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Foriani, non siete figli di un Dio minore

Svegliarsi di primo mattino in una splendida giornata di primavera e provare per me sognatore romantico il sapore onirico di reminiscenze lontane, legate agli anni scolastici della mia infanzia e della mia adolescenza mi mette di buon umore. Nel contempo si presenta alla mente, all’improvviso come suo solito, quel folletto maligno ed antipatico degli anni maturi a guastare la festa; quei ricordi, affioranti nei pur lieti pensieri, si vanno a coniugare tristemente ad altri legati ad un passato recente. In vena di familiarità, con la schiettezza del mio carattere da amicone che ama condividere, e non solo virtualmente, i propri stati d’animo, vado dunque a parlarvene.

Ricordiamo un po’ tutti la favola mitologica della ninfa Eco e Narciso. Questi, di fronte all’amore profondo, viscerale, sincero, disinteressato ed annichilente di Eco, la disprezzò al punto che, disperata, il suo corpo prese la forma delle rocce della caverna in cui si rinchiuse e da lì arrivava inutilmente la sua voce di mestizia e sofferenza. Il crudele, perfido e superbo giovinetto – pur se, nel suo profondo e malato egoismo, non si riteneva tale – preferì specchiarsi nel fiume a guardare la propria immagine in soliloquio con se stesso.

Vi domanderete a questo punto a quale più strambo e “terra terra” ricordo si colleghi tale mito infelice. Seguitemi perché ora la mia memoria va a unirsi alla vostra.

Cinque anni orsono, a sostegno, della compagine risultata poi vincitrice a Forio e che poi ha retto nella cattiva sorte (ahimé!) il nostro paese, vennero predisposte ben sette liste. Una specie di fantozziana corazzata Potemkin: insomma, o volere o volare, non si poteva sfuggire dalla pericolosa battaglia senza scelta!

Il mio turbamento mentale e sentimentale non può, invece, oggigiorno che essere rivolto a tutti coloro che con amara malinconia vado a definire le “vittime dei patti listori” (mi si passi il neologismo aggettivale). Che brutta ed infame fine hanno fatto quelle, pur validissime, persone candidatesi con stupore innocente all’epoca proprio in quelle liste! Apportarono con il loro sostegno secchiate di acqua al pozzo sbagliato ed i fatti lo dimostrano ampiamente.

Voglio ricorrere ad un’immagine, sì un po’ squallida, ma efficace nel rendere l’idea. Tutti quei nostri concittadini, la maggior parte da me stimati conoscenti, anche se non proprio amici e non certo perché io non voglio che lo siano (le occasioni mancate della vita, legate pure all’indisponibilità di tempo, forse non mi hanno portato ad avere la possibilità di un più profondo dialogo e di un confronto più aperto), sono stati trattati, se non peggio, alla stregua di “legumi da cavulara”. La zuppa fu preparata, solo che non erano destinati ad essere commensali ma direttamente oggetto di una consumazione immediata. Via! Con abili forbiciate da pota si provvide all’istante a gettarli nell’immondezzaio del dimenticatoio. Che squallore fu quel dispotico, dittatoriale, modus operandi!

Mi correggo: sarà di nuovo in caso di tentativo di recupero se non di ricattura dei preziosi “pesciolini di rezza”. Dice il vecchio adagio foriano però: “Chi pass pupasset è n’esenammardet!” (“Chi ripassa per il passato è un asino bardato”). Ora, dal mio canto, mi rivolgo quindi a tutti coloro che, illusi e poi delusi, hanno sprecato le loro grandiose risorse umane, in termini di intelligenza, cultura, capacità lavorative ed organizzative  e – perché no – anche legate alla peculiarità della loro personalità permeata da spunti di ironia, di riflessione ad accogliere con la dovuta calma certi progetti (che non vanno affrontati con la vacuità da megalomani, rimanendo di fatto poi irrealizzati, ma con ponderatezza e determinazione); di capacità di interloquire con i cittadini, i quali rappresentano bisogni concreti e non amano che le elucubrazioni fantasiose ed i voli pindarici del niente di chi li dovrebbe amministrare ma lo fa in solitaria senza recepire le istanze “dal basso”. Ecco, appunto: affetti da sindrome di Narciso.

Per farla breve, mi rivolgo oggi a tutte quelle persone bistrattate all’epoca, se non prese in giro, e dico loro: amici miei, non riesco a contattarvi uno per uno(pure voi, come me, avete i vostri impegni di famiglia, di lavoro, insomma di vita), ma OGGI vi chiedo di unire la nostra forza sinergica. Diventiamo miniera d’oro per noi stessi e per gli altri. Per Forio, la nostra Forio. Fatemi sapere, io sono qui. Il domani sia oggi. Non siete figli di un dio minore. Che ne dite, ci vogliamo provare insieme?

Luciano Castaldi

 

 

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