho consultato il dizionario Zingarelli 2017 che, per “fermenti” al plurale, spiega con “segnali, avvisaglie” e, come significato estensivo, definisce “valore o concetto in grado di innescare sviluppi positivi”. Ad ogni modo “fermenti” viene dalla radice latina “fervere” e cioè “bollire”. Cosa bolle dunque nella pentola isolana? E’ vero che ci sono segnali di vivacità politico-culturale e sociale? Nel campo delle Associazioni culturali, Pro Loco, onlus e ultimamente anche delle Associazioni di categoria (commercio, alberghi) c’è aria di rinnovamento e cambiamento. Federalberghi sembra orientarsi verso una dirigenza manageriale, non diretta espressione di imprenditori dell’accoglienza; Confcommercio si è riorganizzata a livello isolano e promette grande fattività e incisività nella redazione di un Piano Unico Sanitario per il commercio sull’isola, da proporre all’esame e approvazione dei 6 Comuni, nonché la redazione di un Siad, sempre da sottoporre all’esame e approvazione dei sei Comuni, per una programmazione del commercio. Vi sono inoltre una miriade di iniziative che vedono coinvolti Pro Loco Succhivo, Pro Loco Panza, Nemo, o, nel campo della musica, moda, coreografia, danza, nell’annuale Festival con la partecipazione di varie scuole d’Italia, nella prima decade di maggio, l’Associazione Tifeo, la cui anima organizzatrice è Giovanni D’Amico. Tutto questo è vero. Ma basta per affermare che a Ischia ci sono nuovi “fermenti”? Non è forse vero che queste lodevoli iniziative appaiono ancora come attivismo di singoli o – al massimo – di piccoli gruppi di benemeriti volontari? E non è forse vero che i terminal politici e amministrativi (cioè le Amministrazioni comunali) al di là di generiche adesioni e promesse, appaiono “ corpi separati” rispetto a queste “provocazioni e sollecitazioni”? Non è forse vero che – soprattutto nei Comuni più grandi – le attenzioni di consiglieri, Sindaci, assessori, siano dirette ai giochi di potere, gruppi, correnti? Insomma, per adesso, i “fermenti” sono fermi alla soglia dell’individualismo e alla soglia che divide la società civile dal potere amministrativo.

Se non si varcano le due soglie, ovvero se – da un lato – l’azione di pochi non diventerà azione comune e dall’altro lato l’attivismo della società non si tradurrà in effettive decisioni e realizzazioni delle amministrazioni locali, i “fermenti” perderanno il “bollo”, come quando prematuramente si abbassa la fiamma del fuoco su cui è stata messa a bollire l’acqua. Sull’argomento “ fervore o torpore” registro, sui due quotidiani locali, due commenti contrastanti ( se non contrapposti), l’uno a firma di Davide Conte, l’altro a firma di Anna Maria Chiariello. Davide parla di “torpore” della classe imprenditoriale e di scelte sbagliate che gli albergatori (ed anche i commercianti) starebbero facendo, per esempio con la scelta di Riccardo Sepe Visconti, quale Presidente esterno alla categoria degli albergatori. Anna Maria Chieriello, immedesimata nel ruolo di “comunicatrice” del Comune d’Ischia (per quanti giorni ancora?) difende Ischia a spada tratta, sul Golfo, e punta tutto sull’enogastronomia, risorse naturali e accoglienza. Mi sembrano due concetti estremizzati. Tra il “nero” di Davide e il “bianco” di Chiariello (stia tranquillo Davide, non scelgo il bianconero) ma opto per una sfumatura di grigio ragionato. A supporto di quanto vado sostenendo, cito qualche esempio di questi giorni: il 21 aprile, al Royal, l’Associazione Disegnare il futuro, diretta da Luciano Venia, ha convogliato un notevole numero di cittadini ed operatori turistici, sul tema del turismo e della programmazione del futuro. Molte le segnalazioni di problemi reali, come la frammentazione amministrativa, il traffico insostenibile, il rumore assordante, l’incapacità di intercettare i finanziamenti europei con progetti adeguati, le necessità di creare una “ rete” tra bed & breakfast e una loro emersione da qualsiasi forma di opacità e irregolarità, un trasporto di taxi collettivi, una specializzazione di alberghi secondo esigenze particolari di settori della domanda turistica. Tutto bene.

