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Fondi dimezzati, addio metano a Casamicciola?

DI GAETANO FERRANDINO

CASAMICCIOLA TERME – Una notizia che ha trovato riscontro eccome. Purtroppo, verrebbe voglia di aggiungere. Il documento, per adesso, ancora non viene fuori ma non esistono affatto dubbi sul fatto che sia arrivato a destinazione, anche perché la conferma arriva dalle cosiddette “voci di dentro”. A Casamicciola la missiva che è giunta dal Ministero certamente non è la migliore degli ultimi tempi. Secondo quanto si apprende, infatti, dalla capitale è arrivata una raggelante comunicazione con la quale si fa presente all’ente locale di Palazzo Bellavista che la somma a disposizione per procedere alla metanizzazione del territorio è stato di fatto dimezzata. Avete capito bene, spicciolo più spicciolo meno sarebbe stata decurtata nella misura del cinquanta per cento. Che non soltanto certo non rappresentano bruscolini, ma che arrivati a questo punto potrebbero finanche mettere in discussione la futura realizzazione di un’opera che avrebbe comunque richiesto tempi lunghi per la sua ultimazione, così come peraltro avvenuto ad Ischia. Detto questo, si potrebbe discutere di come il Ministero competente sia arrivato a prendere una decisione del genere, e magari una volta in possesso dell’atto sarà più facile comprenderne le ragioni. Nel frattempo, però, capirete come alla fine al di là delle motivazioni quel che conta è la sostanza. Che potrebbe vedere così resistere nella cittadina termale le classiche bombole di gas, per la gioia dei venditori del settore che già stavano pensando ad un futuro decremento del proprio volume d’affari. Nella forma, in ogni caso, capire i motivi di una decurtazione così significativa e soprattutto così repentina una certa importanza potrebbe averla ed allora ecco spiegato perché sicuramente nei prossimi giorni torneremo su questa vicenda.

Era passato un bel pò di tempo da quando la questione metano aveva portato alla fumata bianca in quel di Casamicciola. Era infatti la mattina del 23 ottobre 2015 quando la giunta municipale guidata dal sindaco Giovan Battista Castagna, approvò una significativa delibera: primo cittadino ed assessori, infatti, firmarono l’atto n. 159 avente ad oggetto “project financing per realizzazione e gestione del sistema di trasporto e distribuzione gas metano nel Comune di Casamicciola Terme – delibera Cipe 5/2015 – Approvazione adeguamento progetto definitivo – adozione II aggiornamento al programma triennale opere pubbliche 2015-2017 – variazione di bilancio 2015”. Per la cronaca, particolare questo tutt’altro che trascurabile, l’investimento ammesso a contributo era stato di 8.463.915,00 euro mentre quello non ammesso a contributo di 980.560,00 euro per un investimento complesso pari a 9.444.475,00.

Si arriva poi al febbraio del 2016, e dunque praticamente un anno fa, quando il Ministero dello sviluppo Economico trasmise alla presidenza del consiglio dei ministri, alla CPL Concordia, al Ministero dell’Economia e delle Finanze oltre che alla Cassa Depositi e Prestiti ed ai Comuni di Casamicciola e Lacco Ameno, la nota tanto attesa, quella avente ad oggetto “Programma generale di metanizzazione del Mezzogiorno, delibera CIPE di attuazione 28 gennaio 2015… rete di distribuzione del gas metano nel Comune di Casamicciola Terme, approvazione progetto, determinazione della spesa ammissibile e del contributo concedibile”. Di fatto dalla capitale arrivava il nulla osta definitivo alla progettazione redatta e voluta dall’amministrazione comunale della cittadina termale. Con le determinazioni ministeriali che, soprattutto in termini di numeri e dunque di somme, non prevedevano grosse divergenze rispetto a quanto approntato nel palazzo municipale Bellavista. Il ministero, di fatto, riteneva ammissibile alle agevolazioni di legge l’elaborato presentato per l’importo complessivo di 6.890.000 euro, a fronte degli otto milioni presenti nel progetto iniziale. Comunque una decurtazione di un milione di euro ma qualcosa forse che poteva ancora essere “ammortizzato”.

Nella nota si leggeva che “i lavori, che saranno eseguiti a cura del concessionario, dovranno essere ultimati in quaranta mesi dalla data di trasmissione del decreto di concessione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, entro i quali dovranno essere acquisiti tutti i permessi e le autorizzazioni nonché completate tutte le procedure per l’affidamento e la consegna dei lavori. Il direttore generale del Ministero, Franco Terlizzese, ricordava anche che “l’investimento così individuato rappresenta unicamente un preventivo di spesa, il cui esatto ammontare verrà precisamente stabilito solo ad ultimazione delle opere, sulla base della quantità di lavoro realmente eseguito e dei costi effettivamente sostenuti, così come contemplato dalla vigente legislazione”. Veniva anche specificato che “nel caso in cui il costo effettivo dovesse risultare inferiore alla suddetta spesa, il concessionario è tenuto ad indicare le variazioni intervenute tra la spesa ammessa a finanziamento ed i costi effettivi relativi alle singole opere realizzate ed a rendere disponibile la documentazione contabile originale… relativa all’intervento in questione”. Si sottolineava ancora che “eventuali economie di spesa, che per qualsiasi motivo dovessero ottenersi durante l’esecuzione dei lavori, potranno essere destinate alla realizzazione di maggiori opere, previa autorizzazione ed approvazione da parte del Comune concedente, e fatte salve le superiori determinazioni che, in fase di accertamento finale della spesa, questa amministrazione ritenesse di assumere nel rispetto della normativa vigente”. Tutte accortezze rese vane da questa lettera che ha spento la fiammella degli entusiasmi, e scusate il gioco di parole.

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