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CULTURA & SOCIETA'

Festa stop: San Giovan Giuseppe e la Madonna solo in chiesa e sul piazzale delle alghe. Don Carlo si “allea” col sommo Dante e “risparmia” sulle luminarie stradali e sui fuochi

OGGI APERTURA DELLA FESTA GRANDE CHE DIVENTA “PICCOLA” A ISCHIA PONTE COL RITUALE GIOVEDI’ DELLA TRADIZIONALE “DISCESA” DELLA SETTECENTESCA STATUA DEL SANTO CONCITTADINO DALL’ ABITUALE NICCHIA AL MERITATO TRONO ADDOBBATO / Questa mattina i compatroni scelti che hanno in custodia il “tesoro” di San Giovan Giuseppe della Croce conservato nel forziere della sagrestia della Chiesa dello Spirito Santo, con inevitabile emozione lo tireranno fuori per la vestizione del Santo prima della sua intronizzazione. Il “tesoro” che non ha nulla a che vedere con quello più corposo di San Gennaro, non presenta nè gemme e pietre preziose, nè mitre d’oro nè corone e collane-regalo, ma soltanto il “corredo” per l’ornamento che consiste in quattro pezzi d’oro puro quali le due testiere, il cordone monacale e la Croce chiodata

Sarà festa di chiesa e basta, con un Don Carlo prontissimo a fronteggiare le critiche ed il malumeore della gente per i festeggiamenti del Santo Patrono e Concittadino, purtroppo ridotti anche quest’anno al lumicino a causa della pandemia che purtroppo non ci lascia. In ogni modo la sempre attesa Festa di San Giovan Giuseppe della Croce nel suo rituale giovedì del programma festivo, parte questa mattina dalla Chiesa Santuario dello’Spirito Santo, con la toccante e suggestiva cerimonia della tradizionale “discesa” della settecentesca e storica statua del Santo Concittadino dalla sua abituale nicchia per la solenne intronizzazione.

DON CARLO CON I RAGAZZI DELLA MADONNA
DON CARLO CON I RAGAZZI DELLA MADONNA

Sono chiamati al tradizionale rito i “portantini” devoti che ogni anno sono lì ad assolvere ad un compito di cui si sentono fieri e gratificati, per amore di San Giovan Giuseppe. Si suoneranno le campane a festa con qualche botto di fuochi d’artificio di contorno e si registrerà la prima mattutina affluenza in massa degli ischitani devoti che canteranno lo storico inno a San Giovan Giuseppe “’O Gran Santo”. Saranno presenti anche gli ischitani emigrati, quei pochissimi giunti sull’isola per la particolare occasione di festa, da San Pedro di California e da Mar del Plata in Argentina. Parteciperanno domani mattina venerdì all’ingresso trionfale della Madonna di Costantinopoli dalla Congrega direttaamente nella Chiesa vicina della Spirito Santo per la sua intronizzazione accanto a San Giovan Giuseppe della Croce. A dominare la scena a difesa dei Festeggiamenti così come sono stati programmati, per lo più solo dentro la Chiesa, c’è come sempre, l’ irriducibile parroco Don Carlo Candido con i suoi collaboratori del gruppo giovanile da egli stesso formato e sostenuto. La frenetica attività parrocchiale di questo infaticabile sacerdote nella vasta area di suo dominio pastorale che va da Ischia Ponte centro fino all’Addolorata, passando per la Cappella del Carmine e San Antonio fino alla Bambenella alla Mandra, tiene in stato di allerta costante i commentatori critici del suo largo e proficuo operato, quasi che il nostro fosse l’uomo in tonaca nera da guardare a vista e “sparare” contro di lui ad ogni sua “uscita” che i suoi ossessionati censori non gradiscono e malevolmente prendono di mira.

DON CARLO MISTICO E POI...BATTAGLIERO (2)
DON CARLO MISTICO E POI…BATTAGLIERO (2)

Ma Don Carlo, che noi abbiamo definito in tempi non sospetti, il novello Don Bosco in quel di Ischia Ponte, fila diritto senza dar peso alle “carezze” che gli provengono dalla parte di noti insofferenti. Nemmeno le bordate relative ai passati fatti di pratiche d’esorcismo lo hanno toccato più di tanto. Segno è che Don Carlo si è rivelato un ottimo stratega anche in fatto di difesa personale oltre che di quella dei suoi parrochiani che si lasciano guidare a livello spirituale e laico-ricreativo con straordinaria partecipazione ed incondizionata fiducia verso iol loro parroco-amico. Insomma Don Carlo fa il parroco in una fortezza, capace di resistere e quindi respingere ogni tipo di attacco con l’arma della non curanza e se è il caso, del…perdono. In loco sta per passare una estate di “feste” gestite e da gestire ancora dove, diciamola tutta, Don Carlo ha la supervisione diretta sui programmi ed i programmatori, nel senso che si procede col comune sentire, fatta salva però l’ultima parola, le decisioni finali che sono di Don Carlo. E così sia. Del resto, se vogliamo, tutto parte dalla fertile fantasia e dal potere decisionale accettato ed accettabile del parroco cosiddetto da prima linea. Inventa, costruisce, invita alla preghiera, allo stare insieme, a vivere gli eventi di festa con gioia, con la vittoria dello spirito. Il popolo legato alla Chiesa e a Don Carlo, gradisce che le feste patronali si facciano, con i fuochi d’artificio, la processione, le campane, le luminarie stradali, magari commentandone anche con spirito critico la tenuta del disegno, le bancarelle, i giochi per ragazzi, perchè le feste con la loro storia, sono patrimonio storico e tradizionale della propria vita passata alla quale tutti si sentono legati più di quanto si pensi. Purtroppo anche questa’anno a causa della pandemia l’attesa festa del Santo Patrono è ridotta all’essenziale. Vi sarà una mini processione con le statue di San Giovan Giuseppe e della Madonna della Congrega che percorrendo la strada di dietro le chiazze , raggiungerà il piazzale delle alghe dove avrà luogo la Santa messa. Poi il ritorno in chiesa. Ciò accadrà domenica prossima 5 settembre alle 19,15. Al mattino invece vi sarà la “prima volta” del nuovo vescovo di Ischia Sua Ecc. Mons. Gennaro Pascarella che omaggerà il nostro Santo Concittadino con la messa solenne pontificale. Va inoltre aggiunto che Don Carlo, dal suo pulpito, faccia le sue prediche pepate, redigga editoriali, lanci giuste accuse ad un certo tipo di società deviata e corrotta per recuperare più possibili pecorelle smarrite, fa benissimo, perché tra l’altro assolve con fedeltà ai dettami del suo ruolo di sacerdote propositive ed efficace . Ci fa piacere che Don Carlo sia rimasto il battagliero sacerdote di sempre ammirato ed apprezzato nel suo straordinario lavoro di aggregazione e di sana rivoluzione in una parrocchia che fino ad alcuni anni fa, era anonimamente appiattita su se stessa, senza stimoli e con poca linfa vitale. Ora ci sono la vita, la fede, il piacere di stare insieme, la gioia di godere, la condivisione. E se tutto questo non è festa, allora cos’ è?

Foto Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

antoniolubrano1941@gmail.com

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