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Forza don Carlo, riorganizza la processione dei penitenti incappucciati del giovedì santo… la Pasqua sta arrivando!

Manca esattamente un mese e 17 giorni al Giovedì Santo (28 marzo) della prossima Pasqua  di Resurrezione del 1° aprile 2018, sufficienti per riorganizzarsi e ripristinare a Ischia Ponte, culla da sempre della cristianità isolana, un rito di passione non più professato da circa 60 anni, da quando cioè, era fine marzo 1958, dalla Congrega della Madonna di Costantinopoli uscì per l’ultima volta la tradizionale processione dei penitenti incappucciati bianchi per la visita ai sepolcri. I “fratelli” bianchi erano una cinquantina che cantavano lungo il percorso Ponte-Porto, a voce altissima l’inno della penitenza “Sono stato io l’ingrato, Gesù mio perdon Pietà…”. Per tanto, si pensa sia il caso che tale tradizione nella fede,  sia riesumata e riportata alla conoscenza religiosa delle nuove generazioni che proprio nel Centro Storico, grazie all’opera fattiva e meritpria di Don Candido, sono entusiasticamente partecipi di tutte le manifestazioni organizzare nell’ambito della parrocchia. Sarebbe cosa buona e un gradito ritorno al passato che risulterebbe attualissimo anche oggi, visto che ovunque i riti pasquali sono incentivati, seguiti e pubblicizzati. Quindi, il parroco della chiesa dello Spirito Santo don Carlo  Candido attuale rettore della vicina Congrega, se lo volesse, non avrebbe difficoltà a raccogliere l’eredità del suo predecessore Don Liberato Morelli, e ricomporre quella passata processione dei fratelli bianchi incappucciati del primo pomeriggio del prossimo giovedì Santo di cui già si avvertono le prime sensazioni dello spirito.

Intanto, bisogna prendere atto che se Forio è già mobilitata per il suo Tragicus Actus, in vista della prossima Settimana Santa 2018, Ischia è purtroppo ferma al palo per le manifestazioni tradizionali pasquali popolari cui gli ischitani e i forestieri erano in passato  abituati a seguire con piacere e rispetto. Inevitabile è il ricordo cui ho fatto riferimento sopra,della forte e suggestiva processione dei “Fratelli Bianchi” con le loro possenti voci, che usciva dall’antico Tempio della Congrega del’Arciconfraternita nel primo pomeriggio del Giovedì Santo, seguendo il percorso Ischia Ponte – Porto d’Ischia  per  la rituale visita ai Sepolcri. Erano in realtà  i Fratelli della Congrega di Maria di Costantinopoli del Borgo di Celsa   che con Mons. Onofrio Buonocore prima e il Canonico della Cattedrale  don Liberato Morelli dopo, sapevano mantenere saldo lo spirito di partecipazione con i propri numerosi iscritti, e dimostrarsi gruppo di congregazione ed aggregazione  compatto, con uno statuto proprio, un Direttivo decisionale e una divisa di vestizione che i “Fratelli” indossavano  con orgoglio e devozione verso la Madonna di Costantinopoli  a cui facevano riferimento. Le loro uscite ufficiali nelle processioni e nelle funzioni sacre nella stessa Congrega, in veste bianca con mantellina azzurra recante ai pettorali il distintivo con l’immagine della Madonna, destavano sincera ammirazione fra i fedeli dell’antico Borgo di Ischia Ponte.

