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Free Market, il pm alla ricerca del “metodo Stanziola”

Si è svolta ieri mattina, dinanzi il collegio b della prima sezione  penale del Tribunale di Napoli, la nuova udienza per il processo originato dall’inchiesta Free Market. La seduta è stata interamente dedicata all’ascolto di testimoni legati al ramo “testaccese” del processo, cioè a quella parte delle indagini riguardante l’attività dei mercati comunali nel territorio di Barano che si svolgevano settimanalmente a Fiaiano e al Testaccio. Mercati che secondo l’accusa vedevano come “dominus” quasi incontrastato il tenente della Polizia Municipale, Antonio Stanziola (ieri presente in aula insieme al comandante dello stesso Corpo, Ottavio Di Meglio: entrambi sono fra i tredici imputati). Il primo teste ad essere ascoltato è stato il maresciallo dei Vigili Urbani Antonio Buono. Il pubblico ministero Giuseppina Loreto ha subito iniziato la serie di domande dirette a  ricostruire le mansioni del maresciallo e  il ruolo che svolgeva Stanziola, in particolare al mercoledì mattina e al venerdì sera, momenti in cui si tenevano i mercatini nelle due frazioni baranesi. Il compito del maresciallo Buono era quello di vigilare sulla viabilità, mansione a cui veniva assegnato dai suoi superiori: oltre a Stanziola, in altri periodi era Ottavio Di Meglio a coordinare il servizio. I dati emergevano da una serie di registri dei turni di vigilanza che il pubblico ministero ha sottoposto, parte in copia e parte in originale, al testimone, il quale ha riconosciuto le firme dei suoi superiori.  Uno dei punti principali su cui ha battuto il pm era quello dei controlli nei mercati: chi li svolgeva? Buono ha più volte sostenuto di essersi occupato soltanto della viabilità. Il pm ha quindi mostrato al maresciallo una circolare interna, con le disposizioni di servizio, ma il vigile non l’ha riconosciuta, cosa che ha indispettito per la prima volta il pm Loreto (apparsa ancor più rigorosa e severa del solito). In sostanza, il teste ha spiegato che era Stanziola a occuparsi dei controlli all’interno dei mercati.

La pubblica accusa ha poi voluto approfondire i rapporti tra il tenente e Ottavio Di Meglio: secondo il maresciallo Buono erano rapporti “di lavoro”. Il teste non ha poi saputo dire chi fosse a stabilire l’assegnazione degli spazi ai venditori ambulanti, ribadendo di essersi sempre occupato della viabilità insieme ad altri due colleghi, ma senza mai procedere alla verifica dei pagamenti dei commercianti. Buono ha anche detto di non avere mai saputo che nell’organizzazione dei mercati baranesi vi era coinvolta un’associazione (la “Testaccio Grandi Eventi”).  Successivamente l’attenzione del pm si è concentrata su due note risalenti al 30 e 31 dicembre del 2013: la prima costituiva la risposta del comandante Ottavio Di Meglio a una richiesta dei Carabinieri, che già indagavano sull’organizzazione dei mercati e volevano capire come si procedeva in tali operazioni. La seconda nota, firmata da tre vigili, compreso il teste, costituiva a sua volta la replica all’invito dell’Arma a fornire informazioni. Il teste non ha riconosciuto il secondo documento (mostratogli dal pm) redatto il giorno dopo quello firmato dal comandante, e ha dichiarato di non ricordare chi fossero i presenti alla riunione. L’avvocato Alfredo Sorge, difensore di Stanziola, nel controesame ha fatto rilevare che nella nota firmata dai tre vigili c’erano i nomi di altri due agenti, Marco Marna e Vincenzo Mattera, ma cancellati, come se qualcuno avesse preordinato il testo per poi farlo firmare ad altri. Anche l’avvocato Sorge si è soffermato sui rapporti tra Stanziola e Ottavio Di Meglio, e tra Stanziola e il maresciallo dei Carabinieri Bonavoglia, ma il Buono ha detto di non ricordare l’esistenza di screzi tra le persone in questione, così come ha confermato che i controlli ai mercati venivano effettuati soltanto da Stanziola.

