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Folla nei cimiteri per la ricorrenza dei defunti

Di Antonio Lubrano

Andare al cimitero, almeno qui sull’isola e crediamo anche a Napoli ed in Campania e nel sud intero, è considerato come un dovere verso i propri cari che non ci sono più, ma che riposano in quel luogo consacrato, in pratica uguale per tutti. Che sia davvero uguale per tutti, ce lo ricorda il grande Totò in quel suo straordinario componimento “’A Livella” che Michele Lubrano opportunamente riporta  qui a fianco nella sua rubrica Il Punto.  Andare al cimitero dunque a Ischia, secondo il pensiero degli isolani, è imprescindibile da qualsiasi altro modo di pensare. Sull’argomento si esprime, per una diversa visione di questa abitudine e quindi forma di tradizione, un esperto del tema, il prof.  Francesco Campione:  “Andare al cimitero, afferma il professore,  non è né giusto né sbagliato. Il cimitero viene usato dalle persone in modi differenti a seconda di come elaborano il lutto. Per esempio, aggiunge  il prof. Campione., se tu pensi che al cimitero non ci sia nessuno, cosa ci devi andare a fare? Se andare al cimitero ti fa star male, perché ci devi andare? Al cimitero invece ci va, e ci deve andare, chi usa il cimitero in un altro modo, cioè chi dice “Da qualche parte riposa il mio caro”, e allora il cimitero serve a coloro che hanno bisogno di un simbolo: non si è stupidi o matti a pensare che ci sia qualcuno lì, ma simbolicamente qualcuno c’è. L’altro aspetto dell’uso del cimitero, afferma inoltre il prof. Campione, che ha caratterizzato tutto un secolo, cioè l’Ottocento, e che caratterizza adesso la crisi dei cimiteri, è il fatto che il cimitero serviva come luogo della memoria, cioè come un luogo dove si andava per onorare i morti, per ricordarseli e anche per, in qualche modo, tenerli ancora all’interno della famiglia. Basti pensare alla cappella, alla tomba di famiglia, alla cura come una seconda casa, la casa dei morti… Forse non bisogna meravigliarsi, conclude il prof. Francesco Campione, se una persona al cimitero non ci va, bisogna chiedersi perché non ci va, e bisogna chiedersi perché invece un altro ci va”. Al Cimitero,  qui ad Ischia, al di là della domanda che ci si può  porre,  vanno quasi tutti: lo hanno fatto ieri,  che non era propriamente il giorno dei morti, ma il giorno della festa di tutti i Santi. Al riguardo, tradizione vuole che il  primo novembre giorno di Ognissanti si affollano i cimiteri dell’isola con animo più festoso che mesto, un tempo con carichi di candele e fiori, oggi invece con solo fiori, visto che cappelle, loculi e tombe a terra sono quasi tutte munite di lampade elettriche. All’usanza di frequentare in massa i cimiteri nel giorno di Ognissanti, vi partecipa anche la chiesa locale col suo Vescovo, Mons. Pietro Lagnese che ieri pomeriggio con la sua inaspettata assenza, ha interrotto la tradizione che vedeva il Vescovo della diocesi isolana concelebrare la messa nel cimitero d’Ischia con altri sacerdoti e pronuncianre l’omelia in ricordo dei defunti. Ormai è tradizione, con o senza la partecipazione del Vescovo, che debba andare così, con la buona pace di tutti, vivi e morti. Oggi 2 novembre continuano le visite ai cimiteri isolani. Chi è andato ieri si esime dall’andare oggi, e sono in tanti. Quindi l’afflusso sarà in tono minore. Intanto questa mattina fino alle 11,00 tutti i sacerdoti disponibili dell’isola  sono stati chiamati a celebrare messe in suffragio in forma privata nelle cappelle di tutti quei proprietari che ne hanno fatto richiesta e vogliono distinguersi in un giorno specificamente dedicato ai defunti e quindi ai propri cari.  Sono lontani gli anni in cui nei cimiteri dell’isola si faceva smisurato uso dei ceri e della cera di risulta. Famiglie intere arrivavano nel proprio cimitero di appartenenza con pacchi di candele di piccole medie, e lunghe dimensioni. Il capo famiglia sistemava le candele intono al tomba del proprio caro conficcate nel terreno e ben erette. Il camposanto nei due giorni di tradizionale visita, pullulava di ceri accesi, i quali nell’atto di consumarsi producevano cordoni di cera di risulta, che i ragazzi del tempo, raccoglievano in larghi fazzoletti per poi rivenderli e ricavarci i soldini giusti per il cinema della sera. Il giorno più producente  per questa operazione era naturalmente il 1 novembre  giorno di maggiore affollamento dei cimiteri. Oggi si va al cimitero con tutt’altro stile. I “privilegiati”, se piove trovano riparo nelle loro accoglienti e capienti cappelle curate in maniera maniacale, illuminate ed adornate di fiori, dove però non spicca più, unico e solo, il crisantemo tipico e tradizionale omaggio floreale della circostanza, ma fanno bella mostra di sé altri tipi di fiori costosi ed esclusivi come gardenie, rose, garofani,ecc. Pregare sulle tombe, pare non sia più la priorità, il motivo per cui si va la cimitero per “incontrarsi” con i propri cari e con l’amico perduto. Il tempo della visita è quasi per intero dedicato a parlottare col conoscente della tomba a fianco e nel giro escursionistico per i viali del camposanto, alla ricerca, per curiosità, del morto più recente. Insomma,scomparsi  sensibilità e rispetto. Per fortuna i morti non vedono e non sentono

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