Tra costi elevati e tasse, così la fiscalità “strozza” Ischia
Sull’isola d’Ischia cresce il malcontento di cittadini e imprese, schiacciati da tasse locali sempre più alte e da un costo della vita in costante aumento. Tra crisi del turismo e servizi percepiti come insufficienti, il territorio mostra segnali di forte sofferenza economica e sociale

C’è un’immagine che ormai si ripete con inquietante regolarità a Ischia: serrande abbassate fuori stagione, strutture ricettive in difficoltà, residenti costretti a fare i conti con una pressione economica sempre più pesante. Dietro la facciata da cartolina di Ischia, cresce un disagio sociale ed economico che sta diventando impossibile ignorare. Sull’isola la questione fiscale è ormai al centro delle proteste di imprenditori e cittadini. L’aliquota IMU così come la TARI, in particolare, è diventata per molti operatori turistici una voce insostenibile. In alcuni casi, gli alberghi arrivano a sostenere costi milionari solo per la gestione dei rifiuti, con una pressione che rischia di tradursi in chiusure e indebitamenti strutturali. Una situazione che non riguarda solo i grandi operatori: anche piccoli B&B, affittacamere, artigiani e attività commerciali denunciano un sistema fiscale locale percepito come sproporzionato rispetto ai servizi ricevuti. Ischia vive di turismo, ma il modello attuale mostra segni evidenti di crisi. Da un lato la stagionalità estrema, con mesi interi di inattività economica fuori dall’estate; dall’altro una concorrenza al ribasso che abbassa i margini e non garantisce qualità né stabilità. Nel frattempo il commercio locale soffre: molte attività storiche chiudono o sopravvivono con incassi sempre più ridotti, mentre il centro urbano perde vitalità e identità. Il sentimento diffuso tra residenti e operatori è quello di un paradosso ormai evidente: tasse e imposte aumentano, ma la qualità dei servizi non segue lo stesso ritmo. Trasporti, gestione urbana, manutenzione del territorio e servizi pubblici non sempre appaiono all’altezza del carico fiscale richiesto. Una percezione che alimenta sfiducia e frustrazione, soprattutto tra chi sull’isola vive tutto l’anno e non solo nei mesi turistici.
A complicare il quadro c’è anche il fenomeno degli affitti brevi e irregolari, con controlli che hanno evidenziato diverse violazioni fiscali e normative. Un mercato spesso fuori controllo che crea concorrenza sleale, alimenta distorsioni dei prezzi e penalizza chi opera nella legalità. La somma di questi fattori sta producendo un effetto a catena: imprese in difficoltà, residenti sotto pressione, giovani che lasciano l’isola e un’economia sempre più fragile e dipendente da un turismo stagionale instabile. Nel frattempo, alcune misure di sostegno e incentivi fiscali cercano di tamponare la situazione, ma per molti operatori non sono sufficienti a invertire una tendenza strutturale ormai radicata. Ischia resta una delle mete più iconiche del turismo italiano, ma il rischio è che dietro la sua immagine si stia consumando una crisi orami neanche più silenziosa: quella di un territorio che produce ricchezza, ma fatica sempre più a trattenerla. Se il peso della fiscalità locale, la stagionalità e la fragilità del tessuto economico continueranno a crescere senza interventi strutturali, la domanda diventerà inevitabile: fino a quando Ischia potrà reggere questo equilibrio?





