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Francesco Mennella e quel tempio del lusso che “parla” ischitano

Ischitano doc, 52 anni, è attualmente general manager presso Anantara Palazzo Naiadi a Roma, un cinque stelle lusso fiore all’occhiello non solo della capitale. Una carriera ed una favola partita dall’isola verde e costellata di successi. Emozioni, sensazioni, obiettivi e l’amore per la propria terra raccontati in una inedita intervista a Il Golfo

Approcciarsi al settore alberghiero e dell’ospitalità da ragazzo, scoprendo di essere portato per una professione davvero molto complessa, difficile e faticosa. E, partendo dalla propria terra di origine, costruire pian piano una straordinaria carriera, che poi diventa quasi una favola. O, se preferite, una storia, tutta da raccontare. Quella di Francesco Mennella, 52 anni, attualmente general manager presso Anantara Palazzo Naiadi a Roma, una struttura ricettiva che rappresenta un vero e proprio tempo del lusso. Un traguardo raggiunto attraverso una serie di tappe altrettanto prestigiose che nel tempo hanno dapprima formato e successivamente arricchito Francesco, che si racconta in questa lunga intervista a Il Golfo. Nella quale non nasconde il suo amore per l’isola ed anche il suo dispiacere su come turisticamente quella che ritiene una perla non riesca a proporsi nel mercato turistico in ben altra maniera.

Il ruolo che attualmente ricopre nella capitale è di grande prestigio. Ci spiega cosa rappresenta per lei dal punto di vista professionale?

«Per me questo non vuole certo essere un punto di arrivo, quanto piuttosto una tappa importante e significativa della mia vita professionale perché dopo varie esperienze all’estero avevo voglia di confrontarmi con una metropoli e per me Roma era una meta ambita. La Capitale è una città davvero straordinaria perché al suo interno vi sono molteplici realtà e attività che fanno al caso mio. È una metropoli cosmopolita e assai interessante dal punto di vista del turismo, della cultura, degli eventi, del business e dei congressi. Roma è una città completa per quello che volevo fare io».

Dal punto di vista personale che cosa hanno rappresentato le tappe della sua carriera?

«Per ripercorrere il mio passato devo partire da lontano, quando ero ancora a Ischia. Ho iniziato in compagnia di altre persone in quello che una volta era il Jolly Hotel delle Terme di Ischia, e se sono arrivato al punto in cui sono oggi lo devo a tanti isolani. Prima di Ischia, a onor del vero, avevo fatto delle esperienze negli Stati Uniti per prendere dimestichezza con la lingua inglese e per approcciare al mondo del Food and Beverage, aspetti fondamentali nel settore. Subito dopo fui scelto per due anni dalla compagnia Jolly Hotels per un progetto pilota come assistente di direzione con il compito di passare per i vari reparti delle strutture. Successivamente sono stato assunto a Roma come capo ricevimento in un albergo molto complesso, mentre a soli trent’anni è arrivata la mia prima direzione in un hotel di Siena e lì ho vissuto per ben cinque anni. Conclusa l’esperienza in Toscana, ho accettato la sfida di andare in Germania a Colonia dove ho diretto un bellissimo albergo, sia come general manager che come procuratore della società alberghiera tedesca. Da lì mi sono esteso a Berlino, dovendo coprire per circa due mesi l’assenza di un collega. Solo dopo queste esperienze all’estero è arrivata la seconda chiamata in Italia perché c’era la voglia di espansione a Roma. E così ho lavorato nella Capitale nel famoso NH Collection Roma Centro, poi come responsabile city manager degli alberghi su Roma per circa un anno e dopo ancora all’NH Collection Roma Vittorio Veneto. Adesso c’è questa stupenda occasione di un albergo a 5 stelle Lusso che rappresenta per me una tappa fondamentale per quello che avevo in mente di realizzare».

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«Per me questa è una tappa importante, non un punto di arrivo. Dopo varie esperienze all’estero volevo confrontarmi con una metropoli e per me Roma era una meta ambita. È una metropoli cosmopolita e interessante dal punto di vista del turismo, della cultura, degli eventi, del business e dei congressi»

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Nella professione che svolge ci sono stati dei maestri o dei punti di riferimento che l’hanno ispirata?

«Nella mia vita ho sempre avuto dei maestri da cui ho imparato tantissimo. Ci tengo a ringraziare Eddi Buccelli, ovvero il portiere di notte quando ero a Ischia e poi un ringraziamento speciale va a Rossella D’Alterio da cui ho appreso la giusta metodologia di lavoro. A loro due voglio un ben dell’anima perché hanno contribuito enormemente a formarmi. Successivamente ho avuto altri punti di riferimento come Giovanni Cervera che è stato il mio direttore quando io ancora ricoprivo il ruolo di capo ricevimento».

