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A Forio l’arte visionaria di Lus57 per l’Ischia street art gallery

di Isabella Puca

Forio – La Madonna Addolorata trafitta nel cuore da sette spade  e un San Francesco che pulisce il mare di Ischia dall’inquinamento. Sono queste le interpretazioni visionarie dello street artist romano Lus57, Marco Setti il suo vero nome,  per l’ Ischia street art international festival 2018 Arteco. L’ opera, realizzata a Forio all’ esterno dell’ Ischia street art gallery , reca il suo marchio “di fabbrica”, l’artista su di una macchina volante di Leonardo. Sono otto anni che Lus57 frequenta Ischia e ogni volta ne resta affascinato. Lo scorso anno, nell’abito di borgo in festa con Alessandra Panzini della “Putechella” disegnò su etichette di carta e centrini per raccogliere fondi per il Comitato  “risorgeremo nuovamente”. Allora furono in tanti a presentarsi con stoffe e cartoni, una grande partecipazione che vide la raccolta di più di 300 euro per i terremotati e che diedero all’artista e a sua moglie Rita un forte senso di comunità. Questa volta, però, l’invito è arrivato da Salvatore Iacono, patron dell’ Ischia street art international e ideatore di un festival tutto dedicato all’arte su strada.  «Raramente partecipo a festival – ci racconta l’artista – agisco nella strada, in chiave spontanea, mi occupo molto della storia. I luoghi dove metto i miei pezzi, poster o murales, hanno sempre un legame con le radici e la storia. Nascono da uno studio in archivio dalle biblioteche o dal colloquio con le persone del posto». La storia del duro lavoro femminile, la storia del suburbio o quella di Mary Vergin seven daggers, l’Addolorata colpita da sette pugnali, sono i temi affrontati dall’artista, «temi per me molto sentiti e approfonditi – ci spiega – pezzi che  vado a collocare in siti e luoghi dove penso debbano stare sia per un ricordo che per un rimando diretto mio personale; insomma mi piace che altre persone lo possano condividere con me». La sua arte è un movimento circolare: dallo studio coglie alcuni eventi, li tramuta in appunti grafici arricchiti di storie e persone e poi il pezzo in forma artistica che ritorna su strada. «In questi 8 anni che frequento l’isola ho dipinto tantissimo, soprattutto acquerelli e grafiche. Ischia è una visione di tutto un anno in cui aspiriamo a ritornare. Durante questo tempo ho avuto tutto il tempo di maturare un mio pensiero. Negli ultimi anni poi ho provato a rappresentare il vento, gli odori, i suoni e i fuochi d’artificio, anche diurni; è una cosa così lontana dalla mia realtà che sono diventati un pensiero visionario che si può realizzare». Sul tavolino della terrazza di villa Antonio a Ischia Ponte, un block notes colmo di disegni, prove, bozzetti, visioni appunto dell’isola. C’è lo Scuopolo, ci sono i Frassitelli tutti luoghi che l’artista ha rivissuto ciclicamente nel corso di questi anni, ridipingendoli e mettendoli a confronto. «Questi skyline a 360 gradi rappresentano la visione più fantastica che per me possa esserci, luoghi vicini e lontani, tra posti della mia infanzia e realtà che in pochi segni vengono riunite in un’unica grande visione dall’alto. Ecco, questo mi regala l’isola». Nelle mani dell’artista una Lami, una penna che, – avverte l’artista -dovrebbe essere data in dotazione al viaggiatore, con questa sei padrone del mondo». Era la fine degli anni ’70 che Marco Setti concluse la sua carriera da “pittore da cavalletto”, per poi dedicarsi a un altro tipo di arte, «era un mondo che mi piaceva, ma capii che la via ordinaria non faceva per me, doveva esserci qualcosa di più immediato. Iniziai a fare disegni sempre più veloci, visione – realizzazione. Incominciammo con un gruppo di amici artisti a fare nella periferia di Roma installazioni per strada, ancora non era il periodo di street art né dei social. Realizzammo una serie di disegni dedicati alla follia e iniziai a sviluppare il tema del suburbio. Lasciavo pezzi per strada, i muri ci interessavano per poter apporre un disegno che, all’epoca, mettevamo per terra, in orizzontale. Dipinsi tanti cicli, anche di carattere cosmetico, dedicati alle figure allegoriche e alla storia del duro lavoro femminile, per vedere come, nel tempo, avesse assunto incarichi incredibili dalla manutenzione stradale ai campi, ai mercati, alle industrie. Iniziai a disegnare le contadine, poi le sportarole, e poi le lavandaie,  la prima donna bigliettaia, aviatrice ecc. Nella mia solitudine di eremita urbano disegnavo e scambiavo con altri artisti». Fu grazie a sua moglie Rita che Lus57 iniziò a sviluppare l’interesse per la street art. Architetto appassionata di fotografia, ma informatica per professione, iniziò ad andare alla ricerca di espressioni artistiche in strada senza doversi recare necessariamente in un museo. Dai graffiti ai murales fino a scoprire gli stickers, la forma più piccola e diffusa di street art. «Per me – racconta Rita – era bellissimo che qualcuno potesse vedere il suo modo e così invitai a farsi conoscere». Dallo scambio con altri artisti, di poetiche e disegni, all’ingresso in un fermento che era nella capitale e che ha fatto rimettere in moto l’artista. Poco dopo l’invito di Luis Gomez street artist originario del Venezuela a dipingere su di un muro, «ho riesumato le mie attrezzature e alla mia maniera ho affrontato una bella parete; realizzai una deposizione con il  mondo della sinapsi ed è venuto fuori un pezzo che mi ha soddisfatto».  Tra passato e presente lo sguardo è adesso al futuro, «di certo continuerò con questi temi, secondo il credo visionario non possono finire. «Odori, suoni, movimenti dell’acqua, dell’aria, continuerò a rappresentare in questo senso. Mi piacerebbe lasciare una testimonianza editoriale della mia produzione, abbinandola con delle fotografia di Rita e interventi di altri artisti. Ho un progetto in testa da tempo e che ritorna sempre è quello delle mie storie in bottiglia, acquerelli che raccontano la vicenda di uomini prigionieri in delle bottiglie che vedono l’oggetto del proprio desiderio a portata di mano, ma che non possono toccare. Tenterò di portare questo tema anche nei muri». Dopo il live painting ischiano Lus57 è atteso presso “Arte e città a colori” dove con Franco Calvano e tanti altri trasformerà la capitale in un museo a cielo aperto.

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