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BARANOPOLI, così parlò Giosi Gaudioso

DI FRANCESCO FERRANDINO

BARANO D’ISCHIA. Il terremoto giudiziario di questi giorni ha convogliato l’attenzione, anche mediatica, verso Barano. Nessuno conosce il comune dei Maronti come il Professor Giuseppe Gaudioso, familiarmente detto Giosi, che ha ricoperto la carica di Sindaco del paese a più riprese, per ben venti anni complessivi. La prima volta, dal luglio ’72 al luglio ’75. Successivamente, fu rieletto primo cittadino nel 1980,  riconfermato ininterrottamente fino al 1988. Dopo quasi un decennio, il Professore tornò alla guida di Barano nel 1998 per restarvi altri nove anni di seguito, fino al 2007, quando concluse la sua lunga esperienza amministrativa. Circa i recentissimi avvenimenti, abbiamo rivolto alcune domande a quello che per molti cittadini baranesi resta “il sindaco” per antonomasia.

Professor Gaudioso, qual è la sua opinione sull’inchiesta in corso che ha portato, tra l’altro, all’arresto di Antonio Stanziola?

«Ho saputo delle accuse rivolte a Stanziola. Bisognerà vedere quanto siano fondate. Certo non è piacevole ascoltare certe notizie e soprattutto certe accuse, ma purtroppo è accaduto. Comunque, personalmente penso che la faccenda sia stata ingigantita rispetto alle sue reali dimensioni. Da quanto ho potuto capire, mi sembra che le cifre che si presume siano state acquisite indebitamente, siano di entità piuttosto bassi. Insomma, credo che i fatti siano stati molto “montati” dalla stampa e dai media isolani, a dispetto di quelli nazionale, che dopo una fugace attenzione mi sembra si siano poi disinteressati di quello che mi pare un avvenimento eminentemente locale».

Lei conosce bene Antonio Stanziola: ritiene che meritasse la misura cautelare del carcere, a fronte dei reati di cui è accusato?

«Guardi, purtroppo per alcune fattispecie di reato, la legge prevede tale misura, per cui le opinioni lasciano il tempo che trovano. Ricordo comunque che quando alcune voci cominciavano a circolare su eventuali indagini, lui ha sempre negato in modo deciso qualunque coinvolgimento in storie del genere, attribuendo tali voci alle malignità di certa gente, in particolare a qualcuno che aveva motivi di contrasto o di rancore verso di lui».

L’ex responsabile dell’UTC è accusato di numerosi illeciti nella gestione di fiere, mercati e manifestazioni, con un “modus operandi” che coinvolgeva anche la “Testaccio Grandi Eventi”, che le indagini indicano come una struttura creata appositamente per aggirare le norme fiscali e amministrative:

«Quelle iniziative le aveva volute  lui stesso, Antonio Stanziola, e tutto sommato sembravano iniziative meritorie. Se non ci fossero state successivamente queste deformazioni illecite (ripeto, sempre se vi siano davvero state), si sarebbe potuto dire che il progetto era positivo, oltre che riuscito. Tra l’altro, in quell’associazione di Testaccio operavano persone che davvero ci hanno creduto, che dedicavano gratuitamente molto del loro tempo libero a raccogliere somme da devolvere in opere benefiche, a favore della parrocchia locale. Molte di queste persone sono sicuramente oneste ed hanno agito in buona fede, non hanno commesso nessuna malversazione. Di questo sono assolutamente convinto».

Tra gli altri personaggi toccati dall’inchiesta, vi è anche l’avvocato e neo consigliere regionale Maria Di Scala, a cui è stato prescritto l’obbligo di dimora per un suo presunto ruolo in una vicenda di abusi edilizi e di speculazione sulla vendita dell’Hotel Casa Bianca:

«Sì, ho letto. Si dovrebbe conoscere a fondo l’accaduto, i fatti contestati e l’impianto accusatorio. Se corrispondesse al vero questo tentativo volto a provocare un ribasso del prezzo di vendita per far acquistare l’immobile a condizioni più vantaggiose in favore di uno degli indagati, Stanziola o lo stesso Piro, per me questa costituirebbe un’accusa molto più seria e più grave di quella riguardante le presunte malversazioni compiute dallo stesso Stanziola nella gestione di fiere e mercati. Ma personalmente, aspettando gli sviluppi e il lavoro della magistratura, dico che nutro molti dubbi sul fatto che una professionista come la Di Scala sia stata parte attiva di un tale disegno illecito. Davvero forti dubbi. Vedremo».