«Ricordo con piacere il periodo in cui abbiamo ospitato le riprese del film su Gucci con Lady Gaga come protagonista: una persona semplice e attenta ai dettagli nel lavoro con cui abbiamo instaurato un rapporto amicale. Ma nel corso di questi anni ho avuto l’onore di stringere la mano di diversi Capi di Stato come il presidente del Congo e quello del Canada»

Ha sicuramente incontrato tanti personaggi famosi nel corso degli anni. In questo senso ha qualche aneddoto che le è rimasto particolarmente impresso e che le va di raccontarci?

«Indubbiamente uno degli aneddoti più importanti è legato al periodo in cui di recente abbiamo ospitato le riprese del film su Gucci con Lady Gaga come protagonista. Di lei mi ha colpito la sua semplicità nelle attività che svolge quotidianamente e la metodicità con cui lavora. Era sempre molto attenta a ogni dettaglio di scena e questo è stato un altro aspetto che mi ha colpito non poco. Grazie a questa opportunità, abbiamo instaurato un bellissimo rapporto amicale con Lady Gaga e di questo ne vado molto contento. Voglio rendervi partecipi del fatto che nel corso di tutti questi anni ho avuto anche l’onore e il piacere di stringere la mano di diversi Capi di Stato come il presidente del Congo e quello del Canada. Sono state occasioni importantissime per me e di questo ne sono davvero molto orgoglioso».

«Ischia dovrebbe ragionare come una grande cooperativa, andando al di là degli interessi personali. Bisognerebbe fare squadra, investire e proporre idee innovative e condivise possibilmente da tutti. Gli albergatori dell’isola, inoltre, dovrebbero capire che i veri imprenditori non devono aspettarsi nulla, o quasi nulla dalla politica»

LA SCHEDA

Un percorso professionale costellato di successi

Francesco Mennella, 52 anni, da ottobre 2021 è General Manager presso Anantara Palazzo Naiadi Rome Hotel (5 stelle lusso) Roma. Precedentemente ha ricoperto i seguenti ruoli ed incarichi:

  • General Manager – NH Collection Vittorio Veneto (4*Superior) Roma – 6 anni
  • General Manager – NH Collection Roma Centro (4* Superior) Roma – 8 anni
  • General Manager & City Manager NH Hotel Group Roma – 1 anno
  • General Manager e Procuratore della Società Jolly Hotels Deutschland Gmbh

NH Collection KoelnMediapark (4* Superior) Colonia – Germania 3 anni

  • General Manager – Jolly Hotel Excelsior (4*) Siena – 5 anni

Nel suo lungo curriculum figurano anche altre esperienze a Milano, Torino, Napoli ed Ischia. Dal 2010 al 2014 è stato presidente dell’Associazione Direttori D’Albergo della Regione Lazio.

Il Covid quanto ha danneggiato il turismo e quanto tempo servirà prima che la macchina si possa rimettere in moto a livello planetario?

«Il mercato è stato duramente colpito in questo periodo pandemico e, ad essere sinceri, c’era da aspettarsi una crisi su scala mondiale. La flessione che abbiamo avuto nel 2020 è stata del 90%, mentre nel 2021 il fatturato è calato tra il 60% e il 70% e penso che siano numeri molto forti. Tuttavia penso che la pandemia sia stata una specie di filtro darwiniano perché le società e le strutture che si sono sapute adeguare sono andate avanti nonostante le difficoltà a differenza di molte altre che hanno chiuso. Alcune di queste hanno dovuto alzare bandiera bianca sicuramente per colpa del Covid, altre invece perché erano impreparate a gestire il momento pandemico e non avevano adeguatamente seminato in passato. Per quanto riguarda la ripresa posso dire che per il primo semestre del 2022 le statistiche vedono dei flussi molto bassi. A partire da maggio in poi, invece, avremo una nettissima ripresa fino all’autunno anche perché dovrebbe esserci il ritorno di due grosse fette di mercato, ovvero il turismo americano e arabo. Dall’autunno in poi è un’incognita perché non abbiamo notizie sufficienti circa la situazione sanitaria in cui ci troveremo. Se la vaccinazione continuerà a fare il suo corso e se ci saranno delle azioni di prevenzione, allora potremo affrontare l’inverno 2022-2023 con maggiore tranquillità, altrimenti la situazione potrebbe complicarsi».

