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Fonte di Nitrodi, la SPA più antica del mondo. Di Meglio: «Connubio unico tra storia millenaria e acqua curativa»

Gianluca Castagna | Barano L’acqua della Fonte di Nitrodi, tra le verdi colline della frazione di Buonopane, a sud dell’isola d’Ischia, è talmente straordinaria che, per giustificare le sue virtù, gli antichi pensavano fosse abitata dalle ninfe. Non è cambiato molto in questa storia millenaria: tra i sentieri che attraversano i terrazzamenti del parco, è tutto un florilegio di lodi sperticate sugli effetti benefici dell’acqua. Neofiti o visitatori di lunghissimo corso ne decantano le proprietà (e gli esiti) proprio come gli antichissimi committenti delle lastre votive al dio Apollo, qui rinvenute secoli fa e oggi custodite al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Salus per aquam et herbas. Anche se qui, al parco della Fonte di Nitrodi, c’è più terra che mare, più realtà che mito. Una risorsa primordiale e pagana (quasi) inghiottita da una natura rigogliosa nella quale alberi di ulivi, fichi e peri si alternano agli arbusti della macchia mediterranea: salvia, rosmarino, lavanda, timo, ginestra e alloro. Docce e lavabi dove l’acqua è erogata pura, direttamente dalla sorgente senza stoccaggio e senza alcun trattamento chimico-fisico ed alla temperatura naturale di 28°. Attorno, un susseguirsi di paesaggi a sorpresa, concentrati in uno spazio più vasto sulla carta che nella realtà, dove arrendersi al relax, al silenzio, alla contemplazione, alla musicoterapia, alla meditazione.
Un parco termale in espansione: per ampiezza (l’area Oasi, non ancora terminata), attività (si pensi, ad esempio, alle produzioni cosmetiche), wellness (cibo e bevande rigorosamente bio), mercato (in crescita, soprattutto quello internazionale).
Dal 2013, Ischia Spaeh gestisce il complesso termale “Fonte delle Ninfe Nitrodi” nel segno della tradizione, ma con una impronta aziendale più dinamica e moderna. Il Golfo ha incontrato Giuseppe Di Meglio, Direttore del parco.

Cominciamo dalla fine: che anno è stato il 2017 per le Fonti di Nitrodi? Come siete ripartiti per la nuova stagione?
L’evento sismico del 21 agosto ha in qualche modo condizionato tutto il comparto turistico isolano. Fino a quella data la stagione era buona, a conferma di un trend di crescita in termini di presenze e fatturato, ma soprattutto di qualità della clientela. Che dimostra di apprezzare sempre più la nostra proposta complessiva: valorizzare l’elemento naturale dell’isola. Il terremoto ci ha condizionato per il 10% sul fatturato. Per la Fonte delle Ninfe di Nitrodi i giorni tra fine agosto e inizio settembre sono tra i migliori della stagione, quindi il calo c’è stato. Tuttavia il 2017 si è chiuso in crescita rispetto all’anno precedente. E’ da questo dato che siamo ripartiti.
Come sono le percentuali tra mercato italiano e straniero? Qual è la clientela più affezionata alle Fonti?
La clientela straniera si attesta attorno 40 %. E’ una buona percentuale che vogliamo incrementare. Ovviamente, per ottenere certi risultati, offriamo una serie di servizi: accoglienza in lingua russa, inglese, tedesco; un sito tradotto in molte lingue straniere, compreso il cinese. I russi ci amano molto, apprezzano molto le caratteristiche dell’acqua e l’ambiente. Quest’anno ci sono senz’altro più inglesi e francesi, il nostro obiettivo è farci conoscere da tutto il mercato internazionale.
Che vuol dire gestire una realtà come la Fonte delle Ninfe di Nitrodi? Quali sono i punti di forza da valorizzare e quali le problematiche che andrebbero risolte?
Le problematiche risentono del contesto turistico complessivo. Il sistema Ischia ha delle criticità che incidono inevitabilmente su una realtà come la nostra. Penso, ad esempio, ai trasporti. Quando si rompe qualche bus o saltano le corse per qualche sciopero, da noi non arriva più nessuno. Il riscontro è immediato, tangibile. Vorremmo poi creare sinergie con altri operatori turistici dei dintorni: ristoratori, attività ricettive e così via. E’ difficile, non esiste la mentalità di fare sistema. I punti di forza riguardano certamente la nostra proposta di wellness, in linea con quella che è la domanda dei mercati internazionali. Il gradimento della nostra clientela è alto: trovano nel parco esattamente ciò che proponiamo: una dimensione di benessere a 360 gradi. Qualcosa che nasce e resta profondamente legato alla tipica natura isolana.

