CRONACAPRIMO PIANO

Frana a Casamicciola, in Procura nominati i consulenti

Conferito a due docenti dell’Università di Bologna l’incarico diretto a ricostruire i fatti che hanno dato origine al tragico evento del 26 novembre

Capire come e perché si è originata la frana di Casamicciola, e le eventuali opere, realizzate o mancate, per scongiurare i rischi. Ieri mattina, presso la Procura della Repubblica di Napoli, alla presenza dei Sostituti Procuratori, Stella Castaldo e Mario Canale, coordinati dal Procuratore Aggiunto, Dottoressa Simona Di Monte, si è proceduto al conferimento degli incarichi per gli accertamenti tecnici non ripetibili,  ai sensi dell’articolo 360 del codice di procedura penale, ai professori ordinari dell’Università di Bologna, Lisa Borgatti, geologa, e Armando Brath, ingegnere ambientale.

I due professionisti dovranno relazionare circa “l’evento franoso e la relativa classificazione; ricostruire lo stato dei luoghi prima e dopo tale evento; se sono state poste in essere opere per la mitigazione della pericolosità delle frane; e quanto altro necessario per la ricostruzione dei fatti”: è questo infatti il compito conferito ai due docenti dalla Procura per contribuire a fare luce sulle responsabilità della tragedia. Per le persone offese erano presenti gli avvocati Aniello e Gianluca Palomba, Giovanni Di Meglio, Cristiano Rossetti,  Massimo Stilla e Stanislao Giaffrida, in rappresentanza delle 31 persone offese, cioè Monti Michele, De Nicola Teresa, Monti Giovanni, Monti Pietro, Castagna Francesco, Impagliazzo Fortunata, Castagna Sara, Castagna Rosa, Castagna Giuseppe, Castagna Marianna, Scotto Di Minico Giovan Giuseppe, Espositore Vincenza, Scotto Di Minico Emanuel, Scotto Di Minico Francesco, Monti Gianfranca, Mazzella Vincenzo, Mazzella Lucia, Mazzella Salvatore, Sirabella Ciro, Di Meglio Lucia, Sirabella Francesco, Sirabella Orlando, Impagliazzo Gioacchino, Capezza Anna, Impagliazzo Giuseppina, Arcamone Crescenzo, Monti Orsola, Arcamone Michele, Arcamone Giovanna, Senese Vincenzo. Si tratta dei familiari delle dodici vittime rimaste uccise nella frana del 26 novembre scorso. I consulenti nominati dovranno depositare il loro elaborato entro il termine di centocinquanta giorni.

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In un’isola in cui i lutti dovuti ai disastri sono stati spesso frequenti, indubbiamente ci si doveva interrogare a fondo, sul perché si è continuato così a lungo, a dormire tranquilli in case costruite negli alvei e negli impluvi. Quel diluvio di pietre e fango che ha travolto tutto, forse si sarebbe potuto evitare con la messa in sicurezza e la stabilizzazione dei versanti, con quei 3milioni stanziati ma in attesa da 12 anni: solo 50mila euro pare siano stati spesi in consulenze e rilievi geologici ma nulla per la riqualificazione degli alvei…
Seppur il 49% del territorio isolano è risultato a pericolosità “elevata e molto elevata”, sono oltre 13mila, i residenti nelle aree a maggiore pericolosità, e non si può proprio negare, la grave responsabilità delle pubbliche amministrazioni, per non aver vigilato adeguatamente sul fenomeno “abusivismo”: 27mila domande di condono edilizio dal 1985, e molte per case ubicate sui crinali della montagna franosa, lungo percorsi di scolo delle acque, e solo 30 demolizioni dal 1995.
Una delle risposte è forse che Ischia, con i suoi 60.000 abitanti, terza isola più popolosa dopo Sicilia e Sardegna, conta la presenza di ben sei Comuni, e quindi sei sindaci, decine di assessori ed un’ottantina di consiglieri, con un conseguente indebolimento delle politiche del territorio, in cui ogni comune dovrebbe decidere quali sono le priorità anche in merito al dissesto idrogeologico.
Pur essendo un unicum con la sua fascia costiera, la struttura del Monte Epomeo e le pendici della Falanga, amministrativamente è invece divisa in parti, che non parlano granché tra loro!

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