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Frana, no all’archiviazione: udienza il 17 novembre

La tragedia di Casamicciola torna davanti al Giudice per le indagini preliminari. Dopo la seconda richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Napoli, i familiari di quattro delle dodici vittime insistono perché si arrivi a un processo. Il GIP ha ritenuto ammissibili le opposizioni e ha fissato l'udienza camerale, quando si deciderà il futuro dell'inchiesta sulla tragedia del 26 novembre 2022

La tragedia del 26 novembre 2022, che a Casamicciola Terme provocò dodici vittime e sconvolse l’intera isola d’Ischia, torna al centro dell’attenzione della magistratura. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Rosaria Dello Stritto, ha infatti fissato per il prossimo 17 novembre, alle ore 9, l’udienza in camera di consiglio chiamata a discutere le opposizioni presentate contro la seconda richiesta di archiviazione formulata dalla Procura partenopea. Una decisione che rappresenta un passaggio processuale di assoluto rilievo, perché mantiene aperto il confronto giudiziario su una delle vicende più drammatiche della storia recente dell’isola. Il decreto del GIP arriva dopo aver ritenuto tempestive e ammissibili le opposizioni depositate dalle persone offese, rinviando ogni valutazione all’udienza camerale di novembre. Sarà in quella sede che il giudice dovrà decidere se accogliere la richiesta di archiviazione avanzata dai pubblici ministeri Mario Canale e Stella Castaldo oppure se disporre ulteriori approfondimenti investigativi o addirittura ordinare alla Procura la formulazione dell’imputazione nei confronti degli indagati.

Il procedimento riguarda quattordici persone che, a vario titolo, hanno ricoperto incarichi istituzionali e tecnici nel corso degli anni. Si tratta degli ex sindaci Arnaldo Ferrandino, Giovan Battista Castagna, Rosanna Gamera, Stanislao Senese, Riccardo Feola, Ciro Liguori, Gaetano Grasso, Antonio Piro, Antonio Ciarleglio, Raffaello Russo, Vincenzo D’Andrea, Agnese Cianciarelli, Michele Maria Baldino e Maria Grazia Formisano. tutti iscritti nel registro degli indagati per le ipotesi di omicidio colposo e disastro colposo in relazione alla frana del 26 novembre 2022. A chiedere che l’inchiesta non venga definitivamente chiusa sono i familiari delle dodici vittime. Nell’opposizione depositata contro la richiesta di archiviazione, gli avvocati difensori sostengono che le indagini suppletive disposte dal precedente GIP dopo il rigetto della prima richiesta non avrebbero realmente colmato le lacune evidenziate dal giudice e che, anzi, la Procura avrebbe nuovamente concentrato gran parte delle proprie argomentazioni sulla presunta imprevedibilità dell’evento, affrontando questioni di merito che, secondo i familiari, avrebbero dovuto essere valutate nell’eventuale fase processuale. Uno dei cardini dell’opposizione riguarda proprio il tema della prevedibilità della frana. Secondo i parenti delle vittime, le conclusioni della Procura si fonderebbero su dati pluviometrici raccolti da stazioni meteorologiche ubicate fuori dal territorio di Casamicciola, come Forio, Ischia Porto, Monte Epomeo e Piano Liguori. Una circostanza che, a loro giudizio, non consentirebbe di affermare con certezza che le precipitazioni registrate sul vallone Celario fossero realmente eccezionali. Da qui la convinzione che l’eccezionalità dell’evento non possa essere considerata un dato scientificamente dimostrato, ma soltanto un’ipotesi ricavata da misurazioni indirette. La stessa contestazione investe il tema dei tempi di allertamento. L’opposizione evidenzia come l’assenza di una rete pluviometrica installata direttamente nel territorio di Casamicciola rappresenti non una circostanza favorevole agli indagati, bensì una delle omissioni contestate nel procedimento. Se il Comune fosse stato dotato di un sistema di monitoraggio locale, sostengono i familiari, il superamento delle soglie di rischio avrebbe potuto essere rilevato con maggiore anticipo, consentendo l’attivazione delle procedure di emergenza e l’eventuale evacuazione delle aree maggiormente esposte.

Ampio spazio viene dedicato anche al Piano comunale di Protezione civile, che secondo la difesa avrebbe dovuto essere aggiornato già dal 2012 e predisporre scenari di rischio, procedure operative, percorsi di fuga, aree di attesa e modalità di allertamento della popolazione. Nell’opposizione si ricorda che il piano è stato aggiornato soltanto nel luglio 2024, quasi due anni dopo la tragedia, e che nel corso del decennio precedente sarebbero rimasti inutilizzati finanziamenti regionali destinati proprio alla mitigazione del rischio idrogeologico. A ciò si aggiungono le criticità già segnalate negli anni sul versante del Celario e i precedenti eventi franosi verificatisi nel 1910, nel 2009 e nel 2018, elementi che, secondo la difesa, avrebbero dovuto indurre gli amministratori ad adottare misure di prevenzione più incisive. I legali contestano inoltre la tesi della Procura secondo cui le norme sulla Protezione civile avrebbero carattere meramente organizzativo e non costituirebbero regole cautelari idonee a fondare responsabilità penali. Al contrario, richiama il Codice della Protezione civile, sostenendo che gli obblighi posti a carico del sindaco e della struttura comunale siano concreti e operativi e riguardino proprio la previsione, il monitoraggio, l’allertamento e la gestione delle emergenze. A sostegno della propria ricostruzione viene ricordata anche la vicenda giudiziaria seguita alla frana del 2009, nella quale il Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia, aveva ritenuto rilevante, sotto il profilo penale, la mancata adozione del Piano comunale di Protezione civile.

Tra le richieste avanzate dai familiari figurano anche ulteriori attività investigative: l’acquisizione completa delle comunicazioni intercorse nella notte della tragedia tra Prefettura, Sala Operativa Regionale Unificata, Comune e altri enti coinvolti nell’allertamento, la documentazione relativa al sistema di monitoraggio pluviometrico, la nomina di un collegio tecnico multidisciplinare e nuovi approfondimenti sulle opere di mitigazione del rischio mai realizzate, oltre all’estensione degli accertamenti anche nei confronti della Regione Campania e degli altri enti sovraordinati competenti in materia di difesa del suolo. Il 17 novembre sarà dunque una data decisiva. In quella sede il GIP dovrà stabilire se condividere la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura oppure se accogliere, in tutto o in parte, le ragioni delle persone offese, mantenendo aperta un’inchiesta che continua a interrogare istituzioni, cittadini e familiari delle dodici vittime di una delle pagine più dolorose della storia recente di Casamicciola.

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