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CRONACA

Forio in lacrime, se ne è andato don Pasquale Sferratore

E’ stato un vero e proprio simbolo per la comunità di Forio ed in particolare di Monterone: il ritratto ed il ricordo di Franco Iacono

Di Franco Iacono

Don Pasquale Sferratore è morto, sembrava non dovesse morire mai, tanto la sua vita era intrecciata con la nostra di suoi parrocchiani di Monterone. La “vulgata” voleva che noi due fossimo “rivali”, una sorta di riedizione moderna di Don Peppone e Don Camillo. Non ripercorrerò la “storia”, piccola in verità, dei nostri rapporti, che affonda nella notte dei tempi.

Don Pasquale Sferratore qui celebra il matrimonio di Anna e Franco Iacono nella chiesa di Santa Lucia, il 30 Aprile del 1966

Di quelli sportivi del 1965-1966 allorquando, insieme ad altri amici quali Mario Bottiglieri, Enzo Polito, Gaetano Capuano, solo per elencarli alcuni, lo volemmo Presidente del Forio Calcio per dare una svolta totale alla gestione, divenuta insopportabile, di quella che era la squadra del nostro comune. Tutto quello che accadeva fra di noi, a cominciare dalle iniziative per il Carnevale – famosa quella edizione che ci consentì di allestire un carro bellissimo per il Carnevale di Lacco Ameno, protagonisti, fra gli altri, mio suocero Ambrogio e mio padre Vito, oltre al mitico Ciro Magnanimo con la sua banda “musicale”- fino alla strada per Santa Maria al monte, che lui volle, tenacemente, e testardamente, portare a compimento, non andò mai oltre il limite dell’affettuosa, e simpatica per molti, “coesistenza” pacifica.

Quando già il male avanzava crudele, e ne portava i segni evidenti, a maggio, credo, volli andarlo a salutare, insieme ad Anna, nella sacrestia della Regina delle Rose, che lui volle “costruire” con la sua determinazione: entrambi sapevamo che probabilmente sarebbe stato l’ultimo saluto, anche se sono stato fino alla messa dell’ultima domenica da lui celebrata. Tutto quanto è avvenuto della nostra vita, non ha impedito ad Anna ed a me di volerlo celebrante del nostro matrimonio il 30 aprile del 1966, e più ancora al nostro 25° anniversario e quindi, al nostro 50° anniversario, il 30 aprile del 2016, allorquando mi “gratificò” di una predica simpatica ed ironica. La sua voce è risuonata per le nostre contrade lungo tutto il lockdown di primavera ed ogni sera la sua preghiera si concludeva con il canto del “Nessun dorma” dalla Turandot di Giacomo Puccini. “All’alba vincerò” cantava Calaf, il principe ignoto, e Don Pasquale, con fede incoraggiante, ripeteva “All’alba vincerò”. Lui non ha vinto su questa terra, anche se la sua vita è stata intensa, arricchita da un’energia invidiabile. Certamente il buon Dio, accompagnato da San Michele e da Santa Lucia, lo avrà accolto con un sorriso compiaciuto e lo avrà invitato a cantare per i Santi del Paradiso: questa sarà stata la sua vittoria nel mondo che conta veramente, quello della Eternità. Riposa in pace, Don Pasquale carissimo, la terra ti sia lieve. Non ti dimenticheremo.

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