CULTURA & SOCIETA'

FlagChain, parte da Ischia la rivoluzione sulla tracciabilità dei prodotti ittici

Al Polifunzionale la presentazione del progetto ideato da alcuni gruppi campani di Azione locale del settore pesca per la garanzia sulla qualità dei prodotti ittici

Innovazione e cooperazione a garanzia della genuinità del pescato che arriva sulle nostre tavole. Sono queste le due parole chiave alla base di Flagchain, progetto nato ed ideato grazie alla sinergia di tre Gruppi di Azione Locale del settore pesca- Flag pesca flegrea, Litorale Miglio D’Oro e Sviluppo Mare Isole di Ischia e Procida- presentato ieri mattina al teatro polifunzionale di Ischia.

Un progetto rivoluzionario – come lo hanno definito i relatori in sala – il cui obiettivo primario è quello di coinvolgere gli attori della filiera ittica nell’implementazione, grazia al finanziamento con fondi UE, di un sistema di elaborazione dati sulla tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti acquistati, attraverso l’utilizzo applicazioni decentralizzate in grado di raccogliere e diffondere informazioni verificate, valide e non modificabili. Garantire, infatti, senza timore alcuno che il pescato che arriva sulle tavole dei consumatori sia effettivamente di origine locale e soprattutto di buona qualità, sta diventando, oggigiorno, sempre più un’esigenza pregante per tutti gli attori coinvolti nella filiera ittica; esigenza, però, di non sempre facile realizzazione, date le molteplici difficoltà di controllo nel settore. Ecco, dunque, che tre delle sei flag del territorio della Regione Campania, hanno deciso, alcuni mesi fa, di mettere insieme le proprie idee e risorse per la creazione di un sistema ad hoc per l’organizzazione e gestione dei flussi di informazioni relativi al mercato della pesca.

«Fino ad oggi- ha spiegato alla platea dei presenti, Michele D’Ambrosio, ideatore di COOEVO, il primo protocollo di validazione dati che garantisce l’autenticità delle informazioni- per il mercato ittico era difficile accedere e gestire determinati dati che permettessero, effettivamente, di dare rassicurazioni in merito alla provenienza del pescato. Ci siamo, quindi, riuniti per mettere a punto un progetto che mirasse proprio a questo». Di qui, dunque, l’idea di utilizzare, anche per il mercato ittico, la cosidetta Blockchain, tecnologia impiegata finora per lo scambio di criptovalute, e la quale favorirebbe lo scambio di informazioni in modo sicuro e con tempistiche molto ridotte.

Tale tecnologia, infatti, come spiegato da Danilo Guida, direttore di Flag Pesca Flegrea- si baserebbe su di un registro condiviso e decentrato presso tutti i soggetti che partecipano alla rete nella quale sono memorizzate le informazioni. Ogni informazione, registrata in blocco ed agganciata alle informazioni precedenti non è inoltre modificabile, se non a patto di modificare di conseguenza tutta la catena di dati. «I registri – ha proseguito, infatti, ancora Guida – sono conservati in diverse parti. Copiare le informazioni e conservarle in modo distribuito e decentrato, garantisce così l’attendibilità e la sicurezza delle informazioni stesse». Attendibilità possibile anche grazie alla geolocalizzazione, alle immagini satellitari e ad un insieme di algoritmi che non solo permetterebbero di verificare quanto dichiarato dal pescatore in merito al prodotto pescato, ma anche, ad esempio che lo stesso sia proveniente da acque di qualità.

«La block chain – ha commentato Marco Vitale, co-fondatore e amministratore delegato di Food Chain, startup comasca nata nel 2016 con l’obiettivo di tracciare materie e prodotti alimentari lungo tutta la filiera produttiva, rendendo le informazioni accessibili e condivisibili via web e dispositivo mobile a chiunque- è un innovazione sociale. Basti pensare che, in questo caso, tre flag si sono messe insieme per il beneficio massimo di ognuna delle tre comunità. Non si punta solo sull’individualismo, ma anche sulla cooperazione al fine di valorizzare un intero mercato»

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La Flagchain, insomma, potrebbe rappresentare un sistema rivoluzionario per il controllo del pescato nell’ambito della Regione Campania, in grando, al contempo di valorizzare le imprese del settore e di garantire al consumatore prodotti di qualità.

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«La block chain – ha spiegato Pasquale palamaro, stella michelin del Regina Isabella, portando una piccola dimostrazione pratica dell’utilizzo di tale tecnologia anche nel comparto della ristorazione- permette di essere trasparenti. Con questo sistema infatti, avremo a disposizione u canale, nel quale viene registrata il codice del prodotto pescato e una volta collegatomi all’interno dello stesso, si potranno avere informazione sulla provenienza di un determinato pesce che ho nel ristorante su chi lo ha pescato e via dicendo». Con la Flagchain, non solo quindi la garanzia sulla qualità prodotto ma anche la possibilità di dare valore alla storie e ai volti che di celano dietro i prodotti pescati che finiscono sulle nostre tavole. Investire sulla tecnologia, insomma, sembra sia il futuro della tracciabilità dei prodotti del mercato ittico. « Il mondo della pesca- ha commentato il sindaco del Comune di Ischia, Enzo Ferrandino – vive oggi momenti particolarmente difficili. E’ bello quini che sul territorio isolano stiano nascendo queste oppotunità di Flag che non depauperino la risorsa mare. Siamo orgogliosi di aver potuto ospitare qui ad Ischia un’iniziativa del genere».

«Nei prossimi mesi- ha concluso Michele D’ambrosio – cercheremo di fissare una timeline per lo sviluppo di questo progetto, creando insieme alle tre flag, manifestazioni settoriali aperte a tutti».

Foto Franco Trani

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