L’inchiesta ha sfiorato anche il sindaco Paolino Buono, e il comandante dei Vigili Ottavio Di Meglio:

«Beh, secondo me il sindaco riveste davvero un ruolo del tutto involontario e marginale nella vicenda. Non vedo responsabilità nel suo comportamento in rapporto ai fatti oggetto d’indagine. Avrà avuto forse la “colpa” di non aver “tenuto il conto” delle bancarelle che partecipavano alle iniziative organizzate al Testaccio, insomma cose da poco o nulla, ma credo proprio che Paolino Buono, come anche Ottavio  Di Meglio, non c’entrino assolutamente con la storia delle presunte tangenti. Da quel che ho potuto capire, l’inchiesta sostanzialmente si concentra su Stanziola, e sulla sua superficialità. È stato forse troppo approssimativo nel gestire certe attività».

Professor Gaudioso, vista la sua grande esperienza, a fronte di queste recenti vicende, come giudica il cambiamento della politica rispetto a quella di un tempo, oltre che di certe malversazioni che sembrano invece costituire una costante nella gestione della cosa pubblica?

«All’epoca, nei primi anni ’90, la vera Tangentopoli mirava a colpire i partiti, gli uomini di partito. Anche io ebbi alcuni guai giudiziari per delle stupidaggini che commisi. Va anche detto che vi fu un uso politico della giustizia. Tuttavia, a quei tempi, diciamo tra gli anni ’80 e gli inizi ’90, esisteva una corruzione enormemente diffusa anche a livello amministrativo, dall’ultimo degli impiegati al più importante dei dirigenti di ogni ente. Eppure, quelli che furono effettivamente puniti furono soltanto i politici. È questo il punto: negli anni ’80 la corruzione era anche più forte di quella di oggi, ma lo era soprattutto nell’ambiente “amministrativo”, ad ogni livello, ma meno nella politica vera e propria. È vero che molti esponenti politici intascavano ingenti somme, ma lo facevano principalmente per finanziare il partito di appartenenza, perché all’epoca, anche se purtroppo era sbagliato, era quello il metodo di finanziamento dei partiti. Eppure, nel momento topico, durante la vera Tangentopoli, soltanto i politici furono duramente colpiti e perseguiti, mentre coloro che invece avevano accumulato fortune davvero ingentissime, rimasero tranquillamente impuniti, nell’ombra, imboscati nelle amministrazioni o comunque nell’ambiente extrapolitico, fuori da ogni controllo. Alcuni funzionari, anche solo provinciali, avevano accumulato una enorme quantità di beni, cosa assolutamente impossibile da realizzare con il solo stipendio che percepivano. Io, col mio stipendio, non ho mai comprato  barche lussuose, ville, automobili costosissime, come invece facevano certuni funzionari, che abusavano dei loro poteri per ottenere grosse somme in nero rendendo favori in cambio, come ad esempio “velocizzare” o facilitare certe pratiche. In quei decenni c’era una rete di corruttela estesa in modo capillare».

Quindi, secondo Lei, i fatti di Barano di questi giorni, restituiscono un panorama, anche sotto il punto di vista del malaffare, non paragonabile con quello di oltre venti anni fa:

«Certo. Al confronto, quelle riscontrate a Barano sono cose infime, davvero di poco conto. Ripeto, mi sembra più grave l’altra accusa mossa allo Stanziola, quella secondo cui, in concorso con Piro e Di Scala, sarebbe stato attuato un presunto tentativo di acquisto dell’Hotel “Casa Bianca” mediante l’emissione di un’ordinanza di demolizione, rispetto alle presunte tangenti consistenti in poche centinaia di euro o addirittura in modeste quantità di pane e di frutta che lo stesso Stanziola avrebbe preteso durante le fiere, che riguardavano essenzialmente quelle iniziative svolte negli stessi spazi dell’ “Octoberfest” del Testaccio. Comunque, prima di esprimere giudizi troppo articolati, direi di aspettare il lavoro della magistratura, sperando che tutti possano chiarire le proprie posizioni».

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