«Da piccolo volevo fare il vigile del fuoco, da giovane mi appassionai a giornalismo locale e politica. Mi piaceva molto la vita sociale e tutto quello che aveva a che fare con il bene della mia terra. Mi sono reso conto di voler lavorare in questo mondo quando da diciottenne andai a prestare servizio nella riviera adriatica nell’albergo di mio zio»

Ischia è una delle località più belle ed ambite del mondo, ma negli ultimi decenni si è dirottata verso un turismo di massa. A suo avviso c’è qualcosa di sbagliato in questo oppure siamo noi che abbiamo una visione stravolta del fenomeno? Qual è il suo punto di vista a riguardo?

«Non posso negarti che la mia è una risposta un po’ emotiva perché mi ritengo un ischitano doc. Ho viaggiato tanto e mi sono trasferito in varie parti del mondo, ma continuo ad amare la mia terra e le sue tradizioni. Detto questo, sono tanti i colleghi albergatori ischitani a chiedermi cosa non va sull’isola e, a dire il vero, penso che il problema principale sia l’assenza di cooperazione tra le varie strutture. Si dovrebbe ragionare come se si fosse in una grande cooperativa, andando al di là degli interessi personali. Bisognerebbe fare squadra, investire e proporre idee innovative econdivise possibilmente da tutti. Gli albergatori dell’isola, inoltre, dovrebbero capire che i veri imprenditori non devono aspettarsi nulla, o quasi nulla dalla politica e che è necessario muoversi in autonomia. A mio modo di vedere, poi, si dovrebbe puntare molto sulla formazione perché il settore alberghiero è un processo industriale a tutti gli effetti in cui contano le competenze. Dopo questi due aspetti, mi permetto di fare un critica alla politica, soprattutto quella nazionale che dovrebbe dare al turismo la giusta importanza affidando il nostro settore a persone certificate e competenti. Solo con dei profili di questo tipo si possono inseguire delle idee, dei progetti e dei piani precisi e ben strutturati. Ischia potrebbe vivere di una propria micro-economia di dieci mesi su dodici e credo che molta della ricchezza dell’isola sia profondamente sprecata».

«Il mio consiglio ai giovani? Bisogna mettere in conto che questa è una vita fatta di migrazioni e che è necessario avere un approccio genetico all’essere un po’ nomade. La passione è alla base di tutto, ma serve anche conoscere popoli, territori, nuove realtà e soprattutto le lingue che ti permettono di confrontarti con gli altri»

Quale consiglio si sente di dare ai giovani che desiderano intraprendere la professione nel complesso settore dell’ospitalità?

Lady Gaga a Roma durante le riprese di House of Gucci

«Bisogna mettere in conto che è una vita fatta di migrazioni e che è necessario avere un approccio genetico all’essere un po’ nomade. La passione, così come in tutte le professioni, è alla base di tutto, ma serve anche conoscere popoli, territori, nuove realtà e soprattutto le lingue che ti permettono di confrontarti con gli altri. In definitiva, bisogna vivere il mondo e accanto a questo è necessario avere anche doti come abnegazione, assertività e perseveranza che in questo settore hanno un ruolo cardine».

Da bambino che lavoro voleva fare e quando, invece, ha capito che la strada da seguire era quella del suo settore?

«Da piccolo volevo fare il vigile del fuoco, mentre da giovane mi sono appassionato al giornalismo locale e alla politica. Mi piaceva molto la vita sociale e tutto quello che aveva a che fare con il bene della mia terra. Mi sono reso conto di voler lavorare nel mondo delle strutture ricettive quando da diciottenne andai a prestare servizio nella riviera adriatica nell’albergo di mio zio. Lì ho capito che avevo una naturale propensione verso la gente, in me c’era la voglia di soddisfare i desideri delle persone che trascorrevano le proprie vacanze da noi. Veder sorridere i clienti per me era fonte di orgoglio. Grazie a quell’esperienza capì che questa era la mia strada».

Cosa farai da grande?

«Finché potrò cercherò di rendere felici le persone che vengono da noi e, allo stesso tempo, offrire loro delle vere e proprie esperienze di vita. Oggi non c’è più il concetto di soggiorno, bensì quello di creare un qualcosa che possa estasiare i nostri clienti, regalando loro un sogno estemporaneo».

«Cosa farò da grande? Finché potrò cercherò di rendere felici le persone che vengono da noi e, allo stesso tempo, offrire loro delle vere e proprie esperienze di vita. Oggi non c’è più il concetto di soggiorno, bensì quello di creare un qualcosa che possa estasiare i nostri clienti, regalando loro un sogno estemporaneo»

Cosa ti manca di più dell’isola?

«Senza ombra di dubbio mi mancano gli amici e ritrovare le cose semplici che appartengono a me e alla mia gioventù. Mi manca anche percorrere i luoghi che ho sempre frequentato finché sono stato a Ischia. Quando ritorno sulla mia isola è sempre una grande emozione perché è come se mi riappropriassi della mia infanzia».

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