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Francesco d’Assisi, l’uomo del Vangelo

DI DON VINCENZO AVALLONE

“Per questo grande mistico, la religione non era una dottrina, ma un fatto di cuore” (G.K. Chesterton). “Le odorose parole di Cristo”: così S. Francesco chiamava le parole del Vangelo.Ma per sentirne il profumo bisogna poggiare l’orecchio sul Cuore di Cristo.Sì, bisogna conoscerle e studiarle, etimologicamente, nella lingua in cui furono scritte – l’aramaico – ma,coradcorloquitur (è il cuore che parla al cuore). S. Francesco poi voleva che la Parola di Dio fosse predicata sineglossa, senza aggiungerci niente di diverso; lui diffidava dei predicatori troppo dotti, i quali si servono del Vangelo per fare filosofia,sociologia e magari psicologia: perciò quando autorizzòfrate Antonio – uomo di grandissima dottrina – ad insegnare teologia all’Università di Bologna, gli mise questa clausola:“purché la tua scienza non sia contro la devozione”.I temi perciò delle prediche di S. Francesco erano puro Vangelo:“Temete e onorate Dio. Fate penitenza pensando che presto morirete. Date e vi sarà dato. Perdonate e vi sarà perdonato. Confessate tutti i vostri peccati, etc. etc.”Le sue prediche quindi erano senza fronzoli, lui non era il predicatore che si preparava per fare un bell’effetto sul pubblico, ma colui che diceva ciò che gli dettava il cuore: a poco a poco si riscaldava, si trasfigurava e la sua predica,a seconda dell’argomento, terminava o con un pianto dirotto o con un canto armonioso.E quando saliva sul pulpito, salutava la gente con le parole “il Signore vi dia la pace”, che non era un saluto convenzionale ma la ragione ultima delle sue prediche. E il bisogno di pace era allora profondamente sentito, nelle lotte fra Comuni e Comuni, fra città e campagne, fra signori dotti dell’una e dell’altra classe sociale: pacificare gli uomini con Dio, pacificarli con sé stessi mediante il perdono e la grazia, pacificarli con i fratelli:ecco qual era il bisogno di quel tempo e di ogni tempo.E la gente provava un senso profondo di sollievo e di speranza.

 

Post scriptum

Il sottoscritto è un appassionato della figura di S. Francesco e possiede perciò tante Vite di S. Francesco, antiche e moderne (è infinito il raggio di azione di questo Santo, sempre attuale!).Ma c’è un libro – originalissimo – che voglio presentarvi a conclusione di questo mio scritto: Il cantico delle creature di Eloi Leclerc, edito daSEI Torino 1972. Ecco cosa dice il grande Paul Ricoeur (filosofo francese nato nel 1913) riguardo al tema di questo libro:“Le realtà cosmiche (sole, luna, stelle, aria, acqua, fuoco, sora nostra madre terra, fiori, frutti e anche sorella morte) evocate nel Cantico delle Creature sono anche simbolo dell’universo interiore di S. Francesco.Il senso pieno di questo cantico è quindi di ricercarlo nella relazione che connette intimamente cosmo e psiche: manifestare il sacro sul cosmo e manifestarlo nella psiche è la stessa cosa. Cosmo e psiche sono i due poli della medesima espressività: io mi esprimo esprimendo il mondo, esprimo la mia propria sacralità decifrando quella del mondo”(Paul Ricoeur, Finitudine e colpa, Il Mulino 1970).

L’originalità di questo saggio consiste nel presentare per la prima volta una interpretazione del Cantico delle creature seguendo il metodo di analisi poetica di Gaston Bachelard e l’ermeneutica di Paul Ricoeur. EloiLeclercpropone una suggestiva lettura della celebre opera di S. Francesco vista nella sua dimensione poetica e religiosa, ma anche considerata nei significati più reconditi dei suoi simboli. Il simbolo riunisce in sé tutto ciò che vi è di profondo ed essenziale,il conscio e l’inconscio, il sociale e il cosmico, il religioso e il divino. Utilizzando su una linea di ricerca moderna studiosi come Eliade, filosofi e psicologi come Nietzsche, Jung e Max Scheler, insieme a poeti come Novalis e Rilke, l’autore – attraverso un linguaggio di una limpidezza trasparente e un’estrema sottigliezza di pensiero – recupera una visione multidimensionale, di cui il razionalismo aveva perso il senso. I vocaboli del celebre Cantico, il sole, la luna e le stelle, l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra, l’amore, la morte e i fiori, con tutte le metafore adoperate da S. Francesco per cerebrali, sono studiate alla luce della sua vita, delle sue esperienze umane e mistiche, dei suoi sogni e dei suoi Fioretti.

  1. Lippert Bontè Parigi 1946 nota ancora:“Ci deve essere in S. Francesco qualcosa che appartiene a tutto il mondo, che seduce e commuove tutti: lo splendore dell’uomo e la tragedia dell’uomo debbono aver trovato in lui un interprete privilegiato”

 

 

 

 

 

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