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Forum Polieco, al Regina Isabella  conclusa l’ottava edizione: «Mediterraneo invaso dai rifiuti»

 

Dalla Redazione

LACCO AMENO. Si è chiusa sabato mattina presso l’Hotel Regina Isabella di Lacco Ameno l’ottava edizione del forum organizzato da Polieco, il consorzio che promuove il riciclo dei rifiuti plastici a base di polietilene. Il convegno quest’anno è stato incentrato sull’ “economia circolare” virtuosa che si genera dal corretto riciclo, risparmiando sul consumo di materie prime, sempre più costose. L’ultima sessione del forum ha visto l’importante intervento dell’ing. Gian Claudio Faussone, a illustrare la possibile conversione di rifiuti plastici in carburanti, una soluzione che permette di impiegare anche la plastica ormai non più riciclabile, in aggiunta a considerevoli riduzioni di emissioni inquinanti. «Tuttavia – ha spiegato Faussone – mentre le opportunità tecnologiche consentirebbero realmente lo sviluppo di un’economia circolare a impatto ambientale quasi nullo e a rifiuto zero, le normative non al passo con i tempi e soggette a interpretazioni troppo discrezionali restano il principale ostacolo a questo tipo di attività in Italia». La soluzione illustrata si lega con altro tema al centro dei lavori, quello della tutela dei mari dall’impatto dei rifiuti plastici tramite la ricerca e le buone pratiche: in tal senso, Silvestro Greco, consulente del Ministero dell’Ambiente, ha presentato la struttura di un progetto di ricerca nazionale in collaborazione del Ministero delle politiche agricole e quello della Salute. Su trecento milioni annui di tonnellate di rifiuti plastici, ben otto milioni finiscono in mare: un cifra enorme, che fa ben capire la necessità di un modello alternativo.

La professoressa Cristina Fossi, dell’Università di Siena, ha presentato il progetto denominato “Plastic Buster”, per monitorare la quantità, le fonti, i percorsi, la distribuzione, le aree di convergenza e gli effetti dei rifiuti marini, e di mitigarne e ridurne l’impatto sul mar Mediterraneo. «I frammenti di plastica hanno raggiunto anche gli ecosistemi più remoti riversandosi sugli ambienti costieri, ma anche nel fondo marino, entrando nella catena alimentare della fauna marina, con crescenti e concreti rischi anche per la salute umana», ha spiegato la prof.ssa Fossi. Il progetto presentato intende proprio indagare sugli effetti tossicologici del marine litter (rifiuti solidi marini) sugli uomini e sulle altre specie,finora poco studiati. Alessandra Nasti di Federcoop Pesca da parte sua ha sottolineato il ruolo dei pescatori di “sentinelle del mare”,  nell’equilibrio non facile tra difesa dell’ambiente e tutela delle attività economiche, delineando possibili soluzioni per supportare ed incentivare i pescatori, dotandoli di strumenti necessari a smaltire in modo corretto i rifiuti raccolti nelle reti, oltre alle reti stesse. La necessità di scoraggiare la stessa produzione dei rifiuti è stata ribadita da Vito Felice Uricchio, direttore dell’Istituto di Ricerca sulle Acque, che ha poi fatto notare come «qualsiasi rifiuto, anche quello ad esempio abbandonato sulle Alpi, prima o poi arrivi al mare». Rosario Trefiletti, Presidente di Federconsumatori ha rimarcato l’importanza della ricerca e dell’educazione ambientale. «L’Italia – ha detto – preferisce investire poco nella ricerca, mentre contemporaneamente acquista qualche aereo militare in più, senza capire che è fondamentale agire anche nel sistema scolastico, favorendo l’educazione ambientale sin dalla tenera età. È l’unico modo per realizzare l’obiettivo di uno sviluppo intelligente e sostenibile».

 

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