CRONACAPRIMO PIANO

Free Market, processo ai titoli di coda

Il pm Loreto chiede una raffica di condanne, la più pesante per l’ex tenente della polizia municipale Antonio Stanziola (6 anni e 6 mesi di reclusione). Per Maria Grazia Di Scala chiesta una pena di 3 anni, assoluzione solo per Antonio Vuoso

Dopo quasi un decennio, si avvia alla conclusione il processo “Free Market”, nato da un’inchiesta che coinvolse il Comune di Barano, con diverse figure istituzionali al centro. L’indagine, condotta all’epoca dalla pm Giuseppina Loreto e dal gip Pasqualina Laviano, portò perfino all’arresto del tenente della Polizia Municipale, Antonio Stanziola, principale imputato. Le indagini si concentrarono su presunti illeciti riguardanti fiere, mercatini, l’Ufficio Edilizia e altre attività amministrative. Tra i tredici imputati spiccano ex sindaci e ufficiali comunali. Contestati reati come peculato, concussione, corruzione e falso, mentre per l’abuso d’ufficio (oggi depenalizzato) è stata chiesta l’assoluzione. Dopo nove anni e numerosi testimoni, la pm Loreto ha tenuto la sua requisitoria, puntando il dito soprattutto contro Stanziola, accusato di abuso di potere. Per lui è stata richiesta la pena più severa: 6 anni e 6 mesi. Condanne più contenute, tra 2 e 3 anni, sono state sollecitate per altri imputati, mentre per alcuni è stata chiesta la prescrizione o l’assoluzione. Nello specifico 3 anni e 6 mesi per Antonio Schiano e Antonio Scordo; 3 anni per Raffaele Piro e Maria Grazia Di Scala; 2 anni e 8 mesi per Ciro Pinelli; 3 anni e 3 mesi per Ottavio Di Meglio e Paolino Buono; 2 anni e 8 mesi per Alexandra Eugenia Di Meglio; 3 anni e 3 mesi per Giorgio Vuoso. Chiesta invece la prescrizione per Salvatore Di Costanzo ed Ernesto Napolano e l’assoluzione per Antonio Vuoso.

La parte civile, rappresentata dall’avvocato Cristiano Rossetti per il Comune di Barano, ha richiesto un risarcimento per i danni causati, concentrandosi sulle condotte di Stanziola. Al centro, episodi come la gestione del mercatino di Testaccio, in cui l’imputato avrebbe richiesto somme di denaro e utilità, tra cui la curiosa pretesa di 200 panini. Le prove includono testimonianze, intercettazioni e documenti acquisiti tramite perquisizioni. Indagini approfondite, inclusa l’installazione di microspie (poi scoperte), hanno evidenziato anche il ruolo di Stanziola nell’Ufficio tecnico comunale e nella gestione di strutture come la “Casa Bianca” ai Maronti. I fatti si svolsero prevalentemente tra il 2012 e il 2013 e sono stati oggetto di un lungo e complesso processo. Nelle prossime udienze, in programma a marzo, aprile e maggio toccherà alle arringhe degli avvocati difensori, poi sarà emessa la sentenza.

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