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“Ferrandino ha chiesto uno Smart TV”: così D’Abundo mentì a Castiglione

ISCHIA – E’ il 28 ottobre 2015 quando hanno inizio le operazioni di intercettazione telefonica, autorizzate dal gip. Dalle stesse emergeva nell’immediatezza che il D’Abundo aveva rivolto a Ciro Castiglione la richiesta di un televisore per un non meglio precisato amico. La conferma che i due dialogassero effettivamente di questo tipo di apparecchio la si aveva dalle telefonate intercettate sull’utenza del D’Abundo, il quale si informava anche presso un rivenditore circa i prezzi e le caratteristiche tecniche di uno “Smart TV”, ma pure da un sms nel quale Antonello D’Abundo – dopo aver inutilmente “pressato” l’albergatore al fine di ricevere l’apparecchio – gli inviava il seguente messaggio: “Ho capito che hai problemi, dimmi solo come me ne posso uscire senza litigare, Non vorrei rompere un rapporto così importante per una tv”. Nello specifico c’è anche un intercettazione telefonica intercettata proprio il 28 ottobre intorno alle 18:

… OMISSIS…

CASTIGLIONE: Eh, vedi che questo mi ha dato buca un’altra volta.

D’ABUNDO – Ah, e che gli devo dire…

CASTIGLIONE – E che ti devo dire, io ora ho finito di litigare (omissis)… quello che stamattina… quello là che stava in macchina con me (omissis)… era proprio lui era…

D’ABUNDO – Ah, ho capito.

CASTIGLIONE – Era lui, stava andando a prendere l’aliscafo e gli ho detto: “Tutto a posto? Alle cinque vieni?”. “Tutto a posto, Ciro, stai tranquillo, tutto tranquillo”, ho chiamato e ho detto “Ma dove sta Enzo questa cosa?”, ho detto, “non è venuto nessuno”, “e non mi dire niente viene domani”, e ho detto: “Mi fai fare una figura di merda, mi fai prima prendere appuntamento con la gente e dopo… me lo dicevi che era domani e glielo dicevo stamattina non è che glielo devo dire stasera”.

D’ABUNDO – No, adesso me ne devo scappare, me ne devo scappare…

CASTIGLIONE – E che ti devo dire… quelli mi fanno fare queste figure di merda…

D’ABUNDO – Adesso stavo al telefono con lui e ha detto “Guarda aspetta un momento che ho un momento da fare” e ha detto “Ma viene o non viene? Altrimenti lo vedo a prendere io Antonello, mi stai portando da lunedì e cose…” (omissis)… ho detto “Non ti preoccupare”

CASTIGLIONE – Ha promesso che domani sta qua, vedi un attimo di trovare una scusa che devi fare una cosa e domani gliela diamo

D’ABUNDO – Mannaggia a Eva, mannaggia, mi sto mettendo dentro un’altra tarantella con uno che è uno svizzero proprio, mannaggia la morte guarda quello (omissis)… va bene fammi vedere dai, va bene, adesso lo chiamo.

CASTIGLIONE – Vedi un attimo di apparare questa cosa per oggi…

Le cose però non migliorano affatto perché due giorni dopo, il 30 ottobre, viene intercettata una nuova telefonata tra Ciro Castiglione e Antonello D’Abundo nella quale il primo riferisce al secondo che a causa di un litigio con il fornitore a cui si era rivolto, non era ancora riuscito ad acquistare quanto richiesto e che aveva dato incarico a due suoi conoscenti/collaboratori di provvedere all’approvvigionamento del televisore direttamente presso esercizi commerciali dell’isola d’Ischia. A ciò faceva da contraltare la reazione del D’Abundo che, nel mostrarsi estremamente dispiaciuto per quanto stava accadendo, asseriva che, per sfuggire alle pressioni della persona a cui il televisore era destinato, quel giorno era stato costretto più volte ad accendere e spegnere il telefonino e che quando aveva parlato con la “terza persona” (Vanni Ferrandino, ndr) aveva accampato delle scuse ribadendo di essere già in possesso di quanto richiesto e che la consegna sarebbe avvenuta l’indomani.

D’ABUNDO – Madonna! E io sto spegnendo il telefono perché quello mi sta tempestando di telefonate… adesso come devo dire? Io ieri lo chiamai e gli dissi “lo ho io, ora non posso venire, devo andare a prendere mio figlio, vengo io più tardi, vengo domani”… e l’ho dovuto spegnere, io da stamattina ho dovuto spegnere il telefono, accendevo, spegnevo, accendevo, spegnevo, non sapevo più cosa gli dovevo dire… mannaggia a miseria mannaggia, ora che devo fare e lo devo solo spegnere il telefono… ma noi qua se non… e se non lo trovi qua io che faccio spengo il telefono…

E non a caso in prima serata proprio D’Abundo inviava un sms dai toni “allarmati” sull’utenza telefonica del Castiglione: “Ho capito che hai problemi, dimmi come me ne posso uscire senza litigare. Non vorrei rompere un rapporto così importante per una Tv”. Ma in realtà c’è una conversazione telefonica intercettata il giorno successivo, 31 ottobre, dalla quale si evince che il televisore in realtà non era destinato a Vanni Ferrandino ma allo stesso Antonello D’Abundo. Lo si evince mentre lo stesso parla con la sua fidanzata:

… OMISSIS…

BALDINO – Ma quindi quando vengono con la televisione?

D’ABUNDO – E non lo so, vado a vedere stamattina… ieri, amore… (omissis)

Ulteriore conferma che il televisore fosse destinato proprio all’ex assicuratore, si aveva nelle successive conversazioni intercettate sull’utenza di quest’ultimo e intrattenute quella stessa mattina e nei giorni immediatamente successivi con Vincenzo Calise, un dipendente di una rivendita commerciale di elettrodomestici, dalle quali si evince che il televisore era stato acquistato direttamente dal D’Abundo, al prezzo di 680 euro e poi montato presso la sua abitazione.

 

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