Sul banco dei testimoni è poi approdato un altro componente  della polizia municipale di Barano, il maresciallo Trani. Anche in questo caso si è dipanato la stessa trafila di domande poste al Buono. Trani ha spiegato che oltre al compito di controllo della viabilità e talvolta della raccolta dei bollettini dei pagamenti versati dai commercianti ambulanti, nessuna altra mansione veniva svolta nei mercati, dove i controlli durante l’attività di vendita venivano svolti solo dal tenente Stanziola. Anche Trani ha dichiarato di non ricordare la circolare interna dell’agosto 2012, e che i compiti da svolgere venivano ordinati verbalmente. Di fronte alla famosa nota del 30 dicembre 2013, Trani inizialmente ha detto di non ricordare in quale occasione venne da lui sottoscritta, ma poi ha dichiarato di rammentare che in quel periodo si era saputo di un’indagine in corso dei Carabinieri, e alla fine ha ammesso che il contenuto di quella nota, secondo cui i vigili si occupavano della viabilità e che Stanziola sovrintendeva ai controlli dei mercati, era la pura verità. L’avvocato Sorge ha chiesto il motivo per cui alcuni agenti non firmarono il documento, e il teste, pur affermando di non ricordare il perché, ha spiegato che il testo della nota fu preparato e battuto al computer dal Comandante Ottavio Di Meglio. Tuttavia, a differenza del maresciallo Buono, il Trani ha affermato che i rapporti tra Stanziola e Ottavio Di Meglio non fossero affatto buoni, mentre ha dichiarato di non sapere quali fossero le relazioni tra il tenente e il Maresciallo Bonavoglia. Sul punto, l’avvocato Sorge ha citato alcune intercettazioni telefoniche e ambientali, ma nonostante  ciò Trani ha ribadito la sua posizione.

L’ultimo ad essere ascoltato è stato Luigi Scaletti, all’epoca venditore ambulante che partecipò ai mercati baranesi. Il teste si è spesso contraddetto ed è apparso a più riprese alquanto reticente alle domande rivoltegli dal pm e dalla difesa. In sostanza, Scaletti ha spiegato che egli si rapportava a Peppe Miranda per conoscere le modalità di pagamento per l’autorizzazione ad occupare due metri quadri col proprio stand. Pagamenti che dapprima egli versava individualmente, poi collettivamente, senza preoccuparsi di capire se la somma (i pagamenti avvenivano in contanti) arrivasse correttamente a destinazione. Il teste durante la deposizione ha cercato di far capire al collegio giudicante di non aver avuto rapporti diretti con Stanziola nel negoziare i termini della sua partecipazione ai mercati, ma con un certo Mario (Rusciano, ndr). Sono comunque emerse varie altre discrasie con i verbali di sommarie informazioni testimoniali rese all’epoca ai Carabinieri, che hanno indispettito fortemente il pm Loreto, che ha più volte ammonito Scaletti di fare attenzione a non incorrere nel reato di falsa testimonianza. La pubblica accusa ha ricordato anche l’episodio in cui Scaletti abbandonò la sua postazione nel mercato per motivi di salute riguardanti la moglie, smontando il proprio stand. Sebbene il teste cercasse di minimizzare, dicendo che Stanziola cercò di persuaderlo a rimanere, il pm ha citato dal verbale una frase del tenente rivolta a Scaletti: “Se te ne vai, tu qua non vieni più”.

Il teste ha dovuto prendere atto, pur continuando a ridimensionare l’episodio, in seguito al quale effettivamente egli non partecipò più ai mercati baranesi. Circa il ruolo dello Stanziola nello svolgimento concreto degli eventi, Scaletti ha faticosamente spiegato che il tenente effettuava una sorta di sovrintendenza, ma non ha saputo dire se Stanziola rimanesse costantemente sul posto. Terminato il laborioso esame del teste, che con ogni probabilità non ha soddisfatto il pm né il collegio presieduto dal giudice Pellecchia, quest’ultimo ha concordato con le parti la data del prossimo 6 febbraio come nuova udienza del processo, che vede implicati tredici imputati, a vario titolo ritenuti responsabili tra l’altro di più episodi di peculato, concussione, corruzione per l’esercizio della funzione, abuso d’ufficio, falsità materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico e truffa in danno del Comune di Barano. La vicenda, come alcuni ricorderanno, prese le mosse dalla denuncia di Alessandro Slama nei confronti del tenente della polizia municipale di Barano Antonio Stanziola,  denuncia che diede origine a un’indagine via via sempre più estesa, fino a coinvolgere un gran numero di personaggi della comunità baranese: Paolino Buono, Salvatore Di Costanzo, Alexandra Eugenia Di Meglio, Ottavio Di Meglio, Maria Grazia Di Scala, Ernesto Napolano, Ciro Pinelli, Raffaele Piro, Antonio Schiano, Antonio Scordo,  lo stesso Antonio Stanziola, Antonio Vuoso e Giorgio Vuoso.

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Francesco Ferrandino

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