Che ruolo gioca la componente scenica ed emotiva del paesaggio?
Fondamentale. L’importante è riuscire a dare a questa componente il giusto valore. Non è facile quando, usciti da qui e allontanatisi di qualche decina di metri, il degrado e l’incuria prendono il sopravvento. Ci preoccupiamo di tenere pulito il parcheggio o la strada che conduce alla Fonte, ma non tutti, nelle aree circostanti, assumono comportamenti altrettanto civili.
Esiste un identikit del visitatore tipo di Nitrodi?
Forse solo il 20% della nostra cliente viene qui per patologie da curare. La maggior parte ci visita per passare una giornata in pieno relax, nella natura. Vogliono scoprire un posto fuori dal comune e cosa sia quest’acqua, che si può bere ma anche usare sulla pelle. Tutto inserito armonicamente in un contesto ambientale di pregio.
Musica, archeologia, yoga e ora anche filosofia. Un percorso pensato per il visitatore che diventa sempre più ricco e articolato.
Sì, abbiamo ospitato una serie di convegni molto interessanti nell’ambito della manifestazione MeditEuropa. Musica, yoga, terapie di relax fanno parte della nostra proposta per la clientela. L’anno scorso abbiamo realizzato un calendario di 40 giorni con incontri e iniziative, quest’anno il programma dura quasi quattro mesi. E’ un servizio che completa la nostra offerta. Mettiamo in campo tutto ciò che, in armonia con il contesto, presenta possibilità di influssi benefici naturali. Dal canto alla meditazione, dal cibo tutto biologico alle caratteristiche proprie dell’acqua.
E poi c’è l’Area Oasi, di recente apertura.
Per andare incontro a chi vuole passare una giornata in totale relax. L’abbiamo aperta l’anno scorso e non è ancora completata. In certe aree del parco, specie in alcune fasce orarie, c’è un flusso continuo di persone. C’è chi preferisce una maggiore riservatezza e tranquillità, l’area Oasi nasce anche per questo. Avendo a disposizione questi 10.000 mq potevamo ampliare il parco o diversificare. Abbiamo scelto la seconda strada, per una clientela più selezionata. Nitrodi è un ambiente che deve mantenere la sua connotazione di nicchia, dedicata a visitatori che apprezzano un certo modo di praticare benessere, la cura del corpo e della mente. Una vetrina per veicolare un’immagine che va oltre i confini nazionali. Questa è la nostra strategia di marketing, che ci aiuta anche nella collocazione dei nostri prodotti estetici sul mercato globale: Cina, Russia, Stati Uniti. Intercettare un turismo di qualità è per noi fondamentale, chi ci sceglie deve trovare la possibilità di vivere la giornata al meglio.