L’occasione più importante delle loro uscite  era per l’appunto quella speciale del Giovedì Santo, allorquando Fratelli scelti fra gli iscritti, vestiti con la sola veste bianca e un cappuccio di uguale colore che copriva capo e volto, fatta eccezione dei soli occhi, in processione, partivano dal Centro Storico di Ponte,  per la tradizionale visita ai sepolcri allestiti nelle varie chiese, lungo l’intero percorso stabilito. Erano i Fratelli incappucciati del “Sono Stato io l’Ingrato…” Al Fratello incappucciato più forzuto, veniva affidata la pesante Croce col Cristo Crocifisso. Si chiamava Biagio (Biase per gli amici), portava degli occhiali spessi a doppia lente e si compiaceva del ruolo in esclusiva che credeva di avere. Infatti fu portatore della Croce per molti anni. Fino alla sua scomparsa. Parliamo degli anni ’50. La processione dei “Sono Stato…” era composta da una cinquantina di Fratelli Incappucciati a cui si richiedeva una voce ferma e tuonante  per il canto liturgico del tradizionale Inno di Passione. Costoro lo cantavano davvero con passione, con voce altissima, tanto che l’eco era percepita ad un kilometro di distanza. Ad esempio, se la processione era giunta alla Mandra, e il canto di passione era all’apice della sua tonalità, esso veniva percepito oltre la Chiesa di San Girolamo in piazzetta . Così che, si stabiliva che la processione dei “Sono Stato…” stava per arrivare  alla prossima chiesa per la visita itinerante dei “Sepolcri” che era la Chiesa di San Pietro.

Un esempio di tradizione pasquale che affascinava chiunque vi partecipasse con fede pura. Don Liberato Morelli fungeva da sacerdote penitente in testa al corteo che da Ischia Ponte, percorrendo tutto il Centro Storico, Via Pontano, Corso Vittoria Colonna, Via Roma  e Via Iasolino,  giungeva fino alla Chiesa di Portosalvo , dove l’attendeva l’ultimo Sepolcro allestito per la rituale adorazione. Volendo addentrarci nel vasto campo della storia, scopriamo  che l’ordine dei fratelli incappucciati fu fondato nel 1615 dal Vescovo di Ischia Inigo D’Avalos (1590 – 1637) che volle seguire la stessa strada di suo zio, il Cardinale Innico D’Avalos d’Aragona che qualche decennio prima, aveva costituito il gruppo dei dodici apostoli incappucciati in quel di Procida appartenenti all’antica Confraternita dei Bianchi e dei Turchini  dell’isola di Graziella. fondata dallo stesso Cardinale nel 1583. Mons. Inigo D’Avalos dimorò sia nell’episcopio del Castello, sia nel piano nobile della  Torre del Ninfario chiamata dopo, Torre di  Michelangelo, preferita particolarmente d’estate, sia nell’episcopio del Cilento dedicato all’Annunziata.

L’ordine dei fratelli dell’Arciconfraternita di Maria di Costantinopoli ad Ischia Ponte, col passare degli anni ha annoverato sempre più iscritti, tanto da formare un gruppo consistente e devoto verso quel piccolo Tempio, che nel lontano passato i loro avi avevano contribuito ad erigerlo. Oggi è mutato quasi tutto. L’ordine dei fratelli in Maria di Costantinopoli esiste ancora. Le loro uscite ufficiale con la veste bianca e la mantellina azzurra con le effigi della madonna sui pettorali, soro rare e limitate per lo più alla processione del Santo Patrono San Giovan Giuseppe della Croce ed a qualche altra processione minore che si svolge nell’ambito di Ischia Ponte. Sono invece spariti gli Incappucciati, quelli che venivano identificati come i “Fratelli del Sono Stato Io l’Ingrato…”. Di essi non c’è più traccia e niente si è fatto fin’ora per riportare alla luce qualche frammento della loro interessante storia. Abbiamo, però, motivo di credere che non tutto è perduto. Se l’ordine dei fratelli esiste ancora, vuol dire, che anche la loro storia passata, non è del tutto morta e sepolta. L’eco lontana del vecchio inno gridato della Passione “Sono Stato Io l’Ingrato, Gesù Mio Perdon  Pietà…”  è ancora vivo. E si canta  ancora ! Quindi, forza Don Carlo.

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antoniolubrano1941@gmail.com

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