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CULTURA & SOCIETA'

“FOMO” e “NOMO” fobia: di cosa stiamo parlando ?

L’abuso dei social network può portare all’isolamento,  l’utilizzo smodato e improprio del cellulare può portare non solo divari enormi tra persone, ma anche a chiudersi in se stessi e a alimentare la paura del rifiuto” . Esistono due sindromi connesse all’uso eccessivo della tecnologia e alla dipendenza da smartphone. La prima si chiama “No.Mo.Fobia”: Sta per “no mobile fobia” oppure “Sindrome da Disconnessione”,la paura di rimanere senza connessione alla Rete da mobile,colpisce per lo più giovani tra i 18 e 25 anni. Chi ne è colpito può arrivare a sperimentare attacchi di panico con vertigini, tremore, mancanza di respiro e tachicardia in caso di assenza di Rete mobile o di cellulare fuori uso. La No.Mo.Fobia è connessa all’uso eccessivo dei social network. La seconda sindrome è nota come FOMO,(acronimo che sta per “fear of missing out”, “ansia di essere tagliati fuori” . Le persone temono di essere tagliati fuori da esperienze gratificanti che fanno altre persone e dal continuo desiderio di essere sempre connessi con l’esterno controllando compulsivamente un’eventuale nuova notifica dei social network. È una vera e propria forma di ansia sociale di venire esclusi da eventi piacevoli condivisi nei social, che in qualche modo implica il continuo confronto con gli altri. Per una persona insicura, insoddisfatta e con bassi livelli di autostima, vedere un “post” con tante persone, soprattuttocoetanei che si divertono, potrebbe diventare qualcosa di inaccettabile, provocare risentimento verso se stessi o gli altri, insoddisfazione, agitazione e senso di incapacità. Pur non essendo una patologia riconosciuta a livello clinico, la sua presenza può peggiorare una pregressa condizione di aspetti ansiosi/depressivi.

Il primo a studiare tale fenomeno è stato Andrew Przybylski, ricercatore della Oxford University che, insieme al suo team, mise in luce diversi fattori basilari della FOMO, come: la presenza di ansia ed irrequietezza in assenza del controllo delle notifiche; la maggiore diffusione della problematica tra i giovani, in particolare tra i maschi; la maggiore frequenza nelle persone con scarse capacità attentive; lo sviluppo della problematica tra coloro che utilizzano i social network nel contesto scolastico; la possibile comorbidità ad un basso livello di autostima. Si tratta di uno stato di ansia sociale, dato dal bisogno di essere sempre informati su tutto ciò che stanno facendo gli altri e dalla preoccupazione eccessiva e ossessiva che gli altri facciano esperienze gratificanti nelle quali non si è presenti o coinvolti direttamente (Przybylski et al., 2013). Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza  quasi 8 adolescenti su 10 hanno paura che si scarichi il cellulare o che non gli prenda quando sono fuori casa e tale condizione, nel 46% dei casi, genera ansia, rabbia e fastidio. Questo fenomeno è meno diffuso tra i ragazzi più piccoli, tra gli 11 e i 14 anni, che si fermano ancora al 60% e solo il 32% sperimenta alti livelli di ansia e preoccupazione.

La NOMOFOBIA sarebbe caratterizzata da “ansia, disagio, nervosismo e angoscia causati da essere fuori dal contatto con un telefono cellulare o un computer” ed il risultato sarebbe un incessante controllo del cellulare, che consente di avere la sensazione di monitorare qualsiasi situazione in modo costante. Questo processo potrebbe rischiare di trasformarsi in un vero e proprio meccanismo di dipendenza, completamente analogo ad un disturbo di dipendenza da sostanze. È importante, dunque, riconoscere quali sono i campanelli d’allarme che ci segnalano il rischio di essere affetti da questa patologia. Vediamo quali sono:

  • Non staccarsidal cellulare utilizzarlo di continuo
  • Il solo pensiero di essere senza smartphone genera malessere e angoscia;
  • Aumento repentino dell’ansia, della paura e dell’irritabilità nelle situazioni di sconnessione dello smartphone dalla rete;
  • Monitorare costantemente il livello di batteria del dispositivo e munirsi di eventuali batterie di riserva o di un caricatore portatile;
  • Sperimentare, in alcuni momenti, la sindrome da vibrazione fantasma, ossia la sensazione che il telefono stia vibrando o squillando, ma in realtà è solo frutto della propria immaginazione;
  • Portare sempre con sé il caricabatterie e appena possibile si ricaricare il telefono
  • Controllare di avere il credito sufficiente affinché non venga bloccato l’accesso a internet.
  • Connettersi, appena è possibile, alle reti Wi-Fi per evitare di consumare i Mb del proprio abbonamento o della ricaricabile;
  • Guardare di continuo lo schermo del telefono per vedere se sono stati ricevuti messaggi, chiamate o nuove notifiche sui social;
  • Non spegnere mai i dispositivi tecnologici nemmeno durante le ore notturne;

Come superare la Nomofobia?

1. Porsi dei piccoli obiettivi. Iniziare a spegnere gli strumenti tecnologici quando non è realmente necessario, ritagliandosi degli spazi offline, quando si mangia, si dorme e si va in bagno.

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2. Organizzare il proprio tempo. Pianificare le ore giornaliereevitando di restare costantemente connessi. C’è un tempo per ogni cosa: uno per gli amici, uno per il pranzo, uno per guidare e, certamente, uno da dedicare esclusivamente al web.

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3. Disattivare le notifiche. Decidere i momenti in cui guardare e controllare i messaggi ricevuti e le mail.

4. Imparare a rimandare. Non bisogna avere fretta di rispondere subito alle notifiche e ai messaggi e porsi la domanda “posso aspettare?” È importante iniziare a dilazionare il tempo, partendo anche da cinque minuti, per vedere così che è possibile resistere all’impulso.

5. Prendere le distanze. Non utilizzare lo smartphone come strumento indispensabile per addormentarsi o per iniziare la giornata, né tanto meno durante la notte. Bisogna trovare altre strategie in questi momenti, ad esempio leggere un libro per rilassarsi nelle ore serali e dilatare il tempo al mattino prima di mettersi davanti ad uno schermo.

6. Ritagliarsi dei momenti per se stessi. Bisogna cercare di dedicarsi ad attività nuove e diverse, magari all’aria aperta.

7. Parlarne. Se ci si rende conto di avere un disagio molto forte e di accusare i sintomi della dipendenza, è fondamentale poterne parlare con qualcuno.

8. Rivolgersi ad un professionista. Se si pensa che la disintossicazione sia un obiettivo difficile da raggiungere, è bene sapere che ci si può rivolgere ad un esperto, per cercare di comprendere quali siano le motivazioni profonde e le dinamiche sottostanti al bisogno di essere iperconnessi ad uno smartphone.

Impara a riprendere gradualmente il controllo su te stesso,gli strumenti tecnologici, i social, dovrebbero “facilitare” la tua vita non comandarla .

Liberamente” è curata da Ilaria Castagna, psicologa, laureata presso l’Università degli Studi de L’Aquila, specializzanda presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva Comportamentale di Caserta A.T. Beck

Tel: 3456260689

Email: castagna.ilaria@yahoo.com

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