Qualità delle acque: chi controlla?
L’ultimo studio è stato realizzato proprio di recente con l’Università di Salerno, su pazienti affetti da psoriasi. I risultati sono stati sottoposti all’attenzione del Ministero della salute e all’Istituto Superiore della Sanità anche a fini di riconoscimento scientifico. Sono in corso studi finalizzati alla produzione di particolari prodotti e dispositivi medici che stiamo sviluppando sia con aziende private che con le Università. Il monitoraggio è dunque costante.
Com’è il rapporto con i cittadini di Barano? Le frizioni sul limitato utilizzo dell’acqua si sono appianate oppure no?
In verità le polemiche provengono da persone con la memoria corta. La Fonte di Nitrodi funziona oggi come 20 o 30 anni fa. A Nitrodi si è sempre pagato un biglietto, e si è sempre data ai cittadini di Barano la possibilità di fare la doccia. Fin quando non c’era un parco e una struttura attrezzata, si veniva qui, ci si faceva la doccia e si andava via. Non ha senso però contrattualizzare una doccia. Abbiamo previsto un’ora di accesso libero alla struttura termale previa esibizione del documento di riconoscimento. Senza chiaramente occupare i lettini sul solarium. In perfetta continuità con quanto avveniva quando a gestire il Parco era il Comune con la società Barano Multiservizi. La questione del tubo? Una consuetudine serale. La sorgente è all’interno dello stabilimento; quando noi chiudiamo, l’acqua in eccesso tracima nel tubo. Esattamente come avveniva sotto la gestione comunale.
Le nuove tecnologie hanno modificato il funzionamento del parco?
Certo, soprattutto nell’affrontare le nuove sfide del mercato. Poi bisogna adottarle senza snaturare i luoghi. Al di là dell’impiantistica, che è piuttosto semplice, abbiamo investito in energie rinnovabili con un impianto fotovoltaico da cui recuperiamo il 40% del nostro fabbisogno energetico. Poi marketing e comunicazione: Internet è fondamentale, costa poco e arriva dappertutto. Le fiere? Una strada poco congeniale, per noi è troppo dispendiosa. Spesso si partecipa senza il sostegno di nessuno. Strutture organizzate e reti d’impresa non ce ne sono.
Ha mai pensato di realizzare della piscine?
Eroghiamo acqua pura. Quando la metti in un contenitore dove entrano molte persone devi in qualche modo alterarne la composizioni chimica. Tuttavia un progetto esiste: siamo in attesa di ricevere le autorizzazioni per creare alcune piccole piscine private, per un gruppo ristretto di famiglie o amici. Spazi riservati, privati, con acqua pura di Nitrodi. Senza cloro o additivi. Dopo ogni utilizzo le svuoto, le ripulisco e torno a riempirle per il giorno dopo.
Da un punto di vista sentieristico?
Siamo al confine con un’area, “Mare vascio”, che fino a 40 anni fa era coltivata. Esistevano sentieri che conducevano fino alla spiaggia dei Maronti o pendii che raggiungevano Buonopane. Adesso tutto è abbandonato, in balia di frane e incuria. Una sentieristica pubblica sarebbe l’ideale perché consentirebbe di fruire e mettere sul mercato terreni e zone abbandonate. Si potrebbero valorizzare altri aspetti di un’anima contadina dell’area quasi completamente perduta. Chiaramente non lo posso fare io.

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C’è una novità della stagione 2018 che vorrebbe far conoscere?
L’esposizione delle tavole votive. Ne abbiamo tanto parlato, ora finalmente le vediamo nelle riproduzioni realizzate dai laboratori del MANN, il Museo Archeologico nazionale di Napoli, dove sono custoditi gli originali. Ci presentiamo con l’acqua curativa e la Spa più antica del mondo, due chiavi che rappresentano un unicum in tutto il mondo. L’aspetto storico archeologico della Fonte di Nitrodi va valorizzato al massimo. Leggere le dediche in greco e latino su queste tavole ci conferma la forza e il richiamo che siamo in grado di esercitare verso il visitatore proveniente da ogni angolo del mondo. Posti belli ce ne sono tanti, alberghi straordinari pure. Nessuno però può vantare un connubio così felice tra storia millenaria e acqua curativa. A fine stagione, invece, procederemo alla ristrutturazione del parcheggio pubblico, con restyling delle aiuole, fontane scenografiche e un’accoglienza d’alto standard qualitativo. Spero di poter cominciare i lavori a novembre, quindi un parcheggio tutto nuovo sin dalla prossima stagione.
Siamo a poco più della metà del 2018: cosa si aspetta da questa stagione?
E’ una stagione strana, il tempo non ci ha aiutato e risentiamo ancora dell’onda lunga del sisma. Non la ricorderemo tra le migliori, ecco. Comunque spero si chiuda con gli stessi risultati del 2016 e del 2017. L’auspicio è che le amministrazioni pubbliche e le associazioni di categoria si mettano bene in testa che a Ischia abbiamo necessità assoluta di fare promozione all’estero. Il sistema Ischia vive con l’85% di presenze italiane e il 15% di quelle straniere. La metà sono anziani e una buona parte non hanno, nemmeno lontanamente, la propensione di spesa degli stranieri.
Nessuna promozione o cattiva promozione sui mercati esteri?
Non la fanno perché la media delle strutture isolane non sono attrezzate per accogliere come si deve un turista straniero. Non abbiamo standard uniformi di accoglienza. Basti pensare alla conoscenza delle lingue straniere a tutti i livelli del comparto turistico, assolutamente insufficiente. Questa scarsa attenzione verso il mercato estero si riverbera, come è evidente, sulla crisi feroce del commercio isolano.
Cosa fare?
Intervenire subito. Con i soldi della tassa di soggiorno, ad esempio.

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