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Forio, Lacco e i rifiuti: snodo cruciale per l’inchiesta

Di Francesco Ferrandino

ISCHIA. L’inchiesta rifiuti deflagrata sulla triangolazione Forio-Lacco Ameno-Monte di Procida lo scorso 15 gennaio, quindi meno di tre mesi fa, giunge ora al capitolo dell’udienza preliminare, che il giudice Gallo ha fissato per il prossimo 10 maggio. In quella data il magistrato esaminerà il fascicolo con la richiesta di rinvio a giudizio depositata nei giorni scorsi dai pubblici ministeri Graziella Arlomede e Maria Sepe nei confronti dei quattordici indagati, tra cui figurano nomi noti della politica e del mondo amministrativo isolano, come il senatore Domenico De Siano, il suo stretto collaboratore oltre che storico dirigente del comune di Lacco Ameno, Oscar Rumolo, e l’ex responsabile dell’ufficio ragioneria presso il comune di Forio, Enzo Rando. De Siano e Rumolo erano stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, una misura che il Gip Claudia Picciotti ha disposto anche per Vittorio Ciummo, patron della Ego Eco, la società posta al centro dell’inchiesta, che secondo gli inquirenti beneficiò di episodi corruttivi e di altre irregolarità nel procedimento di gara per ottenere l’appalto-rifiuti a Forio, oltre a presunte indebite proroghe per prolungare la gestione dello stesso servizio nel comune di Lacco Ameno senza il ricorso a nuovi bandi di gara. Per De Siano, com’è noto, la misura è stata tuttavia “stoppata” prima dalla Giunta per le immunità parlamentari e poi dall’aula del Senato, che ha ravvisato il cosiddetto “fumo della persecuzione” da parte dei magistrati nei confronti del senatore di Forza Italia. La restrizione invece è tuttora vigente per Rumolo (i cui legali hanno rinunciato al ricorso in precedenza inoltrato al Riesame) e per Ciummo. L’impianto accusatorio ricostruito dai pm, diretti dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino, pur sostanzialmente “reggendo” alla fase cautelare, ha comunque dovuto incassare la decisione del Tribunale del Riesame, il quale nel decidere sul ricorso di De Siano ha escluso la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per quanto riguarda la pesantissima accusa di associazione per delinquere, contestata, oltre che a De Siano, Rumolo e Ciummo, anche a Salvatore Antifono, ex consigliere comunale di Torre del Greco, che è stato comunque liberato dall’obbligo di firma. Quest’ultima misura era stata disposta anche per altri cinque indagati, tra cui l’ex sindaco di Monte di Procida, Franco Iannuzzi, e l’allora segretaria generale dello stesso comune (e di Lacco Ameno) Giulia Di Matteo, ai quali è però bastato l’interrogatorio di garanzia per convincere il Gip a revocare ogni restrizione. L’obbligo di presentazione alla p.g. permane, confermata anche dal Riesame, per il dottor Enzo Rando e per Gallo e Savoia, i due esponenti della C.i.t.e.,  società che contendeva alla Ego Eco l’appalto a Forio. Gli altri indagati, completamente liberi da ogni misura sono Antonio Mattera, Restituta Irace, Paolo Di Frega Scotto, Vincenzo Di Maio e Vittoria Ciummo. L’udienza del 10 maggio sarà decisiva per l’intera impostazione del futuro processo: la Procura ha ribadito tutti i capi d’accusa inseriti nell’ordinanza di custodia cautelare, confermando quindi anche l’associazione a delinquere, nonostante, come detto, il parere contrario del Riesame. Se il Gup dovesse escludere questo tipo di reato, come sperano le difese, il processo rimarrebbe in piedi soltanto per quei “reati-fine” quali gli episodi di corruzione e di turbata libertà degli incanti, che però resterebbero privi di quel legame “sistemico”, costituito appunto dal vincolo associativo che i pubblici ministeri sperano tuttora di veder riconosciuto dal giudice Gallo. Le difese in ogni caso punteranno a contestare le accuse sin dalla loro genesi, a partire cioè dalla “miccia” che sembra aver costituto il detonatore dell’inchiesta: una fonte anonima che avrebbe fornito agli inquirenti alcuni documenti amministrativi incompleti, sui quali non sarebbero stati effettuati gli adeguati approfondimenti di riscontro. L’esempio rivelatore sarebbe quello di Lacco Ameno, dove emergerebbe un problema di qualificazione giuridica: i pm ritengono che quelli di Rumolo siano stati atti contrari ai doveri d’ufficio. La difesa invece ritiene che tali atti, ma anche gli stessi presunti episodi corruttivi, si inquadrerebbero comunque nell’ottica dell’adozione di atti conformi al proprio ufficio: analizzando la successione cronologica delle delibere in merito al servizio di gestione dei rifiuti, si evincerebbe che il dottor Rumolo non avrebbe autonomamente preso l’iniziativa per quanto concerne l’affidamento del servizio stesso, che successivamente fu peraltro assegnato a una ditta diversa da quella di Ciummo. A maggio, quindi, i primi passi di un procedimento che secondo alcuni potrebbe risentire del carattere “politico” di alcuni aspetti dell’inchiesta: nella contestata e chiacchierata campagna di tesseramento di Forza Italia, come è emersa dagli atti d’indagine, lo stesso Gip non ha comunque ravvisato estremi di reato.

 

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