Ma a strattonare gli “analisti” del turismo ischitano e a riportarli con i piedi per terra, ci ha pensato Benedetto Valentino. Per il patron del Premio Ischia di Giornalismo, quel che di Ischia è perso, difficilmente potrà essere recuperato (per lo meno nel tempo breve-medio). Che cosa abbiamo fatto per una mobilità alternativa? Niente. Anzi abbiamo elargito licenze di taxi e microtaxi in numero maggiore che in una città. Che cosa abbiamo fatto per ottimizzare il servizio di raccolta dei rifiuti urbani e abbassare tariffe insostenibili per le strutture produttive? E adesso ci troviamo, al Comune d’Ischia, con crediti astronomici verso le imprese che – giocoforza – bisognerà esigere se si vuole evitare il collasso delle casse comunali. E il Comune di Napoli, che si trovava nelle stesse condizioni, ha deciso di sferrare un’offensiva per il recupero di circa 110 milioni di euro di sola tassa per i rifiuti. E per la cultura, Valentino segnala che abbiamo assistito al degrado del Museo di Villa Arbusto e all’approssimazione e minimalismo del museo della città sommersa di Aenaria. Fin qui la requisitoria di Benedetto Valentino. Aggiungiamo noi che, tra le autorità amministrative, l’unico Sindaco che sembra veramente consapevole della necessità di una svolta radicale, appare il Sindaco di Lacco Ameno, Giacomo Pascale, soprattutto sul problema traffico. Altrettanta consapevolezza non sembra attraversare gli imprenditori dell’industria alberghiera e termale. Si insiste sulla carenza di marketing, senza porsi il problema di quale tipo di isola oggi siamo in grado di andare a pubblicizzare. Quella caotica, trafficata, rumorosa, inquinante? Leonardo Sasso, manager turistico del gruppo Dico Hotels fa osservare che va bene la progettualità  e una nuova e diversa visione del turismo per i prossimi 10 anni ma – nel frattempo – c’è la necessità di rimediare e assicurare subito un livello vitale di turismo che non faccia collassare il settore, con pesanti riverberi sull’occupazione. Ecco, sostiene Leonardo, la necessità di rinvigorire con immediatezza il marketing. In questa luce, il discorso è accettabile, a patto di essere consapevoli che dovremo “mentire” e presentare un’immagine non veritiera del nostro territorio, così come oggi si presenta.

Del resto circolano tante fake news e tanta scientifica opera di “disinformazione” (chiedere a Graziano Petrucci che queste cose le studia) che una nostra propaganda artefatta non desterebbe scandalo. Altro esempio da considerare: il nuovo direttivo eletto dall’ACUII e l’orientamento a spingere realisticamente sulla collaborazione ed armonizzazione tra i 6 Comuni, prima ancora di una fusione, che trova tuttora ostacoli. E’ apparso strano che, all’improvviso, si siano iscritti quasi 200 persone all’Associazione (che fermento!). Ma siamo positivi: gli eletti sono degni e gli esclusi, tra i candidati, saranno in qualche modo ripescati. Ma adesso arriva il bello, a incominciare da una rivisitazione dello Statuto, che ingessa troppo il direttivo, per proseguire con l’elezione del Presidente. Sarebbe disdicevole se prevalesse uno spirito di parte o di partito nella determinazione della Presidenza. Arriveremmo al paradosso che un’Associazione nata per “ unire”, si divide per fazioni. Per concludere, adoperiamoci affinché i “ fermenti” non siano solo “ fermenti tattici”, per parafrasare i noti “ fermenti lattici”, capaci di rigenerare la flora intestinale. Ma i “ fermenti tattici” sono ugualmente capaci di rigenerare la flora del corpo sociale ed economica dell’isola d’Ischia?.

Franco Borgogna

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