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LE OPINIONI

FRANCO IACONO «Uno scontro tra poteri che andò oltre l’ordinario»

«Ritengo che Tangentopoli sia stato un grande scontro tra poteri, senza regole, con un’applicazione molto straordinaria di leggi ordinarie. Sul piano politico-sociologico è stato detto tutto, dal finanziamento pubblico ai partiti alle distorsioni individuali, in cui è indubbio che vi fossero aspetti patologici: i partiti erano divisi in correnti, ciascuna delle quali aveva bisogno di un finanziamento. Invece il Partito Comunista, che era comunque coinvolto, ebbe meno problemi perché il “centralismo democratico” evitava il problema delle correnti e delle preferenze, oltre a un sistema “legalizzato” di finanziamento tramite gli appalti alle cooperative.

All’epoca molte delle personalità politiche a me vicine, furono colpite da inchieste, per poi essere tutti pienamente assolti, da Giosi Gaudioso a Gigiotto Rispoli a Lorenzo Mennella: Tangentopoli ha letteralmente distrutto la democrazia dei partiti, dalle cosiddette prime linee alle linee intermedie.

E le tante assoluzioni ben poco hanno potuto rimediare, visti i danni irreparabili prodotti alle vite e alle carriere. Io subii quattordici processi, con tredici complete assoluzioni, “perché il fatto non sussiste”, e una prescrizione. Ricordo che le notizie sull’evoluzione delle inchieste le apprendevo la mattina dal giornale-radio, col lungo elenco degli avvisi di garanzia: una prassi del tutto illegale ma verso cui nessuno ritenne mai di dover intervenire. I mandati di cattura venivano eseguiti a beneficio delle telecamere: una lunga serie di crudeltà gratuite, che si aggiungevano agli anni di processi e udienze.

Tangentopoli fu irresponsabilmente cavalcata dal Partito Comunista che scelse la via giudiziaria alla politica, anziché quella democratica: il risultato di questa strategia fu che, distruggendo la democrazia dei partiti, la politica è finita e hanno vinto gli uomini-mercato, come Berlusconi e come Prodi (uomo delle aziende di Stato). Oggi siamo arrivati al mercato individuale, visto l’enorme fenomeno del trasformismo parlamentare.

Riguardo i motivi di questo scontro di poteri proprio in quel momento storico, molti hanno dato varie chiavi di lettura, compresa la presunta rivalsa americana per i fatti di Sigonella. Io ricordo il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati nel 1987: fu un trionfo dei “sì”, ma nell’euforia della vittoria i partiti non pensarono a realizzare delle leggi che stabilissero la divisione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, che andava fatta proprio nel momento del massimo consenso. Non fu così, e dopo qualche anni i pubblici ministeri divennero gli “eroi” di Tangentopoli. La riforma della giustizia, e i correttivi alle storture del sistema, non venne più realizzata, e i processi divennero “di piazza”. Al Parlamento Europeo il 21 giugno 1993 intervenni contro un orientamento siglato da un accordo tra Pse, Ppe e liberali secondo cui a ogni avviso di garanzia sarebbe dovuta seguire automaticamente l’autorizzazione a procedere: un’aberrazione in termini di civiltà giuridica, dal momento che nell’ordinamento penale le responsabilità sono individuali e personali».

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